CRONACA & PRIVACY

Piccone in ospedale, il Comune censura e offende

Il presidente del Consiglio impedisce la pubblicazione del video

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Filippo Piccone

Filippo Piccone

CELANO. Lo strano e misterioso caso del “non mancamento” del senatore-sindaco Filippo Piccone finisce per avere una rilevanza giornalistica anche maggiore del previsto.

E la salute qui non c’entra, ma la privacy, quella, c’entra sempre.
Alle prime notizie dell’interruzione del Consiglio per un «momento di stress», come ci è stato intimato di definire l’accaduto dall’addetto stampa del Comune di Celano, PrimaDaNoi.it ha cercato di capire e sapere che cosa esattamente fosse accaduto. Non è stato semplice. Nazzario Cotturone, portavoce del Comune di Celano, ha spiegato che non era accaduto nulla di grave, che non si era trattato assolutamente di un «mancamento», che il sindaco stava meglio. In quel frangente tuttavia il sindaco Piccone era arrivato da poco in ospedale per degli accertamenti.
Dopo alcuni minuti di colloquio telefonico e alla richiesta di dettagli ulteriori sulla dinamica, Cotturone ha chiesto nuovamente chi fosse l’interlocutore ricevendo come risposta da Marirosa Barbieri che si trattava di una collaboratrice di PrimaDaNoi.it, da lì in poi, tuttavia, il tenore della telefonata è cambiato.
Il giornalista «con 40 anni di esperienza» si è lanciato in lezioni di giornalismo («se non lo sai esiste la privacy…», «se non te lo hanno insegnato te lo insegno io…»), in epiteti non lusinghieri nei confronti della sua collega («senti piccola…») oppure frasi del tipo «senti se vuoi prendermi in giro con domande a trabocchetto non mi sta bene e non le vieni a fare a me…»
Un momento non bello nel quale PrimaDaNoi.it, evidentemente non particolarmente gradito al collaboratore comunale addetto alle relazioni con la stampa, è stato accusato di fare «becero pettegolezzo» o «fantasie» e dire che in quel momento non avevamo ancora scritto una sola riga dell’accaduto: critica preveggente e preventiva.
La visita in ospedale di Piccone (ancora ricoverato per accertamenti) ha di fatto scatenato una gara che ha di fatto provato a schermare e difendere la privacy del capogruppo regionale del Pdl dai presunti «interessi morbosi» dei media arrivando però ad utilizzare metodi quantomeno originali.
Lo sa bene Angelo Venti, responsabile locale di Libera e direttore di Site.it che era presente al Consiglio comunale per riprendere la seduta.
Venti è tra i primi a dare la notizia con questo lancio: «CELANO - Piccone colto da malore durante il consiglio comunale - Sospeso e poi rinviato il consiglio comunale di Celano: il sindaco on. Filippo Piccone colto da malore. In discussione il bilancio comunale. Questa sera, su site.it il documento video del concitato consiglio».
Qualche ora dopo tuttavia dal Comune di Celano arriva un fax nel quale il presidente del Consiglio, Angela Taccone informa che «che le riprese delle sedute di Consiglio Comunale, da parte di privati, sono regolamentate dalla Privacy, di cui si riporta di seguito l’articolo corrispondente
“Art. 23 Consenso
1. Il trattamento di dati personali da parte di privati o di enti pubblici economici è ammesso solo con il consenso espresso dell’interessato.
2. Il consenso può riguardare l’intero trattamento ovvero una o più operazioni dello stesso.
3. Il consenso è validamente prestato solo se è espresso liberamente e specificamente in riferimento a un trattamento chiaramente individuato, se è documentato per iscritto, e se sono state rese all’interessato le informazioni di cui all’articolo 13.
4. Il consenso è manifestato in forma scritta quando il trattamento riguarda dati sensibili.
Pertanto non è possibile consentire la ripresa del Consiglio Comunale se non vi è il consenso degli interessati; chiunque dovesse effettuarle ne sarebbe direttamente responsabile».
