IL CASO

Diritto di voto cancellato alla Asl di Chieti

Il 10% dei medici escluso dalle votazioni

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Diritto di voto cancellato alla Asl di Chieti
CHIETI. Niente da fare. Il 10% dei medici della Asl di Lanciano Vasto Chieti non potrà votare alle elezioni dei Dipartimenti aziendali previste per il 28 ed il 29 marzo prossimi.

 

Si tratta di circa 100-120 dipendenti – sui quasi 1000 chiamati alle elezioni - che non hanno diritto di voto perché non appartengono ad un Dipartimento, cioè come gli immigrati abusivi non sono in regola con la “cittadinanza”. Peccato che si tratta di anestesisti rianimatori, medici di laboratorio analisi e farmacisti, dai quali dipende quotidianamente la vita di tutti i malati che transitano negli ospedali della Asl. Eppure sono costretti ad una vita clandestina, quasi fossero di serie B rispetto ai colleghi di altri settori. Infatti la Asl di Chieti li ha esclusi dai Dipartimenti, non hanno casa, non sono nemmeno presenti nel Dipartimento emergenza urgenza dove ci si aspetterebbe di trovarli. E così vagano senza fissa dimora e quindi non votano. E non sono servite a modificare la situazione le proteste che il sindacato Anaao e quello dei rianimatori (Aaroi) hanno inoltrato al direttore generale Francesco Zavattaro e a quello sanitario  Amedeo Budassi. Nemmeno il Comitato ristretto dei sindaci che si è riunito venerdì, pur informato da Luciano Marchionno, segretario aziendale Anaao, sembra essere riuscito a far correggere questo errore gravissimo. C’è infatti una lettera accorata nei toni, ma durissima nella sostanza dove si rivolge ai sindaci del Comitato ristretto un appello per bloccare questo attacco al diritto di voto. Infatti, al di là del giudizio negativo dei sindacati sulla gestione della Asl, questo meccanismo adottato a Chieti contrasta con la legge che parla di obbligo delle amministrazioni di organizzare il lavoro dei Dirigenti e di conseguenza le elezioni. Ma fino ad oggi non c’è stato nulla da fare: la Asl resiste e questi medici non possono votare un loro rappresentante. Se non interverranno le segreterie nazionali dei sindacati a correggere questa posizione di netta chiusura della Asl di Chieti, si rischia l’annullamento del voto, visto che questa sembra essere l’unica Asl in Italia ad aver deciso così. C’è chi parla di uno scivolone per superficialità, chi rievoca vecchie ruggini interne contro i rianimatori o il lavoro delle lobby che hanno fatto creare dipartimenti contestati (quello Oncologico e l’altro per il Cuore, per i quali sarebbero già pronti i nuovi primari) cancellandone altri. Insomma quasi la conferma di quello che è emerso nelle audizioni alla Commissione di indagine del Senato sulla sanità: in Abruzzo ci si “inventa” di tutto in materia sanitaria pur di non applicare le leggi esistenti e fare il comodo proprio. Tornando alle prossime elezioni interne, per far votare tutti i medici Asl le soluzioni sul tappeto sono almeno due, qualcuno dice tre. O si rinvia il voto e si trova un escamotage per far esercitare a tutti questo diritto o si cambia l’Atto aziendale. Decisioni semplici e rapide, ma di buon senso, per cui sarà difficile che vengano adottate in questo momento di scontro molto acceso. Più probabile allora la terza soluzione e cioè che l’Atto aziendale di Chieti possa essere bocciato a Roma. In Abruzzo infatti, dopo alcuni rilievi della Baraldi – le cui linee guida non sono state applicate come nelle altre Asl - il manager Zavattaro ha ottenuto il via libera da Chiodi, dimostrando una capacità molto maggiore di convincere il presidente commissario rispetto ad altri manager. Bravura o una certa contiguità a quei poteri forti che Chiodi denuncia sempre in agguato per costringerlo a fare cose che non vorrebbe? Chissà. Certo è che alcune scelte Asl fortemente contrastate sul territorio e dal territorio sono andate avanti lo stesso. Come questo azzeramento del diritto di voto.

 

Sebastiano Calella