L'UDIENZA

Ciclone, il vice di Cantagallo: «mai preso soldi dagli imprenditori»

Cantagallo si avvale della facoltà di non rispondere

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Ciclone, il vice di Cantagallo: «mai preso soldi dagli imprenditori»
PESCARA. E’ ripreso questa mattina nell’aula 1 del tribunale di Pescara il processo sulle presunte tangenti al Comune di Montesilvano.

Come sempre era presente l’ex sindaco Enzo Cantagallo che partecipa a tutte le udienze ma che stamattina si è avvalso della facoltà di non rispondere così come l'ex assessore Attilio Vallescura.
Ha deciso di rispondere alle domande del giudice, del pm e degli avvocati difensori, invece, l’ex assessore comunale Guglielmo Di Febo che ha ricostruito i suoi rapporti con gli imprenditori Bruno Chiulli e Duilio Ferretti. «Mi hanno arrestato senza che io avessi fatto nulla», ha detto Di Febo che ha ricordato anche di aver ricevuto 5 mila euro per la campagna elettorale del 2004 («in due tranche, forse tre») da Chiulli «mio carissimo amico». Una amicizia così profonda, ha ricordato l’imputato, tanto che l’imprenditore era anche tra gli invitati al matrimonio della figlia. I due poi, dopo le vicende giudiziarie, si sarebbero persi di vista e incontrati casualmente 10 giorni fa. «Ero davanti a un ristorante di Pescara in viale Bovio con altre persone», ha ricordato Di Febo, «quando mi sono sentito prendere le mani e qualcuno mi ha abbracciato. Era Chiulli. Io sono rimasto scioccato. Lui si è messo quasi a piangere e mi ha detto che mi vuole bene e che lui non ha detto nulla, non mi ha accusato». Nessuna frequentazione, invece, dopo le vicende giudiziarie, con l’ex primo cittadino, ha detto Di Febo.
L’ amicizia tra l’ex assessore e Chiulli, invece, non sempre sarebbe stata sostenuta anche con l’appoggio elettorale  «Nel 2004 - ha ricordato l’assessore- si doveva rinnovare il consiglio comunale e Chiulli mi disse che non poteva appoggiarmi perché aveva deciso di sostenere Paolo Di Blasio». Ma l’imprenditore non fece mancare il proprio sostegno economico: «mi diede 5 mila euro», ha ricordato Di Febo in aula, «e mi mise a disposizione anche alcuni dei suoi operai per attaccare i manifesti».  Di Febo ha anche aggiunto di aver ricevuto dall’amico imprenditore altri «7 o 8mila euro», dopo l’arresto, perché aveva alcuni problemi. Non ha saputo però dire con precisione date e cifre dei versament».  Di Febo ha sostenuto anche di non aver mai minacciato Chiulli: «siamo stati amici fino a quando non ho letto le carte».
E a giugno scorso, durante l’interrogatorio l’imprenditore, oltre ad aver confermato le tangenti all’ex sindaco ha ricordato anche le pressioni del vecchio amico assessore («pretendeva i soldi, mi chiamava in continuazione e a volte si presentava in ufficio. Nel 2006 Di Febo mi ha chiesto altro denaro perchè doveva sposarsi la figlia ma io mi sono rifiutato»).

IL RAPPORTO CON FERRETTI
Si è poi passati a parlare del rapporto tra l’ex assessore e l’imprenditore Duilio Ferretti. Anche con lui una conoscenza di lungo corso («ci conosciamo da 30 anni»)  e nella primavera del 2005 l’imprenditore ha versato un contributo di 2.300 euro per delle manifestazioni estive. Ma quei soldi, ha assicurato l’assessore, non erano assolutamente collegati con la richiesta dell'imprenditore Ferretti di declassamento di un suo terreno. L’accusa ha poi chiesto conto all’imputato di un versamento sul proprio conto di 15 mila euro in contanti nel 2003. Secondo quanto riferito da Di Febo si sarebbe trattato di soldi ricevuti dai suoceri per il matrimonio di sua figlia. Dopo una breve pausa l’udienza riprenderà con l’interrogatorio di Marco Savini, ex vice sindaco.

