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Ex Optimes, Di Orio indagato. Presidi lo difendono, lui: «non mollo»

Presidi e sindacati: «prezzi sballati a causa del sisma»

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Il rettore Fernando Di Orio

Il rettore Fernando Di Orio

L'AQUILA. Il rettore Ferdinando Di Orio e il direttore amministrativo Filippo Del Vecchio, sono stati iscritti sul registro degli indagati per truffa e abuso d’ufficio continuati in concorso.


L'inchiesta è quella sugli affitti di alcuni capannoni serviti all'indomani del sisma per ricollocare le sedi delle Facoltà rese inagibili. Nei mesi scorsi era scoppiata la polemica proprio sul «caro affitti» delle strutture scelte.
Contestualmente alla stipula dei contratti (era l’estate del 2009) l'ateneo aquilano chiese all'Agenzia del Territorio la valutazione della congruità del canone di locazione stabilito dai proprietari degli immobili. L'Agenzia del Territorio, solo sei mesi dopo, comunicò la stima del più probabile valore di mercato del canone annuo del complesso ex Optimes, pari a 6,48 euro al mq (circa 800 mila euro complessivi) , molto inferiore a quello effettivamente pagato dall'Ateneo aquilano,(1,9 milioni per 6 anni).
Questa mattina è in programma una conferenza stampa del rettore Di Orio ma i professori Pierluigi Beomonte Zobel e Sergio Tiberti (componenti del cda dell’Università) preferirebbero il silenzio: «riteniamo opportuno che, nel rispetto della Magistratura, gli indagati si astengano dal rilasciare dichiarazioni alla stampa su una inchiesta in atto. Il rettore, con questo suo atteggiamento, trascina l’intera Istituzione Universitaria in una grave vicenda giudiziaria».
Il preside della Facoltà di Economia Fabrizio Politi difende, invece, il rettore: «l'affitto ex-Optimes corrispondente ai valori di mercato».
Politi parla di «un massacrante ed infamante attacco mediatico» e manifesta la piena solidarietà a Di Orio «di cui posso testimoniare il pieno senso delle istituzioni, l'assoluta onestà e l'infaticabile laboriosità a vantaggio esclusivo dell'Ateneo». Il preside ribadisce, inoltre, «la correttezza dell'operato dell'Università dell'Aquila anche con riguardo all'affitto dell'ex-Optimes. Tale operazione infatti ha consentito alla nostra maggiore facoltà (oltre 160 docenti di ruolo, seimila studenti, ecc.) di avere una sistemazione più che idonea (nella quale è stata allocata anche la facoltà di scienze motorie) e il cui affitto è corrispondente ai valori di mercato correnti in L'Aquila in quel frangente temporale. E questi dati saranno facilmente dimostrati nelle dovute sedi».
La Preside della Facoltà di Psicologia, Fernanda Amicarelli, esprime «profonda amarezza e rammarico nel constatare che tutti gli sforzi profusi dal magnifico Rettore in quel drammatico periodo dell’immediato post sisma debbano essere macchiati da accuse assolutamente ingiuste ed infondate».
«Tra le rovine e le macerie di cui eravamo, ed, in buona parte, siamo ancora circondati, non c’erano situazioni tra cui scegliere», sostiene Amicarelli, «e tutto ciò che veniva offerto, a partire dai generi di prima necessità, era fuori da qualsiasi logica di mercato. Ma perché non si tiene conto di questo? Perché la memoria è così breve da dimenticare la drammatica realtà di nemmeno tre anni fa? Magnifico Rettore, io non dimentico, io sono molto consapevole del ruolo fondamentale che tu hai avuto per la sopravvivenza dell’Università degli Studi dell’Aquila e di questo ti sarò sempre grata».
La preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Grazia Cifone, in qualità di membro del Senato Accademico, parla di «accuse strumentali» al rettore «per avere saputo affrontare una situazione che solo chi ha vissuto quei terribili momenti non può né deve dimenticare».
«Se Di Orio è responsabile di avere rispettato l’impegno assunto dal Senato nei confronti degli studenti, anche io sono responsabile così come lo sono tutti i membri del Senato Accademico che avrebbero dovuto attendere un anno e mezzo la valutazione UTE. Vale forse la pena ricordare che l’Ateneo, dopo la valutazione UTE, ha pubblicato un bando per verificare la disponibilità di strutture adeguate ad accogliere oltre 6000 studenti. Non arrivò alcuna offerta accettabile. Mi autodenuncio anche perché il 15 aprile 2009, ho pagato 20 Euro un panino con la porchetta. Mi autodenuncio perché oggi ho pagato un chilo di pomodori il doppio di quello che avrei pagato a distanza di 50 Km da qui. Mi autodenuncio perché pago un litro di benzina molto di più di quanto non la pagherei al di là del Gran Sasso».
Cgil e Cisl Università ricordano che nonostante le difficilissime condizioni generali in cui versava, dopo il terremoto, tutto il funzionamento e l’apparato organizzativo dell’Ateneo, gli organismi accademici hanno «svolto il più trasparente dibattito e l’approfondimento necessario per giungere alle deliberazioni che sono state assunte in merito. La discussione che è stata fatta nell’addivenire a questa decisione ovviamente ha tenuto conto dei riflessi che il sisma aveva prodotto sul mercato immobiliare».
La considerazione prevalente sulla quale il sindacato torna ad insistere è che la responsabilità è stata assunta dall’Ateneo attraverso i suoi organi, che si è fatto carico di una scelta (oggi oggetto dell’ inchiesta della procura) «con l’esclusivo e prioritario obiettivo della ripresa delle attività didattiche delle facoltà di ingegneria e di scienze motorie. La necessità di riaprire un luogo chiamato università e di poter accogliere gli studenti in un edificio dignitoso e idoneo per lo svolgimento delle attività didattiche è stato il principio guida di tutte le decisioni che sono state assunte nei difficilissimi giorni successivi al terremoto».

