IL CASO

Ortona. Contrada Feudo diventa “zona industriale”: torna lo spettro del Centro oli

I 10 voti favorevoli anche quelli di Fratino e Di Martino

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Ortona. Contrada Feudo diventa “zona industriale”: torna lo spettro del Centro oli
ORTONA. E’ bastato un correttivo di una cartografia per adeguarsi al Prg per scatenare il principio della prossima bufera ad Ortona.

E’ successo nell’ultimo Consiglio utile prima delle elezioni, quello di ieri, ed è bastato poco. In pochissimi si sono resi conto dell’accaduto e molti ancora non riescono a spiegarsi come sia potuto accadere. Sta di fatto che ad oggi contrada Feudo non è più zona agricola ma zona industriale. Contrada Feudo è anche quella dove anni fa l’Eni voleva costruire il Centro oli, una mini raffineria in mezzo al Montepulciano.
E’ bastato questo per fare due più due ed è tornato lo spettro più temuto in zona ma anche quello più animatamente avversato da un movimento popolare che di fatto ne ha bloccato la realizzazione.
Tecnicamente il Consiglio comunale, tra l’altro, ha semplicemente preso atto degli adeguamenti inerenti gli elaborati tecnici in merito all'attuazione del PRG. Uno di questi elaborati è un correttivo che recepisce l'indicazione del PRG per trasformare la zona in contrada Feudo (l’area dove dovrebbe sorgere il Centro Oli), da agricola a industriale.
Il Consiglio ha votato a favore, con parte della maggioranza e il consigliere Franco Musa della opposizione (10 favorevoli Paolo Cieri, Massimo Paolucci, Felice Talone, Rosalia Tucci, Nicola Pace, Remo Di Martino, Roberto Di Campli, Nicola Fratino, Alfonso Piccinnino, Franco Musa- e 9 contrari). L’area di contrada Feudo diviene industriale dunque per un voto solo.
«Oggi più che mai», tuona subito il Wwf, «suona sinistro l'improvviso annuncio del 30 ottobre scorso, del dirigente Eni Roberto Petri. Una dichiarazione di pochi minuti, attraverso il telegiornale regionale della Rai, dove il membro del Consiglio d’amministrazione dell'Eni ribadiva l'intenzione di perseguire la realizzazione di un imprecisato centro a carattere industriale, voluto da indefiniti enti locali».
L’area di coltivazione denominata “Miglianico”, oggi facente capo all'Adriatica Idrocarburi di proprietà Eni, non è soggetta ad alcuna istanza di rinuncia presso il Ministero preposto. Una istanza che doveva essere un atto dovuto dopo le dichiarazioni.
La Regione Abruzzo ritiene che con la Legge Regionale n. 48 del 2010 è possibile impedire la realizzazione del Centro Oli. Ma il Wwf non ci crede.
«Questa legge infatti», dice Fabrizia Arduini, «prevede soltanto limiti per l’ installazione di impianti di trattamento idrocarburi liquidi e gassosi in zone di pregio, a vario titolo. Via libera totale, dunque, nelle zone industriali per detti impianti.
Ora tutto è chiaro: dopo la turbogas, la discarica di amianto, il deposito di pet-coke, mancava solo la raffineria che emetterà ogni giorno una tonnellata di fumi da combustione, in particolare l'idrogeno solforato – sostanza la cui tossicità è equiparata al cianuro - per mostrare il vero intento di chi vuole che Ortona e il suo porto diventino un polo minerario a tutti gli effetti».
L’Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina ha già formalizzato la richiesta di accesso agli atti, al fine di esaminare tutta la documentazione e valutare le misure necessarie ad impedire questa prospettiva, che renderebbe Ortona, invece che capofila del Parco Nazionale della Costa Teatina, la “prima della classe in impianti insalubri di prima classe”. Una bella differenza, sia dal punto di vista ambientale che occupazionale.
«Nel caso in cui si dovesse riaprire la procedura del Centro Oli in contrada Feudo», commenta Gabriele Di Clerico, presidente No Petrolio, «siamo disposti a cominciare nuovamente la protesta». E c’è chi assicura che sarà ancora più forte del 2007, 2008 e 2009.