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Dall’Aca bolletta da 7 mln per l’acqua del Comune di Chieti

L’amministrazione di Primio riesce ad ottenere una dilazione

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Umberto Di Primio

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CHIETI. Non è una bolletta pazza, ma tutta l’acqua arretrata che il Comune di Chieti deve pagare.

 

Si tratta di 7 mln di euro che l’Aca ha richiesto all’amministrazione comunale con decreto ingiuntivo e con riferimento alle annualità dal 2005 al 2009. Si tratta di una bomba ad orologeria sui conti già disastrati del Comune, che però il sindaco Di Primio e l’assessore Mario Colantonio sono riusciti a non far esplodere in modo devastante. Il Comune pagherà, ma con una dilazione che consentirà di respirare.
«A differenza della passata amministrazione che ha sottovalutato il problema e non ha pagato – spiega Di Primio – noi abbiamo cercato di affrontare questo grosso debito con una transazione che siamo riusciti a concludere in questi giorni».
 In effetti il primo decreto ingiuntivo dell’Aca risale al 2009, quando fu richiesto il pagamento di una bolletta da 5,9 mln per gli anni dal 2005 al 2007. L’Amministrazione Ricci si oppose, contestando la cifra e sostenendo che il Comune doveva pagare molto meno, ma non quantificò questo “meno”. Il Giudice allora emise un provvedimento per la provvisoria esecutività, così che il creditore Aca potesse comunque agire e chiedere un precetto per la parte non contestata della bolletta. A questa prima richiesta, lo scorso anno se n’è aggiunta intanto un’altra di circa 2 mln. Ma dopo una trattativa serrata, sabato c’è stato l’accordo, con la sottoscrizione di un atto transattivo che dilaziona nel tempo il saldo della bolletta e che riporta il sereno sui conti del Comune. In effetti l’operazione dell’amministrazione è positiva, ma lascia irrisolto il solito problema: chi emette bollette non può avere sempre ragione. Che l’acqua fornita a Chieti debba essere pagata è fuor di dubbio, meno lo sono le tariffe applicate. Ancora meno sono giustificabili i disagi subìti dai cittadini di Chieti che per un paio di estati sono stati costretti a convivere con i rubinetti a secco. E questi disagi hanno un costo che nessuno, tanto meno l’Aca, ha pagato.
Sebastiano Calella