EMERGENZA RIFIUTI

La guerra della monnezza, Confcommercio: «superficialità delle amministrazioni pubbliche»

«L’emergenza rifiuti come il problema del dragaggio»

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La Discarcia di Colle Cese

La discarcia di Colle Cese

ABRUZZO. Mentre la Regione tenta l’effetto soporifero, in Abruzzo si scatena la lotta contro il rifiuto. Nessuno vuole la spazzatura di altri. Ognuno si tenga la propria.

Nel mezzo della nuova emergenza rifiuti, tutt’altro che imprevedibile, si scatena la guerra di campanile. Partiti ed organizzazioni sindacali o associazioni si dicono pronti alle barricate ma si fanno anche domande e pretendono spiegazioni.
Per ora sono davvero poche le spiegazioni possibili che si possono dedurre: i fatti parlano di inerzia, forse colpevole, di chi poteva fare molto tempo fa ed invece ha pensato ad altro.
Particolarmente dura la Confcommercio di Pescara che parla di «superficialità» degli amministratori e accomuna il problema dragaggio con quello della emergenza rifiuti. Due problemi così diversi che hanno in comune una emergenza fasulla, una inerzia che si trascina da sempre, l’incapacità di gestione, l’incapacità o la mancanza di volontà nel risolvere in maniera radicale le cause dei problemi.
Così per il dragaggio non si pensa alla modifica del progetto del porto, nel campo dei rifiuti non si pianificano strategie a medio e lungo termine.
«Prendiamo atto della soluzione tampone individuata dalla Regione Abruzzo», scrive la Confcommercio, «ma ci chiediamo se, così come in tante altre occasioni, non ci si poteva pensare prima, quando all’orizzonte incombe il rischio che nella nostra città possa riproporsi la drammatica situazione verificatasi nei mesi scorsi a Napoli. Non capiamo perché le iniziative politiche e amministrative finalizzate alla risoluzione del problema si stiano attivando solo oggi, proprio a ridosso dell’emergenza, visto che era noto da anni che la capacità della discarica di Colle Cese andava ormai esaurendosi. Ciò che ci indigna», aggiunge la Confcommercio, «è la colpevole inerzia delle istituzioni competenti, che non sono riuscite, pur avendo a disposizione un considerevole lasso di tempo, ad individuare una soluzione definitiva. Non sappiamo se le responsabilità siano da attribuire alla Regione o alla Provincia, per non aver saputo redigere un Piano Rifiuti in grado di risolvere la questione, ma ciò che maggiormente ci stupisce è anche il silenzio dei rappresentanti delle forze politiche pescaresi. Diversi sono infatti i consiglieri e gli assessori delle Amministrazioni Provinciale e Comunale di Pescara che ricoprono cariche all’interno del Consiglio Regionale; ciononostante, non ci sembra di aver mai riscontrato un intervento di questi ultimi per evidenziare la pericolosa situazione che oggi si rivela in tutta la sua gravità».
«Fra l’altro», conclude la nota dell’organizzazione, «ci si permetta una riflessione: la nostra città si è fatta carico di accogliere oltre 130.000 tonnellate di rifiuti provenienti dalla zona di Teramo. Viene lecito allora domandarsi: dov’è finita la solidarietà? Perché non riscontriamo analoga disponibilità da parte di altri Comuni abruzzesi? Stupisce anche il silenzio del Primo Cittadino Albore Mascia, che avremmo voluto vedere battersi in prima linea per sollecitare presso le sedi competenti tutti gli interventi possibili per la soluzione della problematica in oggetto».
Intanto la Regione ieri ha stabilito che per far fronte all’emergenza di Pescara (dovuta in parte all’emergenza di Teramo scattata due anni fa i cui rifiuti sono arrivati proprio a Pescara) il pattume sarà portato nelle discariche di Sulmona, Civeta di Cupello, Cerratina di Lanciano e Casoni di Chieti per un totale di 51.350 mc. I problema però è sempre lo stesso: chi paga i costi aggiuntivi?
Si è già innescato un cortocircuito tra Ambiente spa e Deco che non vuole la proroga del contratto (e pagare i costi aggiuntivi) ma anche il consorzio Ecolan di Lanciano punta i piedi e la spazzatura in più non la vogliono.
«La discarica Cerratina di Lanciano è in fase di esaurimento e non può ricevere rifiuti extraconsortili: come ribadito alla Regione in occasione dell'ultima riunione sull'emergenza pescarese, Cerratina non ha volumi disponibili per i rifiuti del pescarese», ha detto il direttore generale della società proprietaria della discarica di Cerratina, la Eco.Lan. spa, Sandro Fantini. La posizione del cda e di molti dei 53 sindaci dei comuni soci della Ecolan e' chiara: Cerratina e' in fase di esaurimento ed è appena sufficiente per lo smaltimento dei rifiuti dei 53 comuni soci. L'ampliamento della capacità della discarica del 10% non è stato ancora approvato, e' in fase di Valutazione d'Impatto Ambientale - aggiunge Fantini - dunque al momento non e' possibile tecnicamente ricevere rifiuti da fuori, ne' e' conveniente, perche' si trasferirebbe il problema senza risolverlo, essendo Cerratina in fase di esaurimento».
Le conseguenze sono chiare: con l’arrivo dei rifiuti da altre province si scompaginano i piani delle discariche locali e si accelerano i tempi della loro saturazione e così si rischia un effetto domino , una emergenza che è destinata a scoppiare in tutti gli altri centri abruzzesi.
Intanto a Penne si parla della proposta di realizzazione di un impianto per il trattamento dei rifiuti sul territorio comunale. Un impianto che non piace a Sinistra ecologica e Libertà che ha chiesto al sindaco, al delegato all'Ambiente, al Presidente del Consiglio Comunale di Penne ed ai consiglieri di maggioranza della lista "Per Penne" l'immediata convocazione di una Conferenza dei Servizi aperta a tutti i cittadini, ad associazioni, partiti e movimenti in cui vengano forniti i dati ufficiali che riguardano il progetto.
Tira una brutta aria e la velocità e la poca trasparenza può giocare brutti scherzi. Chissà se gli abruzzesi hanno imparato dal passato.