GIUSTIZIA

Omicidio Fadani, la Corte D'Appello condanna i tre Rom a dieci anni

Colpo di scena, ribaltata la sentenza di primo grado

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Omicidio Fadani, la Corte D'Appello condanna i tre Rom a dieci anni
TERAMO. Altro colpo di scena nel processo per l’omicidio Fadani.

 La Corte d'Assise d'Appello ha ribaltato la sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Teramo ed ha condannato i tre rom dell'omicidio Fadani a 10 anni ciascuno per concorso in omicidio preterintenzionale. La madre di Emanuele Fadani, il commerciante di 38 anni ucciso a pugni il 10 novembre del 2009 all'esterno di un pub di Alba Adriatica (Teramo) ha lasciato l'aula in lacrime.
«Questo e' un inizio di giustizia ed in Cassazione otterremo quella definitiva», ha dichiarato a caldo Anita D'Orazio Fadani. «Oggi inizia il rispetto per la vita di mio figlio».

Il commerciante di 38 anni di Alba Adriatica fu ucciso l'11 novembre del 2009 con tre pugni davanti ad un pub di Alba Adriatica.
L’episodio scateno feroci reazioni d parte della popolazione locale esasperata per la prepotenza incontrollata e non sanzionata dei gruppi di etnia rom poiché da subito fu chiaro che i responsabili dell’assurda morte erano tre uomini del posto di cultura rom.
Il ricorso in appello e' stato presentato dalla procura di Teramo e dalle parti civili che hanno impugnato il provvedimento del giudice di Teramo, Giovanni de Rensis che, ad aprile aveva condannato a dieci anni Elvis Levakovic, il rom che sferro' il pugno mortale al giovane imprenditore, assolvendo Danilo Levakovic e Sante Spinelli, gli altri due nomadi che la sera dell'omicidio erano con lui. Elvis era stato giudicato con rito abbreviato.
 La procura aveva chiesto trent'anni per ognuno dei nomadi. Il procuratore Gabriele Ferretti e il sostituto Roberta D'Avolio avevano contestato a tutti l'omicidio volontario aggravato. «Abbiamo rotto la palude dell'omicidio preterintenzionale isolato dall'aggressione dimostrando l'esistenza dell'agguato alla vittima», ha commentato l’avvocato dei familiari di Fadani Gabriele Rapali. «Il collegio ha riconosciuto la colpevolezza dei tre rom, dimostrando che c'era una visione alternativa ulteriore rispetto a quella emersa in primo grado».