SANITA'

Il primario di ostetricia Maurizio Rosati: «Così si partorirà a Pescara»

Dopo l’intervento di laparoscopia 3d, il primario racconta come “aprirà” il reparto

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Il primario di ostetricia Maurizio Rosati: «Così si partorirà a Pescara»
PESCARA. «Partorire come a casa, ma non in casa». Sembra quasi un slogan ad effetto, ma che ci azzecca con l’intervento di laparoscopia tridimensionale che Maurizio Rosati, primario di ginecologia ed ostetricia, ha effettuato l’altro ieri all’ospedale di Pescara?

«C’entra – spiega Rosati - questa tecnica a 3D che è stata adottata qui per la prima volta in Italia è solo uno degli aspetti del programma che ho in mente di realizzare e che ho condiviso con il manager D’Amario. E cioè la possibilità di aprire il reparto al territorio attraverso i Consultori, la differenziazione tra gravidanza fisiologica e patologica, la possibilità per le donne gravide di effettuare le ecografie in ospedale, creare a fianco al reparto due case-parto dove si può partorire come a casa, recuperando l’umanizzazione del parto. Qui il medico interviene solo se ce n’è bisogno. E tanto altro. Senza dire che condivido lo spirito che guida il manager: cioè tutto deve concorrere alla fierezza dell’appartenenza a questa Asl».
 Maurizio Rosati, abruzzese di Atri, è un “cervello” ritornato dopo anni di esperienza fuori regione e dimostra l’entusiasmo di chi vuole trasferire in Abruzzo il meglio di quello che ha scoperto fuori. Così le case parto, che sono attive in Nord Europa. Ma ci sono anche altri programmi ambiziosi: la tracciabilità di ogni intervento sanitario, l’informatizzazione delle procedure, la trasformazione dell’ostetricia da ospedaliera a mutualistica.
«Certo: sono progetti ambiziosi e quindi è meglio essere prudenti, ma questo non significa che non bisogna avere idee. Ho la fortuna di essere in sintonia con il manager – continua Rosati – e già il fatto che la Asl ha scelto di avere un solo primario in Provincia, senza possibilità di sovrapposizioni, consente di progettare una scuola di ostetricia e ginecologia, cioè una rete di addetti che puntano all’eccellenza senza se e senza ma. Adesso stiamo lavorando anche ad un progetto con l’Università di Tel Aviv per formare alcuni medici e inoltre forse partirà un tutoraggio per 5 chirurghi specializzandi. Non ci fermiamo solo alla laparoscopia in 3D».
Ci spieghi intanto come funziona e perché questo tipo di intervento è meglio di altre tecniche: «Questa laparoscopia è in diretta concorrenza con il Robot che si sta affermando in chirurgia – spiega il primario che ha effettuato una isterectomia radicale per un utero malato di tumore – intanto permette di operare con fori molto più piccoli, partendo dall’ombelico: 1 cm per introdurre l’ottica, pochi millimetri per i fori attraverso cui passano gli accessori. Addirittura sto sperimentando la possibilità di operare solo attraverso l’ombelico, ad una sola porta, come si dice. Inoltre mentre il Robot permette di operare solo ad un chirurgo che muove i bracci dello strumento, seguendoli con il visore, nella laparoscopia gli altri assistenti possono seguire con gli occhialini su uno schermo anche grande e collaborare nell’intervento. Insomma ci sono vantaggi innegabili. Senza dire che questa tecnica è molto meno costosa: il solo Robot costa intorno ai 2,5 mln, qui siamo molto, ma molto meno costosi».
Sebastiano Calella