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Ricorso Napoleone: il Consiglio di Stato decide a luglio

Intanto si infiamma la campagna per il rettore

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Marco Napoleone

Marco Napoleone

CHIETI.Il Consiglio di Stato ieri ha deciso di affrontare direttamente il ricorso di Marco Napoleone contro il suo licenziamento dall’UdA e - saltando la sospensiva - ha fissato l’udienza per il 17 luglio prossimo.

Si tratta dell’appello contro la sentenza del Tar Pescara che aveva bocciato la richiesta di condannare l’università per il silenzio-inadempimento sul contratto che gli aveva consentito di dirigere l’Ateneo per cinque anni, apparentemente senza titolo.
A sorpresa, e senza che l’avvocato Pierluigi Pennetta avesse chiesto di rinunciare alla sospensiva, il Consiglio di Stato ha rilevato che la questione è così complessa sotto diversi profili di competenza e di contenuti da meritare non una semplice sospensiva, ma una trattazione più approfondita e una sentenza più ragionata. E quindi ha fissato l’udienza molto a breve, cioè tra quattro mesi, quasi un record per i tempi usuali di queste pronunce di secondo grado.
Chi ha vinto e chi ha perso? Se una sospensiva “rinunciata” è stata classificata dai legali UdA come una sconfitta dell’ex dg, averla comunque evitata dovrebbe equivalere ad una vittoria. Ma forse non è così: molto più semplicemente la decisione di ieri potrebbe essere letta solo come l’opposto della sentenza Tar che aveva definito «infondato» il ricorso di Napoleone perché presentava «aspetti di inammissibilità e di improcedibilità». Il che, a quanto si capisce, non è stato condiviso. Sarà però la decisione di luglio a dire la parola fine al contenzioso sull’esistenza o meno del contratto dell’ex dg. Da una parte c’è la posizione dell’UdA che sostiene l’esistenza solo di un rapporto di fatto, perché il procedimento per il contratto non si è mai concluso con un’approvazione da parte del CdA. Dall’altra parte c’è la posizione di Napoleone che chiede solo di sapere se il no del CdA può essere considerato la conclusione negativa di questo procedimento contrattuale che per anni gli ha consentito di gestire l’Ateneo. Il che significherebbe che il suo non era un ‘rapporto di fatto’.
 Sembra una questione di lana caprina, ma non lo è. Di fronte al giudice del lavoro, che deciderà sul licenziamento in tronco del dg più o meno “abusivo”, l’esistenza o meno di un contratto influenzerà e di molto i provvedimenti che saranno presi, anche ai fini di un risarcimento o di una reintegra di Napoleone o di una sua condanna a risarcire l’UdA, come già chiesto.  La notizia di questa imprevista accelerazione per la vicenda del dg licenziato agita e non poco la campagna elettorale per il nuovo rettore. La nuova cordata che sta concretizzando una candidatura a rettore trova così lo spunto per criticare la gestione Cuccurullo, ritenuta un pò distratta sui problemi della presenza dell’UdA nella vita economica e politica della Regione. Il collante del nuovo gruppo è il rilancio del ruolo dell’UdA attraverso un progetto di grande alleanza tra Chieti e Pescara e di rilancio di tutte le ex facoltà distrutte dai Dipartimenti che sono stati creati al loro posto. Su queste nuove aggregazioni interviene ancora Gaetano Bonetta, che è il primo candidato a rettore, per precisare quelle che erano sembrate critiche al Dipartimento di antichistica: «Non è così – dichiara – ho parlato della non esaltante riforma dei Dipartimenti che si sta attuando all’UdA, secondo le direttive della legge Gelmini. Infatti, secondo quanto riferiscono  moltissimi docenti direttamente coinvolti, le nuove aggregazioni dipartimentali lasciano molto a desiderare nell’area umanistica e in alcune altre contigue. Non è stato possibile realizzare le naturali aggregazioni fra discipline e settori scientifici perché, secondo voci di corridoio, sono intervenuti condizionamenti esterni ispirati al bisogno di creare sacche elettorali facilmente manovrabili in vista delle elezioni rettorali».
Intanto la nuova cordata si sta coagulando attorno ad alcuni illustri clinici dell’ospedale di Chieti che rivendicano la centralità di questo Policlinico, un pò snobbato dalla Regione che gli ha negato anche la possibilità dell’azienda autonoma universitaria. Ci sono invece eccellenze in chirurgia (Paolo Innocenti), odontoiatria (Sergio Caputi), oculistica (Pier Enrico Gallenga e Leonardo Mastropasqua), otorino (Adelchi Croce), urologia (Raffaele Tenaglia), dermatologia (Paolo Amerio e Massimo Amatetti) e radiologia (Antonio Cotroneo e Armando Tartaro) che meriterebbero maggiore attenzione. In realtà di questo disagio si era fatto carico anche il programma di Carmine Di Ilio, il secondo candidato ufficiale a rettore, quando ha chiesto di aggiornare la convenzione Asl-Università firmata nel 1997. Lo stesso Di Ilio è molto possibilista sui Dipartimenti che, nati dalla logica dello stare bene insieme, dovrebbero invece essere più funzionali alla ricerca, alla didattica ed agli studenti. Ma più che sui programmi, ora c’è la caccia al nome del terzo candidato che con la grande alleanza e la discontinuità con il passato potrebbe essere la sorpresa delle elezioni di maggio.
Sebastiano Calella