SAVINI: «MAI PRESO SOLDI IN VITA MIA»
In tarda mattinata ha preso poi la parola l'ex vice sindaco Marco Savini che ha risposto con qualche apprensione alle domande rivoltegli prima dal pm e poi dai vari difensori.
All'inizio ha ripercorso  e descritto il suo ruolo all'interno del processo di formazione di una delibera  e sul criterio seguito per stabilire l'indice di convertibilità nell'ambito di un accordo di programma che riguardava l'imprenditore Brandimarte. Savini ha spiegato che il suo ruolo è stato del tutto marginale ed è venuto a conoscenza dell’accordo di programma solo in un secondo momento. «Sono intervenuto in commissione edilizia come vicesindaco proponendo un emendamento che  riguardava l'opera pubblica connessa e cioè la costruzione del rondò di via Vestina e il prolungamento della strada di collegamento verso via Chiarini».
Sui soldi presi dalla ditta Camel, invece, Savini è stato categorico: «non ho mai chiesto soldi a nessuno per fare un atto amministrativo. Sono consigliere da quando avevo 18 anni ed è una cosa che non ho mai fatto nella maniera più assoluta. E' vero però che la Camel ha versato soldi per la festa dell'Unità al partito di Ds di cui ero esponente e può darsi che abbia chiesto i soldi alla ditta ma non li ho mai ritirati o presi, passava il segretario di partito o spesso venivano fatti bonifici bancari sul conto del partito».
La somma contestata è in una prima trance di 500 euro che la ditta Camel (Soci Lotorio, Luciano Melchiorre, Antonio Camperchioli) ha versato per la festa dell'Unità del 2004 ma non sono stati esclusi versamenti anche successivi e precedenti della ditta al partito. La procura tuttavia nei suoi capi di imputazione legava questi versamenti ad un procedimento amministrativo allora in corso al Comune inerente la creazione di tre palazzine di cui una fu congelata in seguito alle proteste dei cittadini confinanti. Savini ha detto di essersi interessato a questa vicenda solo in minima parte e di non aver saputo più nulla fino al 2006 quando vi fu una sentenza del tar.
«Questa vicenda non è assolutamente connessa ai versamenti, per la Camel era una consuetudine dare soldi ai Ds».

DI FEBO QUERELA: CONFUSIONE ANCHE DI PDN
Alcune settimane fa abbiamo scoperto in seguito alla notifica di un rinvio a giudizio che Guglielmo Di Febo ha querelato davanti al giudice di Chieti il direttore di PrimaDaNoi.it per le righe dell'articolo qui sopra che riportano l'interrogatorio dello stesso Di Febo e che si riferisce alle tangenti chieste all'imprenditore Chiulli.
Dalla lettura della notifica (nessun altro documento ci è stato notificato durante le indagini e per questo non abbiamo potuto nè difenderci prima nè rettificare) abbiamo scoperto di essere incorsi in una confusione generata dai numerosi importi che si riferivano in realtà alla stessa dazione. Anche Di Febo ha detto di essersi confuso sulla cifra ed ha fornito versioni diverse sull'importo e questo ci ha indotto a pensare che si riferisse a più dazioni mentre si faceva riferimento sempre alla medesima dazione ma ogni volta individuata con un importo diverso.
Ci scusiamo dell'errore materiale con l'interessato.
 Appare quantomeno "singolare" tuttavia la procedura di "rettifica a mezzo giudiziario": Di Febo e gli altri sanno benissimo che questo quotidiano è abituato (se non fosse altro che ce lo impone la legge) a pubblicare rettifiche, repliche e persino scuse pubbliche (proprio come in questo caso)  per cui rimane un mistero sul perchè l'interessato non abbia sollecitato una rettifica che avrebbe emendato l'errore in pochi minuti.

a.b.  (aggiornamento 15/12/2012)