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Un orecchio bionico? No, due: intervento eccezionale all’ospedale di Pescara

Una operazione delicata al reparto Otorino. Ecco come un ex non udente è tornato a sentire

Redazione Pdn

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PESCARA. Parte dall’ospedale di Pescara il progetto dell’uomo bionico, cioè un nuovo cyborg “made in Abruzzo”?

La notizia di oggi è che è stato eseguito un intervento molto particolare dal dottor Marco Bianchedi, responsabile del Centro regionale di audiologia e impianti cocleari che opera all’interno del reparto di Otorino diretto dal primario Claudio Caporale.
E’ stata inserita una doppia protesi, cioè un doppio orecchio bionico in un paziente sordo, una protesi era già stata inserita, adesso mi dicono che è stata inserita e funziona anche l’altro un orecchio bionico. E dovrebbe essere una delle prime volte in Italia conferma anche il manager Asl, Claudio D’Amario.
Il primario Caporale dovrebbe preparare una scheda esplicativa nei prossimi giorni per illustrare tutti gli aspetti tecnici di questa metodica.
L’intervento è stato eseguito venerdì, ma si è saputo solo ora che il paziente sta per essere dimesso. Si tratta di un uomo della provincia di Chieti, 50 anni, con una sordità progressiva che alla fine – verso i 40 anni – è diventata totale. Sono stati dieci anni di silenzio, interrotti la prima volta circa un anno e mezzo fa, quando gli è stata inserita la prima protesi che già aveva dato risultati eccellenti. A bocca coperta, cioè senza possibilità che il paziente possa vedere il labiale, cioè i movimenti della bocca, era stato recuperato il 90% dell’udito. In pratica in condizioni di silenzio, l’ex non udente percepiva il 90% delle parole. Adesso con il secondo orecchio bionico viene migliorato quello che si chiama “l’udito in competizione”, cioè l’ascolto in condizioni di rumore ambientale. Con una particolarità nascosta: in questo modo si potrà arrivare a creare un super udente, cioè una persona che può ascoltare anche conversazioni a distanza con applicazioni oggi imprevedibili. Perché tutto dipende dal sofisticato impianto rice-trasmittente che viene inserito nella teca cranica, dietro l’orecchio del paziente.
Si tratta in realtà di un processore, cioè un piccolo computer di 2-3 cm, che capta il suono attraverso un microfono esterno retro auricolare e lo trasforma in un segnale digitale. Di qui lo invia attraverso una microantenna ad un’altra antenna che viene posizionata nel cranio e che a sua volta invia il segnale ad una spirale di elettrodi inserita nell’orecchio (in particolare nella coclea). Di qui parte l’attivazione del nervo acustico ed il suono arriva nella corteccia cerebrale. Un aspetto poco conosciuto di questo intervento, che per la sua complessità richiede apparati tecnologici sofisticatissimi (ogni protesi costa 23 mila euro) ed una durata di circa 2 ore e mezza, è “il collaudo” dell’orecchio bionico, che avviene ad intervento concluso e con il paziente ancora sedato in anestesia generale. Un infermiere che collabora con il chirurgo collega un normale computer portatile ad un’antenna che “colloquia” con gli apparati interni posizionati nell’orecchio e controlla l’impedenza degli elettrodi inseriti, cioè se funzionano. Poi comincia a mandare suoni e registra le risposte elettriche, cioè se l’orecchio inserito sente. Qui parte l’aspetto più stupefacente: il suono viene equalizzato con più bassi o con più acuti, insomma si crea un udito personalizzato, che in futuro potrà consentire anche ascolti molto più lontani del normale.
«Quello che mi preme sottolineare», ha detto a PrimaDaNoi.it D’Amario, «è che questo tipo di eccellenza ha dei costi e che per i pazienti abruzzesi riusciamo a ricoprirli con le spese generali. Per quelli che verranno da fuori spero che la Regione possa riallineare le tariffe».
Sebastiano Calella