L'INCHIESTA

Florida Park, oltre all’incendio c’è l’accusa di usura

Chiuse le indagini sul rogo avvenuto a marzo del 2011.

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Florida Park, oltre all’incendio c’è l’accusa di usura
PESCARA. Incendio ma anche usura. Si aggiunge un nuovo capo di imputazione per Luca Di Matteo e Luca Scarani.

I due sono stati arrestati a gennaio con l’accusa di aver incendiato il ristorante Florida Park (Di Matteo mandante, Scarani ‘regista’ dell’operazione, dice l’accusa).
Ma adesso gli inquirenti hanno delineato un nuovo reato, quello dell’usura . Secondo quanto accertato dagli uomini della squadra Mobile diretta da Piefrancesco Muriana e coordinati dal pm Barbara Del Bono, infatti, Di Matteo avrebbe prestato soldi, con l'intermediazione di Scarani, a una terza persona chiedendo interessi a tassi usurai. A fronte di 2.700 euro, consegnati in due tranche (una prima parte di 800 euro e una seconda di 1.900), si sarebbero fatti consegnare un assegno da 3.000 euro, avendo pattuito un interesse del 10 per cento in 15 giorni.
Questo episodio risalirebbe al giugno 2011.
Ad incastrare Scarani, e di conseguenza anche Di Matteo per l’epidosio dell’incendio, è stata una conversazione telefonica tra il primo ed una terza persona nel corso della quale si stava organizzando un attentato incendiario nel teramano. Al telefono il giovane avrebbe rivelato di essere stato l’organizzatore dell’incendio del “Florida Cafè” in piazza Le Laudi.
Secondo quanto emerso in fase d’indagine. A ‘inguaiare’ Di Matteo, invece, la polizza assicurativa ‘rimodulata’ qualche mese prima dell’incendio.
Il giovane aveva provveduto a rinegoziare in suo favore le condizioni della polizza assicurativa stipulata per il rischio di incendio, nonostante il locale fosse già da qualche tempo chiuso. Aveva aumentato il premio per danni alla merce (750 mila euro) e aveva abbassato quello per danni alla struttura, non sua ma in affitto (650 mila euro). Al momento del ritiro della polizza Di Matteo chiesto specifici chiarimenti su chi fosse in ipotesi di incendio il beneficiario dei risarcimenti. Ma secondo quanto raccontato dall’indagato nel corso dell’interrogatorio di garanzia, sarebbe stata l’agenzia di assicurazione a «insistere» per aumentare il premio.
Al giovane imprenditore sono stati revocati gli arresti domiciliari a febbraio mentre Scarani si trova ancora ai domiciliari.