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Di Primio si scusa con Zeman, «ma non mi piacciono i campi nomadi»

«Bellissimo lo striscione: 'Pescaresi zingari e giostrai'»

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Di Primio si scusa con Zeman, «ma non mi piacciono i campi nomadi»

Zeman (Foto: Fabio Urbini)

CHIETI. Voleva essere una «battutaccia» (così la chiama Di Primio) ma si è trasformata in una valanga che ha travolto il primo cittadino di Chieti.

La lite a distanza con Zeman è finita su tutti i giornali nazionali, ieri all’Adriatico, dove si è disputata la partita Pescara-Brescia è spuntato fuori anche uno striscione: «meglio rom che pecorari. Vergogna» e il riferimento era ovviamente alle parole del primo cittadino di Chieti. Poi ieri nell'ambito di una intervista ad una trasmisisone radiofonica ha cercato di scusarsi ma ha scelto anche questa volta parole molto... originali.
Lo scontro tra le tifoserie del Chieti e del Pescara spesso si è trasformata in contrapposizione bassa, a tratti incivile, e la lotta per il campanile ha incitato spesso  gli animi più violenti alimentando divisioni anzichè unità. Tutto questo dovrebbe essere bandito e sanzionato pesantemente e le figure istituzionali dovrebbero dare il buon esempio... 


Di Primio aveva sostenuto che l’allenatore boemo non potesse ritirare il premio Prisco «perché è un mezzo rom». Per poco ieri non si è rischiato lo scontro istituzionale con Pescara: il sindaco Mascia ha scritto una lettera al collega con la richiesta di chiedere scusa: «si tratta sicuramente di uno “scivolone”, il «bello della diretta», e penso che come tale vada archiviato, sicuramente con delle scuse ufficiali e dovute all’uomo Zeman, ma pensando, d’ora in avanti, alla ripresa economica, culturale e civile dell’Abruzzo».

«Ho chiesto al Pescara di incontrare Zeman, vorrei essere io a premiarlo a Chieti. Vorrei che fosse anche mio ospite in città», ha detto ieri sera Di Primio al programma radiofonico La Zanzara su Radio24. «E' stata una battutaccia – ha ammesso - una straordinaria uscita infelice, gli chiedo scusa, io non so nemmeno di che etnia sia Zeman. Non era un'offesa, era riferito al fatto che allena il Pescara e ai cori di sfottò con noi di Chieti. Loro ci chiamano cafoni e noi li chiamiamo zingari. Però direi una bugia se dicessi che mi piacciono i campi nomadi...».



Poi Di Primio ha detto ancora: «quando vado allo stadio mi scateno, faccio il tifo come fanno tutti. Trovo bellissimo uno striscione di qualche tempo fa, 'Pescaresi zingari e giostrai, noi figli di Achille'».  «Si vergogni, lei è razzista», gli ha gridato il giornalista che poi ha domandato: «ci sono più ladri tra i rom o tra i politici?»
Si è poi passati a parlare del simbolo del Pescara calcio: il delfino. «C’è una battuta tra tifosi che il delfino sia uno squalo gay… non me lo sono inventato io», ha detto il primo cittadino. «E’ una di quelle battute che si fanno allo stadio. Non dico più nulla, altrimenti mi viene contro anche tutta la comunità gay».
L’allenatore del Pescara, Zeman, in conferenza stampa non aveva dato troppo peso alle parole del sindaco: «fa polemica perché è di Chieti e cerca di fare qualcosa per i chietini perché se fa polemica pensa di avere qualche voto in più. Da quello che so ignora le etnie e non capisce, non so se voleva offendere i rom o se voleva offendere me».