FRANCAVILLA AL MARE

Canoni enfiteutici: il Comune insiste, ma cresce il fronte del no

Attesa per il ricorso al Tar dell’architetto Arturo Stuard

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Canoni enfiteutici: il Comune insiste, ma cresce il fronte del no
FRANCAVLA AL MARE. Se ne riparla il 17 aprile, se l’avvocato Vincenzo Brunetti, che ha presentato altri tre ricorsi al giudice di pace, riuscirà a leggere tutte le 700 fotocopie di storia catastale che il Comune ha presentato per avvalorare la sua tesi.

 E cioè che i canoni si debbono pagare, che da metà 800 esiste il titolo per richiederli e che il Comune – se non si paga – potrebbe richiedere indietro i terreni gravati da questi canoni (con tutte le case costruite). In effetti il sindaco Antonio Luciani lo aveva preannunciato a PrimaDaNoi.it, omettendo però questa “minaccia” che sembra più strumentale che reale. Certo è che comunque la presentazione di pacchi di documentazione che avvalorerebbe al tesi del Comune ha costretto l’avvocato a chiedere i termini a difesa per avere il tempo di leggere. Ma il Comune non si è fermato qui: l’azione riconvenzionale presentata al giudice punta a far dichiarare che la competenza sul problema è del Tribunale e non del giudice di pace.

Cosa che è stata contestata dall’avvocato Brunetti, il quale ha sottolineato l’inammissibilità di questa richiesta perché il punto su cui si discute non è se bisogna pagare o no i canoni enfiteutici e se sono ancora validi o se sono defunti. I ricorsi sono contro l’ingiunzione che il Comune ha spedito ed il singolo cittadino questo chiede al giudice di pace che è competente sull’argomento: debbo pagare o no?

Sorprende perciò questa insistenza degli avvocati dell’amministrazione comunale che rischia di esporre la Giunta ad un’altra sconfitta, ad altre spese per la soccombenza, ad un eventuale aggravio di tutta la procedura se venisse in mente a qualcuno di chiedere la nomina di un Ctu che va pagato. Non si capisce perciò questa posizione del Comune di Francavilla al mare, quando il dibattito sull’enfiteusi è abbastanza chiaro anche a livello nazionale, come ci segnala l’avvocato Vittorio Ruggieri, vice coordinatore regionale Codacons: «l’enfiteusi in quanto diritto reale è usucapibile e pertanto in assenza di una attività di ricognizione entro il 19° anno da parte dell’amministrazione, il terreno gravato dall’enfiteusi può essere affrancato per usucapione».

 Tesi tra l’altro sostenuta anche in una risposta dell’esperto del Sole 24 Ore che a precisa domanda, così argomenta: «intanto questo contratto è un titolo legittimo di proprietà, tanto che in caso di affrancazione non si trasferisce la proprietà del fondo, ma viene meno solo la debenza del canone. Ma se il Comune non ha esercitato la ricognizione di questo canone, cioè se non la ha richiesto per 20 anni, l’obbligo di versamento si affranca per usucapione, come prevede l’art. 969 del Codice civile» Il che, senza entrare nelle competenze del giudice di pace che decide solo sull’ingiunzione e non sul contenuto, significa semplicemente che l’insistenza del Comune è quanto meno rischiosa proprio per le casse comunali che voleva risanare. Ma c’è di più sul versante politico, ma non partitico. Su questi canoni c’è infatti un ricorso al Tar dell’architetto Arturo Stuard, assistito dagli avvocati Liliana Rullo e Augusto Careni, contro la delibera comunale che ha dato il via libera alla Giunta Luciani. Il ricorso evidenzia che l’intero comportamento del Comune è viziato da illegittimità, sia in relazione alla globalità dell’azione amministrativa che in ordine a tutti gli interessi in gioco. «E’ necessario far notare – dice Stuard - che i diritti di uso pubblico sono costituiti sempre a vantaggio della collettività, pertanto dovrebbero venire meno quando la collettività non ne tragga più vantaggio. Tali diritti reali sono dunque destinati a soddisfare l’interesse collettivo dei soggetti ammessi a godere delle utilità proprie dei fondi su cui gravano. Quindi nel caso di Francavilla, di quali utilità si tratta? E soprattutto che fine ha fatto il vantaggio della collettività? Il Consiglio comunale di Francavilla con la delibera contestata -conclude Stuard - ha messo in atto un vero e proprio “attentato” alla proprietà. Infatti nonostante i proprietari non siano stati materialmente spogliati del proprio titolo, di fatto sono stati irrimediabilmente danneggiati dal paventato riconoscimento da parte del Comune di essere il legittimo e vero proprietario dei beni».

Carlo De Felice, capogruppo Pdl al Comune di Francavilla al mare e Franco Moroni, nella sua doppia veste di consigliere al Comune ed alla Provincia, scendono in campo e pressano l’Amministrazione Luciani sui canoni enfiteutici. Il primo sostiene che «non è concepibile che in uno stato democratico i cittadini siano minacciati affinché paghino i canoni enfiteutici altrimenti rischierebbero di perdere le loro case. Penso che questi canoni vadano pagati, ma ho numerosi dubbi sulla legittimità della richiesta in quanto condizione principale era la ricognizione ventennale di tali canoni. Il che non è stato fatto. Insomma è fallito il sistema di riscossione, insieme con le strategie supponenti di questa amministrazione».
 Franco Moroni, dopo aver polemizzato con De Felice definito «pseudo minoranza della maggioranza» chiede invece la convocazione di un Consiglio comunale per annullare la delibera sui canoni enfiteutici. «Il sindaco – dice Moroni – deve fare gli interessi dei cittadini e non trasformarsi in esattore. E tra l’altro i canoni enfiteutici oggi non si possono più chiedere, come ho detto più volte».

Sebastiano Calella