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UdA: spuntano nuovi candidati a rettore alla ricerca della discontinuità

Intanto una inchiesta aquilana potrebbe sparigliare le carte

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Il prof. Bonetta

Il prof. Bonetta

CHIETI. «Per me vanno bene anche quattro candidati. Più ne siamo, più il dibattito è aperto. Ma si dicono tante cose attorno alle candidature a Rettore che è difficile seguire tutti i nomi dei candidati veri o presunti. Che ci sia dissenso, ed anche forte, nella facoltà di Medicina risulta anche a me. Di nomi non so nulla».

Gaetano Bonetta, il primo dei candidati per il vertice della d’Annunzio uscito allo scoperto con tanto di programma, di lettere ai colleghi e di polemiche, conferma che la situazione pre-elettorale all’università di Chieti è sempre più complessa. E che a sorpresa potrebbe produrre una terza candidatura, dopo le notizie che arrivano dall’Aquila e che coinvolgono quel rettore e l’attuale nuovo direttore amministrativo dell’UdA (che proviene appunto da quella università e che è stato appena nominato da Cuccurullo) nell’indagine sui capannoni affittati dopo il terremoto per ospitare Ingegneria. Oggi infatti le candidature ufficiali sono due: appunto quella di Bonetta e l’altra di Carmine Di Ilio, preside di Medicina e prorettore, che solo recentemente ha rotto il riserbo e si è proposto come successore di Franco Cuccurullo. Si tratta di due posizioni completamente diverse: Bonetta critica a fondo la gestione Cuccurullo, dalle vicende della Fondazione alla gestione dei Dipartimenti che hanno frantumato le facoltà e che sembrano creati in vista delle elezioni. Di Ilio ha presentato invece un programma che non critica il passato, ma solo per puntare sul presente e sul futuro della d’Annunzio alla luce dei nuovi provvedimenti della legge di riforma dell’Università.
«Faccio un esempio – spiega Bonetta – che significato può avere un dipartimento di antichista, mettendo dentro docenti di filologia greca o latina, economisti, storici, magari qualche cultore di diritto? Sorge il dubbio che sia utile più come riserva elettorale».
 Di Ilio insiste invece sulla necessità di incentivare la ricerca e di mettere in grado l’UdA di ottenere le premialità previste sui fondi ministeriali. Troppo poco, secondo alcuni dissidenti della facoltà di Medicina che non condividono la candidatura Di Ilio in quanto non sarebbe la “discontinuità” invocata, soprattutto perché da pro-rettore ha condiviso le scelte amministrative di Cuccurullo. Sergio Caputi, odontoiatria, si tira fuori da questa concorrenza: «Ogni candidatura che tende a spaccare Medicina mi trova contrario – dichiara tranquillo – sì, lo so che si pensa a me, ma io da tempo ho maturato altre valutazioni e non mi faccio strumentalizzare per questo tipo di candidatura. Se dovesse servire, farò un comunicato per dire che non sono candidato, cosa che peraltro non ho mai annunciato». Chi sarà allora il catalizzatore di questo dissenso pro-discontinuità? Si fanno più nomi, ma forse non è il caso di citarli perché potrebbero essere auto-candidature per un momento di visibilità. Un fatto è certo: sulle vicende interne dell’UdA hanno un peso anche queste ultime vicende giudiziarie che rimbalzano dalla cronaca dell’Aquila e che coinvolgono Filippo Del Vecchio recentemente nominato da Cuccurullo direttore amministrativo dell’UdA. L’effetto collaterale non previsto è che la vicenda aquilana possa riaprire la telenovela del licenziamento di Napoleone e della sua sostituzione, una specie di emblema di una gestione del potere universitario che molti non condividono più. Con tutte le conseguenze interne sui candidati alle prossime elezioni.
s. c.