RIFIUTI

«No all’ampliamento della discarica di Casoni»

Ieri sera presidio pacifico del comitato cittadino Il Bivio

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«No all’ampliamento della discarica di Casoni»
CHIETI. Ieri sera il comitato cittadino “Il Bivio” ha organizzato un presidio pacifico all’ingresso della discarica Casoni di Chieti scalo per protestare contro un possibile ampliamento o rimodellamento dei confini dell’impianto.

 Molti i cartelli che spiegavano le ragioni della protesta «non campanilistica» ma incentrata sulla salute (»c’è qualcuno che si preoccupa della nostra salute» recitava un altro cartello).
Alla fine è arrivato anche il sindaco Umberto Di Primio al quale è stato consegnato un documento con una serie di richieste.
Nel documento ufficiale consegnato al primo cittadino Il Bivio chiede «di porre definitivamente fine ad ogni iniziativa atta a gravare ulteriormente sulla salute dei cittadini delle Contrade ubicate nei pressi della discarica in oggetto (Contrada Casoni e Bivio Brecciarola),già duramente provata da quasi 30 anni di disumana convivenza con fetori nauseabondi e via vai continui di mezzi di raccolta spazzatura».
Il comitato si dice «stanco di ascoltare proclami e promesse verbali fini a se stessi ed assistere inermi all’ennesimo sconcertante teatrino di rimpallo di responsabilità tra Enti».
Il comitato ha anche chiesto centraline fisse per il  monitoraggio del livello di inquinamento dell’atmosfera.
«A nostro avviso», ha detto il presidente Roberto Orsini, «non esiste oggi in Abruzzo nessuna emergenza rifiuti, e chi diffonde queste notizie andrebbe severamente condannato, vero è invece che non vi è stata nel tempo nessuna programmazione lungimirante riguardo l’intera filiera della risorsa rifiuto; risorsa e non scarto visto che dalla raccolta differenziata, che da tempo i Cittadini di Chieti e in special modo noi dei quartieri limitrofi alla discarica promoviamo con forza portandola avanti diligentemente e seriamente, si possono trarre benefici sia in termini economici, attraverso il recupero di materie prime importanti sia in termini ambientali riducendo drasticamente le quantità di materiale destinato allo smaltimento finale.
Ce lo chiede la Comunità Europea e noi lo chiediamo a Voi amministratori».