CASO TANCREDI

Bancarotta Di Pietro. «Sui nostri conti transitavano anche i soldi di Tancredi»

Le rivelazioni in un articolo di Repubblica

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Procura di Teramo

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TERAMO. Sui conti all’estero intestati agli imprenditori Maurizio Di Pietro e Guido Curti, arrestati per bancarotta, transitavano anche i soldi di Carmine Tancredi.

A dirlo nel corso di un interrogatorio davanti al pm di Teramo, Irene Scordamaglia, è proprio Di Pietro, come rivela Giuseppe Caporale in un articolo su Repubblica.
E sempre Di Pietro avrebbe spiegato al magistrato che fu il socio di studio del governatore a portarlo a Lugano, a creare le società off-shore e a trovare pure una testa di legno, un portalettere in pensione «cui affidare il compito di amministrare fittiziamente le società, mentre era sempre lo studio commercialistico a gestire tutte le operazioni delle triangolazioni dei soldi tra Cipro, Inghilterra e Italia (andata e ritorno)».
Sempre Tancredi, racconta l’imprenditore, chiese al proprio cliente di acquistare un immobile di 280 mila euro: «il Tancredi un giorno mi dice: guarda c'è una casa che si vende a Pietracamela è di proprietà di un tale... Gli devi fare un'offerta, 280 mila euro e te la dà. Ti metti d'accordo, poi vieni qui all'ufficio mio e facciamo il compromesso. Quella (la casa, ndr) praticamente risulterà mia, poi vediamo come dobbiamo fare, perché mi serve la devo dare in affitto ad un ente, poi ti spiego. Così mi disse...».
Mentre in Abruzzo la polemica politica è ai livelli massimi (con Idv in testa che aspetta ancora la risposta alle 10 domande) Chiodi sostiene di essere vittima di un attacco di «potentissime lobby» che starebbero cercando di gettarlo nel fango («Le dieci domande e le insinuazioni striscianti sono tutta una montatura, vogliono invischiarmi a tutti i costi in vicende giudiziarie, sperando che qualche schizzo di fango prima o poi mi colpisca. Ma adesso basta»).
Se il presidente ha annunciato querele, l’indagato Di Pietro aspetta con ansia che la procura di Teramo abbia in mano le rogatorie richieste: «Non vedo l'ora che vi arrivi... Così vediamo cosa dice Tancredi...»
Per l’imprenditore, in pratica, il ‘dominus’ dell’intera operazione era dunque il socio di studio del presidente: «Solo Tancredi poteva amministrare quelle società estere. Dietro la De Immobiliare c'è la Ruclesan (società cipriota, ndr). Ma la Ruclesan non ha conti correnti. E quindi c'è dietro un'altra società ancora... Vi manca un pezzetto... Scoprirete tutto con la rogatoria»
«Maurizio Di Pietro», scrive Caporale, «sostiene di aver visto transitare su quel conto svizzero anche soldi che non erano i suoi. Soldi versati dal socio del governatore, Carmine Tancredi. Sterline. "410 mila sterline...". "Ma questi soldi erano i suoi?" chiede all'imputato il pm Irene Scordamaglia. "No, di Tancredi erano... dottoressa..."».
Tancredi, come emerge dal verbale pubblicato da Repubblica, racconta invece di aver agito sempre per delega. «Ma queste "deleghe" - rivela nell'interrogatorio di Curti il pm Scordamaglia - tra le carte consegnate dallo studio del governatore non sono state trovate. Non ci sono».

*L’ARTICOLO INTEGRALE