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Teatro Marrucino, è scontro sulla nomina di un aquilano a direttore

Lo stallo in cui si trova il teatro dipende da una sovrapposizione di ruoli

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Teatro Marrucino, è scontro sulla nomina di un aquilano a direttore
CHIETI. Forse è troppo presto per dire che Ettore Pellegrino (dal gennaio 2011 direttore dell’Istituzione sinfonica abruzzese dell’Aquila) sarà anche il direttore artistico del Teatro Marrucino.

Più corretto dire che tra gli aspiranti alla carica è il candidato che gode di maggiori simpatie nella  Fondazione della Cassa di Risparmio di Chieti, oltre che del senatore Fabrizio Di Stefano. Quindi tra i papabili è il più accreditato a dirigere il locale Teatro, anche se spesso nel Conclave (quello vero) chi entra papa esce cardinale. Sabato la notizia della sua nomina si è diffusa rapidamente, ma ieri il CdA ha corretto il tiro, nonostante l’insistenza di chi crede che ormai sia cosa fatta. «Non è così» ha commentato Paolo Roccioletti, «ma quale nomina», ha aggiunto Gaetano Bonetta, i due componenti (su tre) del CdA rintracciati ieri. «Ci siamo confrontati tra quelli che lo Statuto individua come deputati alla scelta – continua Bonetta – ora Pellegrino dovrà accettare e sottoscrivere il programma predisposto dal CdA. Solo dopo si potrà parlare di nomina».
 Allora presentarlo già come direttore è una forzatura?  «Posso solo confermare che c’è stato un confronto sul curriculum dei candidati più accreditati – conferma Roccioletti – c’è chi ritiene più qualificante il fatto che abbia un legame con la Scala di Milano, c’è invece chi attribuisce maggiore peso all’attività di Maurizio Colasanti, che a Cagliari adesso è impegnato a dirigere Gianni Schicchi di Puccini e Le Rossignol di Stavinskij».
 Dunque slitta ancora la decisione finale sul direttore del Marrucino. Sbaglierebbe però in ogni caso chi pensasse che si tratta di uno scontro o di una gara a chi è più bravo tra i due candidati. Non è così. Il Teatro Marrucino non soffre certo di penuria di candidati validi tra cui scegliere il direttore: se ne sono presentati oltre 20, quasi tutti con esperienze di primo piano e a volte con punte di eccellenza. Soffre invece di confusione di ruoli, il che provoca mancanza di strategie e di progettualità, con il rischio concreto di affossare definitivamente questo antico teatro. Lo stallo in cui si trova il teatro dipende infatti da una sovrapposizione di ruoli. E tra chi pensa che il CdA abbia solo una funzione amministrativa e chi gli attribuisce una funzione di indirizzo, nel futuro del Marrucino rischia di avere un ruolo decisivo solo il gradimento della Fondazione Carichieti. Chi ci mette i soldi ha sicuramente un ruolo insostituibile, ma non per questo è automaticamente in grado di gestire un progetto di rilancio del teatro. Il sintomo di questa confusione di ruoli è proprio il tentativo di personalizzare lo scontro tra i possibili direttori, che peraltro si conoscono bene e si apprezzano reciprocamente. E così mentre il CdA sogna la rinascita del Marrucino con un suo progetto autonomo ed un programma da far sottoscrivere al nuovo direttore, c’è chi lavora che la sua “aquilanizzazione” completa, visto che Chieti già paga gli orchestrali aquilani. Perché - stranezza nella stranezza - oggi si assiste ad uno strano fenomeno: la Fondazione Carichieti che finanzia la cultura dell’Aquila.
Sebastiano Calella