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Inerzia, niente trasparenza e incompetenza: l’ennesima emergenza rifiuti è servita

Altre domande a Chiodi

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Discarica di Colle Cese

Discarica di Colle Cese

ABRUZZO. C’è un pallino fisso che rimbalza in Abruzzo da anni e che è impazzito nell’ultimo periodo. Un pallino fisso.

Secondo alcuni questa emergenza, che non è affatto imprevista ma quantomeno ciclica, è voluta per giustificare la creazione di inceneritori. Lo sostengono in molti e da più parti. L’idea è alimentata dal fatto che la regione, soprattutto negli ultimi mesi, si è di mostrata assolutamente inerte. Questa inerzia avrebbe permesso di far arrivare le cose alla situazione in cui siamo: discariche piene e decisioni improvvise da prendere.
Da anni, però, si sapeva che le discariche nella primavera 2012 si sarebbero riempite e sarebbero arrivate a saturazioni. Colle Cese chiuderà l’11 marzo per via dei rifiuti teramani che sono stati trasportati qui a causa di un’altra emergenza, anche quella molto particolare e tutta ancora da capire e svelare. Sta di fatto che alla fine nulla di nuovo o imprevedibile è capitato che abbia potuto generare questa nuova emergenza. Ecco perché allora non si tratta di emergenza ma di normale gestione dei rifiuti al collasso.
Oggi la Regione, finalmente, annuncerà nel dettaglio le sue intenzioni e qualcosa di più potrebbe capirsi.
Una critica feroce e attenta al problema dei rifiuti arriva, come spesso accade, da Rifondazione Comunista che si è sempre scagliata contro il monopolio creatosi negli ultimi 10 anni in Abruzzo della ditta Deco della famiglia Di Zio, il cui capostipite, Rodolfo Valentino Di Zio è stato coinvolto nella mega inchiesta Re Mida sui rifiuti insieme all’ex assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni (Pdl).

«QUALCUNO DOVREBBE DIMETTERSI»
Rifondazione ribadisce che l’emergenza «non è assolutamente un fatto naturale e più che davanti alla morte di una discarica (Colle Cese) siamo di fronte ad un delitto annunciato. Dovrebbero tacere Pd e Pdl che in Abruzzo occupano da un decennio, a titolo oneroso e nell’assoluta incapacità, gli ex consorzi dei rifiuti, che avrebbero dovuto provvedere alla realizzazione dell’impiantistica e al raggiungimento degli standard europei (e nazionali) di raccolta differenziata, per rendere residuali le discariche ed ancor di più inutili gli inceneritori».
Secondo il partito saremmo di fronte ad una gestione quantomeno opaca, piena di zone d’ombra, poiché scelte cruciali che implica anche i soggetti privati avvengono senza trasparenza.
«Ci sarebbero tutte le motivazioni per cui tali soggetti si dimettessero», dice Marco Fars, segretario regionale Prc, «il mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata e la totale insufficienza di impianti di compostaggio non fanno altro che avvantaggiare ulteriormente la posizione semi-monopolistica di Deco. Il sospetto, come si evince dalle inchieste, è che al di là delle incapacità di chi ha gestito, ci sia la volontà di arrivare all’emergenza per permettere la prosecuzione dell’inciucio affari-politica. E’ il momento di mettere in campo una task force che abbia davvero le competenze in tema di gestione e ciclo integrato dei rifiuti».
Con queste premesse è difficile anche capire dinamiche e retro pensieri della gestione pubblica che assomiglia molto a tutte le altre che permettono la commistione tra politica e imprenditori.
Il resto sono chiacchiere e “politica delle dichiarazioni”, speso ovvie volte a difendere posizioni o interessi.