IL RETTORE: IO NON MOLLO
Amareggiato, arrabbiato, combattivo. Il rettore Ferdinando Di Orio ha risposto questa mattina in conferenza stampa alle accuse mosse nei suoi confronti e nel confronti di Del Vecchio.  E’ amareggiato perché pensava che «gli aquilani avrebbero capito». Cosa? Che lui c’è la messa tutta per far ripartire fin da subito l’Università, grande motore centrale dell’economia cittadina. «Invece», ha sottolineato, «ci sono avventurieri che puntano il dito su di noi».
E’ arrabbiato perché convinto di essere una vittima, dei giornalisti «che gettano fango» ma anche di quegli «aquilani sciacalli» che dopo il sisma hanno alzato i prezzi all’inverosimile per guadagnare. «Quando e se verremo chiamati a rispondere, risponderemo», ha detto, assicurando però, che alla fine della storia  «chiederò io i danni per le calunnie ricevute».
E il rettore non credeva che sarebbe andata a finire così: «c’era chi voleva portare l’università a Pescara, a Pineto. Io ho dormito dove capitava per giorni e giorni e ho premuto affinchè l’Università restasse qui. Credevo che gli aquilani avessero capito».
«In molti, non il solo Di Iorio, si sarebbero letteralmente "svenati", pur di assicurare la prosecuzione delle attività universitarie», commenta il consigliere regionale dell’Idv, Carlo Costantini. « i fatti gli hanno dato ragione, se è vero, come è vero, che con i suoi 24.000 studenti è stata la prima e forse unica  istituzione pubblica aquilana a tornare alla normalità. Una normalità, quella dell'Università, che oggi rappresenta la speranza alla quale e' aggrappata una intera comunità, delusa e mortificata da come e' stato gestito tutto il resto».
Bene, quindi, secondo Costantini, le verifiche, le ispezioni, le indagini e tutti i controlli del caso, sulle spese dell'emergenza dell'Università. Male, però, «ancora una volta, la stragrande maggioranza di politici aquilani che, con il loro silenzio, fingono di ignorare due verità incontestabili».
La prima. «24.000 studenti e tutta l'economia del valore di decine di milioni di euro l'anno che ruota attorno a loro fanno gola, molto più di quanto possa fare gola una sede distaccata della Corte d'Appello o di qualche ufficio regionale». La seconda. «Nel rapporto costo/benefici, tra quello che e' stato speso ed i risultati prodotti, l'Università de L'Aquila e' l'unica ad essersi meritata la promozione piena».