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Discarica Valle dei Fiori, sui pozzetti di controllo delle acque «la Regione chiarisca»

Acerbo e Saia: «l’ Ente riveda l’autorizzazione»

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Discarica Valle dei Fiori, sui pozzetti di controllo delle acque «la Regione chiarisca»
GIOIA DEI MARSI. Maurizio Acerbo(Prc) ed Antonio Saia (Comunisti italiani) hanno chiesto lumi alla Regione sulla discarica Valle dei Fiori in località Gioia dei Marsi.

A preoccupare i   due consiglieri regionali è la nota questione dei pozzetti spia (a consumo umano) individuati dall’Aciam per verificare la tenuta e l’impermeabilizzazione e l’eventuale passaggio del percolato. A spiazzare i due   è stato il parere tecnico dell’ Arta che oltre a   non aver censurato   l’intenzione   dell’ Aciam di voler adibire a tale uso dei pozzi ad uso idropotabile ha ritenuto che i   punti di monitoraggio delle acque sotterranee (i pozzetti appunto) di un sito di discarica debbano realizzarsi solo «qualora tecnicamente ed economicamente possibile».

«I pozzi sono tassativamente previsti dalla legge nazionale nonché dalla normativa e dalle linee guida regionali», hanno ribadito i consiglieri in un’interrogazione, «quale iniziative intende assumere in ogni caso l’Ente Regione in ordine alla grave implicazione che parrebbe desumersi dal passaggio del parere Arta; non ritiene che tale vizio del monitoraggio delle acque sotterranee debba spingere all’annullamento dell’autorizzazione alla discarica?».

La legge prevede  che in prossimità di una discarica che si realizzi un pozzo a monte e due a valle per verificare la tenuta e l’impermeabilizzazione e l’eventuale passaggio del percolato. L’Aciam per la discarica di Valle dei Fiori ha indicato come pozzi- spia  (di controllo delle acque sotterranee) quelli in località La Rupe e nell’abitato di Venere. Pozzi ad acqua potabile, di proprietà del Cam (Consorzio acquedottistico marsicano). La scelta dell’individuazione dei pozzi in questione ha trovato conferma proprio in un documento Aciam datato il 30 marzo 2010 con oggetto “adempimenti e prescrizioni”. Ma in una lettera del 9 dicembre scorso, il consorzio acquedottistico Cam  ha affermato che «nessuna autorizzazione è stata data ad Aciam; questo gestore» c’è scritto, «non è stato in alcun modo coinvolto per quanto attiene la localizzazione della discarica e in ordine alla localizzazione dei pozzetti spie e ritiene impossibile qualsiasi utilizzo dei pozzi in questione diverso dall’approvvigionamento della risorsa idrica destinata al consumo umano». In poche parole pozzi con acqua potabile non possono essere usati per monitorare le falde.

il Servizio di Igiene Epidemiologia e Sanità Pubblica della Asl n. 1 viene investito della questione e  con nota 15 dicembre 2011 ha ritenuto «di dover sospendere il proprio parere» igienico sanitario rilasciato nel 2008, «in attesa di un chiarimento da parte del Servizo IAN circa il reale uso dei pozzi».

L’Arta ha poi effettuato, in data 2 dicembre 2011, un sopralluogo sul posto, rilasciando un «parere tecnico su proposta ubicazione dei punti di monitoraggio» in data 9 gennaio 2012 nel quale, oltre a «ritenere che il gestore debba predisporre delle discariche, qualora tecnicamente ed economicamente possibile, un punto di monitoraggio a monte idrogeologico ed almeno due punti di monitoraggio a valle della discarica, questi due ultimi quanto più possibile prossimi al sito» non ha censurato l’intenzione Aciam di voler adibire a tale uso dei pozzi ad uso idropotabile.

Alla luce di questo quadro Acerbo e Saia hanno chiesto alla Regione «quali iniziative intenda assumere visto che l’ Arta ha rimesso un obbligo di legge a valutazioni discrezionali di non si capisce bene quale soggetto e se non si ritenga che tale vizio del monitoraggio delle acque sotterranee non debba spingere  all’annullamento dell’autorizzazione regionale alla discarica.