LA LOTTA PESCARA-CHIETI
Il Partito Democratico di Chieti ha ribadito la sua assoluta contrarietà al conferimento dei rifiuti nella discarica di Casoni e a tutti i livelli ha evidenziato, anche per mezzo del proprio gruppo regionale, l’esistenza di siti alternativi a quello di Chieti.
I rifiuti di Pescara attualmente giungono a Chieti per subire il trattamento meccanico biologico, all’esito del quale il rifiuto prodotto acquista un nuovo codice Cer (N.19), che deve obbligatoriamente essere smaltito dal gestore dell’impianto senza nessuna responsabilità di parte pubblica.
«In nome dell’emergenza e provvisorietà si vuole», dice Enrio Iacobitti (Pd), «come solitamente accade nel nostro Paese, rendere la scelta definitiva, così riducendo drasticamente la portata della discarica di Casoni, da circa otto anni a due. In tal modo si organizzano le condizioni di favore per il raddoppio della stessa discarica, alla quale ci si potrebbe opporre solo pagando uno spaventoso innalzamento della TARSU. Insomma, i cittadini di Chieti, oggi tra i più virtuosi d’Abruzzo per la raccolta differenziata, pure avendo una discarica di proprietà comunale, dovranno accettare il raddoppio della stessa oppure pagare molto di più per il conferimento e lo smaltimento dei propri rifiuti».
E grazie alla gestione fallimentare della politica, le beffe sono tante e tutte da far scontare ai cittadini.
Intanto a causa delle scelte -e di quelle mancate- gli sforzi della raccolta differenziata non serviranno a far scendere le tasse. Anzi la Tarsu aumenta e questo non è un bell’incentivo ad aumentare le percentuali ancora bassissime di pattume che non finisce in discarica. A causa di interessi trasversali la raccolta differenziata è stata sempre “depressa” perché era più comodo (ma infinitamente più oneroso) mandare la spazzatura in discarica e questo ha fatto lievitare la Tarsu ma soprattutto ha fatto sì che le discariche esistenti si colmassero in fretta mentre se si fossero rispettati i parametri della differenziata non ci sarebbe stata alcuna emergenza né la necessità di costruire nuove discariche. Figurarsi gli inceneritori. 

TROPPI RITARDI? «COLPA DEI RAPPORTI TRA POLITICA E IMPRENDITORIA»
«Ci meravigliavano i visi ironici di politici che incontravamo senza sapere che gli stessi che avrebbero dovuto risolvere il problema, venivano finanziati a vario titolo da coloro che gestivano il ciclo dei rifiuti», dice Gianluca Monaco dell’associazione Terra Nostra, «come da articoli di cronaca, intercettazioni e inchieste della Procura hanno dimostrato. I nostri dubbi sono quelli di tutti i cittadini cioè che i ritardi sull'approvazione del nuovo Piano Provinciale Rifiuti e sull'attuale ritardo della Regione nel trovare una soluzione dipendano dal rapporto tra politica e imprenditoria, rapporto confermato dopo la pubblicazione dei finanziamenti della stessa imprenditoria ai politici. Come possiamo pretendere che gli stessi che hanno preso finanziamenti elettorali possano imporre dei limiti al finanziatore? Sarà una coincidenza anche la mancata attivazione dell'impianto pubblico di Alanno o del biodigestore di Spoltore? Un dato è certo: ai cittadini si è chiesto di pagare aumenti sulla tassa rifiuti senza che fossero fatti investimenti pubblici sulla gestione degli stessi. C’è anche un’altra domanda: la tassazione va a ripagare l'impresa privata che poi rivende il rifiuto trattato guadagnando doppiamente, nel frattempo la politica verrebbe finanziata affinché "non decida" per una soluzione di interesse e gestione pubblica? Oggi ci sono in ballo elezioni amministrative a Montesilvano e Spoltore dove ci sono inchieste legate proprio al mondo dei rifiuti: la nostra curiosità sarà nel vedere con quale faccia i "rappresentati" del popolo si presenteranno a questi appuntamenti, a queste richieste di voto sapendo di essere stati finanziati da quegli imprenditori oggi sotto la lente della Procura. Faranno gli interessi dei cittadini?»

MARTEDI’ CONSIGLIO REGIONALE
E la politica strillata e fumogena è destinata ad un crescendo il prossimo martedì 13 quando ci sarà il consiglio regionale straordinario
«Nessuno pensi di fare del consiglio straordinario di martedì 13 un’occasione per fare esercizio di demagogia o lanciare attacchi infondati. Sulla questione dei rifiuti siamo aperti al dialogo, ma forti delle nostre convinzioni e senza alcuna ambiguità al riguardo», avverte Riccardo Chiavaroli, portavoce del gruppo Pdl in Consiglio regionale.
«La gestione dei rifiuti va affrontata come stiamo facendo puntando sulla diminuzione dei rifiuti prodotti, sulla raccolta differenziata – spiega il portavoce del Pdl – ma la chiusura del ciclo si ha con la distruzione dei rifiuti restanti e che non trovano spazio in discarica. Per noi l’opzione migliore resta quella di termovalorizzatori, come si usa in tutta Europa e che funzionano ottimamente anche dal punto di vista ambientale con ampie garanzie per la salute dei cittadini. Peraltro – conclude Chiavaroli – va ricordato che già oggi parte dei rifiuti dell’Abruzzo vengono conferiti a un termovalorizzatore in Emilia Romagna con costi aggiuntivi che invece potremmo utilizzare per investimenti in regione».

