INDUSTRIA E CRISI

E’ rottura Sixty-sindacati. Appello alla convocazione dell’unità di crisi della Regione

Ieri la manifestazione dei dipendenti dell'industria di abbigliamento di Chieti

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E’ rottura Sixty-sindacati. Appello alla convocazione dell’unità di crisi della Regione
CHIETI. E’ fallito ieri l’incontro tra i sindacati e la proprietà per la vertenza Sixty, dopo una manifestazione per le vie di Chieti e una mattinata di discussioni alla Provincia, assessorato al lavoro, alla presenza delle parti e di Confindustria.

Un fallimento annunciato, secondo i sindacati che su questa vertenza parlano in modo assolutamente unitario, perché «la proprietà si ostina a non rispondere alle sollecitazioni di chiarimento sul destino della fabbrica».
Invece, secondo un comunicato Sixty, si è trattato di un «semplice avvio della procedura di cassa integrazione: non è stato possibile raggiungere un accordo tra l’azienda e i sindacati sul ricorso alla Cigs, strumento di supporto alla gestione dell’esubero conseguente al Piano industriale presentato da Sixty Spa. La Cigs è un passaggio obbligato del Piano che si pone come obiettivo quello di assicurare il rilancio del gruppo e il ritorno all’utile nel 2015. L’azienda infatti ha chiuso gli ultimi 3 esercizi in perdita».
Perciò si esprime «rammarico per il mancato accordo che riguarda 414 dipendenti, visto che il nuovo piano industriale 2012-2015 punta a porre le basi per il rilancio del Gruppo già a partire dal 2012».
 Non è così, sostengono invece Cgil, Cisl e Uil che contestano e rispondono punto per punto al tentativo che l’azienda fa per ammorbidire «le sue gravi responsabilità». E soprattutto lanciano un appello pressante alla Regione: «dopo il mancato accordo è necessario attivare con urgenza l’unità regionale di crisi con gli assessori Gatti e Castiglione: c’è il rischio concreto di 250 licenziamenti», dichiara Giuseppe Rucci, che sottolinea di parlare a nome anche degli altri sindacalisti e rinvia al comunicato emesso congiuntamente. In particolare il dissenso che ha provocato la rottura è proprio «sull’uso della Cigs che viene snaturata e diventa solo l’anticamera del licenziamento». Tra l’altro «non è stata accolta la richiesta (che avrebbe sgombrato il campo da equivoci sul  “pre-licenziamento”) di aprire la Cigs per tutto il personale, il che avrebbe colto la reale finalità di questo ammortizzatore sociale». Soprattutto, sostengono i sindacati, «non è stato chiarito a chi verranno esternalizzate alcune attività che sono il vero cuore dell’azienda, e cioè: Magazzino materie prime, Cad e Controllo qualità tessuti e che fine faranno i lavoratori lì impegnati. Anche questo in netto contrasto con le finalità della Cigs».
 Infine c’è una contraddizione di fondo nella posizione Sixty, secondo la quale rimarrebbero 250 esuberi, in contrasto con le finalità della Cigs.
Il clima dei rapporti per questa trattativa dunque si fa ancora più teso, se verrà chiesta la firma della Cigs al Ministero in modo unilaterale e senza attendere l’unità regionale di crisi. D’altra parte, concludono i sindacati, «l’indisponibilità a fornire qualsiasi risposta sulle ricadute negative del piano è la logica conseguenza sia dello stravolgimento dell’originaria natura dell’azienda sia di un suo ulteriore ridimensionamento. Siamo disponibili a fare sacrifici, ma solo in vista del mantenimento dei posti di lavoro».
s. c.