Dunque poiché la ripresa non sarebbe stata autorizzata nulla può essere pubblicato.
«Ancora una volta si invoca la “legge” sulla privacy per limitare le riprese di una assise pubblica», risponde Venti da Site.it, «quale è un Consiglio comunale che è “pubblico” per definizione: consiglieri, sindaco e segretario non sono stati filmati sotto la doccia ma nel pieno esercizio delle proprie funzioni durante i lavori di un consiglio comunale regolarmente aperto. Inoltre, Angelo Venti, in qualità di giornalista e direttore di questa testata, aveva chiesto verbalmente ai vigili urbani presenti se il regolamento comunale prevedeva una autorizzazione preventiva: i vigili si sono limitati a rispondere che chiunque aveva sempre fotografato senza problemi: “basta che non si da fastidio, chi dice niente?“».
Nessun fastidio dunque anche perché erano presenti in aula solo 8 persone tra il pubblico.
«La nostra presenza era nota ai consiglieri», ha detto Venti, «infatti lo stesso sindaco ci ha apostrofati definendoci “giornalino di terza linea e forcaioli” (in questo in linea con quanto scritto, nelle scorse settimane, sulla bacheca facebook del dirigente nazionale del Pd Michele Fina), ma nulla ha detto contro la nostra presenza con una videocamera in aula. Addirittura il consigliere Ciciotti ha ringraziato la stampa presente e in particolare “il dott. Venti” per l’attenzione verso i lavori del consiglio. Ultima notazione: sul regolamento comunale del comune di Celano non è riportata alcuna norma che vieti o ponga restrizioni, ivi compresa l’autorizzazione preventiva, per le riprese e le foto durante le sedute pubbliche del consiglio comunale».
Il fax è indirizzato anche a Prefettura, Comando carabinieri di Celano e Comandante Polizia municipale: «noi aggiungeremmo anche la Procura della Repubblica e, perché no, la Corte dei conti», continua Venti. «Invitiamo tutti questi organismi a occuparsi di questa questione e delle dichiarazioni fatte in questa seduta del consiglio comunale. Siamo sin da ora disponibili a fornire a tutti loro i documenti video in nostro possesso della seduta in questione, anche per verificare eventuali notizie di reato in esso contenute. Verificheremo - con i nostri legali e le associazioni della stampa - eventuali abusi», scrive ancora Venti, «limitazioni e intimidazioni alla libertà di stampa e al diritto all’informazione dei cittadini derivanti dalla intimazione del Comune di Celano e le azioni da intraprendere a tutela del nostro lavoro e dell’opinione pubblica».
«Cosa è stato detto al Comune di Celano per suscitare un intervento del genere?», si domandano, Maurizio Acerbo e Francesco Marola di Rifondazione comunista, «a questo punto crediamo che l'opinione pubblica voglia sapere di cosa si è discusso nel consiglio comunale prima del malore del sindaco. Ci auguriamo che appena ristabilito il sindaco Piccone possa fare luce sulla vicenda».

MINACCE, INTIMIDAZIONI, OFFESE: I NUOVI STRUMENTI DELLA CASTA
Non riteniamo ci sia bisogno di commentare quanto accaduto ed il modo in cui i giornalisti sono stati trattati. C’è una manifesta volontà ad impedire la fruizione delle notizie e si ha un atteggiamento di pregiudizio e prevenzione verso alcune testate meno facili da indirizzare. Ognuno fa il proprio mestiere ed ognuno è tenuto a rispettare le regole. Meglio se scritte e non inventate. I cittadini devono sapere in che modo certi amministratori si pongono nei confronti di chi vuole raccontare il loro operato o vuole esercitare il più alto diritto di cronaca nel controllo dei poteri.  Noi siamo qui per controllare per voi  chi amministra la cosa pubblica ed il bravo  amministratore è colui che si lascia controllare. 

Auguri di pronta guarigione al senatore

a.b.