ANCORA DOMANDE A CHIODI
E Camillo D’Alessandro, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, si produce nello sport più in voga negli ultimi tempi in Abruzzo: rivolgere domande al governatore Chiodi.
«Come mai i rifiuti della Provincia di Teramo», domanda D’Alessandro, «da anni vengono conferiti prevalentemente in più discariche di altre province accelerando il loro processo di saturazione creando così una situazione di emergenza rifiuti in tutto l'Abruzzo, come quella di Pescara rispetto all'utilizzo di Casoni a Chieti? Come mai la Provincia di Pescara, a guida PdL, non ha mai approvato il piano di rifiuti che prevedeva l'apertura di tre discariche che avrebbero evitato l'emergenza? Come mai la Regione non si e' mai attivata per conferire rifiuti a discariche di confine di altre regioni, con minore costo tra l'altro a carico dei comuni, come quelle intorno ad Ascoli Piceno nelle Marche o nel Molise? Come mai la Regione non eroga a Comuni e Consorzi di rifiuti i 15 milioni di Euro disponibili da oltre un anno in bilancio per l'attività relativa a raccolta, differenziazione rifiuti ed altre attività ancora che diminuiscono il conferimento in discarica? Come mai la Regione , pur conoscendo il rapporto del servizio gestione rifiuti che, ogni sei mesi, ha denunciato l'avvicinarsi dell'esaurimento della capacita delle discariche in Abruzzo, non ha mai provveduto, ad individuare altri siti o altre soluzioni che avrebbero dovuto evitare l'avvicinarsi della situazione Napoli in Abruzzo. Forse per giustificare l'inceneritore ?»

IL SINDACO DI VASTO CONTRO CHIODI
«La Regione, in tema di rifiuti, è priva di ogni tipo di programmazione, limitandosi a gestire alla giornata le varie emergenze che mano a mano si verificano. L’impressione è che, di questo passo, in Abruzzo finiremo come a Napoli o Palermo. E da anni che ripetiamo queste cose. E sono anni che la situazione si aggrava sempre di più», ha detto Luciano Lapenna sindaco di Vasto ed ha aggiunto: «a Vasto siamo al 40 per cento di raccolta differenziata, ma non ce la facciamo ad andare avanti da soli. Sono d’accordo che la differenziata è essenziale, ma i comuni da soli non ce la fanno. Se è vero che ci sono 15 milioni in Regione per questo scopo, siamo ancora più arrabbiati per una politica che fa finta di niente e gestisce soltanto le ennesime, ripetute emergenze-discariche. L’emergenza che sta vivendo Pescara a noi è capitata tre anni fa – ha continuato il primo cittadino di Vasto – con la crisi della discarica del Civeta. Da soli, io e gli altri sindaci del nostro comprensorio abbiamo dovuto affrontare quell’emergenza con costi pesantissimi che stiamo pagando ancora adesso. Non accetto la posizione di chi, come il Sindaco di Chieti Di Primio, imputa all’ex Giunta Regionale Del Turco responsabilità che, invece, sono dell’attuale governo regionale. Per la raccolta differenziata – tanto per fare un esempio – la Giunta Del Turco aveva dato qualche spicciolo ai comuni, mentre il governo Chiodi ha tolto anche quei soldi lasciando ai comuni il compito di fare da soli».
Anche quella del Civeta fu una bella grana fatta di misteri, mancanza di trasparenza e debiti ripianati dalla Regione.

A LANCIANO NON VOGLIONO ALTRI RIFIUTI

«Un deciso no rispetto alla ipotesi, molto concreta, che i rifiuti pescaresi possano essere dirottati nella discarica di Cerratina», lo grida a gran voce il capogruppo della lista civica Rinnoviamo Lanciano, Giacinto Verna, estremamente preoccupato per le notizie, sempre più incalzanti, secondo le quali una parte dei rifiuti del territorio pescarese potrebbe confluire nella discarica lancianese. «Non può essere ancora Lanciano – puntualizza Verna - ad accollarsi quest'onere, come sembra la Regione potrebbe decidere in vista dell'imminente chiusura dell'impianto di Colle Cese, a Spoltore, che accoglie la spazzatura dei Comuni della provincia di Pescara. L'impianto frentano – ricorda il consigliere di maggioranza - a mala pena riesce a soddisfare le esigenze dei comuni soci del consorzio, figuriamoci come possa assorbire anche il pattume extraconsortile».