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Assunzioni clientelari, partito il processo per Catena e Di Giovanni

Per l’accusa «assunzioni senza selezione pubblica»

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 Assunzioni clientelari, partito il processo per Catena e Di Giovanni
PESCARA. Prima udienza questa mattina per il processo che vede imputati il direttore Aca Bartolomeo Di Giovanni e l’ex presidente Bruno Catena.

I due sono accusati di abuso d’ufficio. Secondo l’accusa la procedura adottata per le assunzioni sarebbe avvenuta in violazione dell’evidenza pubblica e con assunzioni clientelari anche di amici e parenti di politici locali e tutto questo addirittura in assenza di una pianta organica.
L’accusa per Catena e Di Giovanni è di abuso d’ufficio e di aver violato le disposizione sancite dalla Costituzione che prevedono che per l’accesso ai posti di lavoro enti pubblici (e l’Aca è una società pubblica) bisogna superare un concorso pubblico.

«Attraverso tali atti illegittimi», scrive il pm D’Agostino, «adottati in violazione di legge ed in totale carenza di pianta organica dell’ente e con notevole aggravio di costi nei bilanci dell’Aca, arrecava un ingiusto vantaggio patrimoniale ai privati illegittimamente assunti, in molti casi soggetti legati da rapporti di parentela o amicizia ad esponenti politici locali».
Questa mattina sono state ammesse le prove. La prossima udienza si terrà il 16 ottobre e in quella occasione saranno ascoltati i testimoni.
L’inchiesta è nata in seguito ad una serie di segnalazioni pervenute alla associazione Codici che ha poi stilato diversi esposti fin dal 2005.

Nel corso dell’udienza preliminare gli imputati invece si sono difesi cercando di dimostrare che l’Aca non è ente pubblico e che dunque non potevano applicarsi le norme per le assunzioni imposte a questi. Il giudice però ha ritenuto diversamente.