TERAMO

Discarica La Torre, Chiodi in aula: «mi sono fidato dei tecnici»

Il sito crollò il 17 febbraio del 2006

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3571

 Discarica La Torre, Chiodi in aula: «mi sono fidato dei tecnici»
TERAMO. Il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, è comparso ieri mattina in aula a Teramo.

Lui è uno dei cinque imputati del processo per il crollo della discarica La Torre a Teramo perché a quell’epoca era il primo cittadino della città. E ieri mattina il governatore ha spiegato al giudice Domenico Canosa di essersi fidato dei tecnici del Comune ai quali girava le segnalazioni dei cittadini e le relazioni tecniche che gli arrivavano. Nessuno gli aveva preventivato, ha spiegato ancora, il pericolo di problemi sanitari o l’eventualità che potessero registrarsi dei crolli all’interno del sito.
Chiodi è accusato di crollo colposo per aver consentito l'ulteriore deposito di spazzatura in discarica nonostante fosse satura. Il crollo avvenne il 17 febbraio del 2006, dopo i primi segnali di smottamento registrati l'anno prima.
Sono imputati nello stesso processo i consiglieri Berardo Rabbuffo (all'epoca assessore di Chiodi), gli ex presidenti provinciali Claudio Ruffini ed Ernino D'Agostino, il dirigente del settore rifiuti della Regione, Franco Gerardini e altri sei tra dirigenti comunali, dell'Arta, della Provincia.
Le accuse mosse dalla procura vanno dall'attività di gestione dei rifiuti non autorizzata all'inquinamento dell'aria, dal crollo colposo al falso materiale. Secondo la ricostruzione degli inquirenti la Provincia e il Comune non potevano non essersi accorti che il sito non era più idoneo a ricevere rifiuti. Inoltre le proroghe concesse non erano legittime: già da tempo la capienza limite era stata superata, così come il limite ultimo di tempo per portare i rifiuti. Ma per altri due anni (dal 2004 al settembre 2006, mese della frana nella discarica) i rifiuti continuarono ad essere portati lì. Le pessime condizioni del sito non furono una sorpresa per nessuno. Subito dopo il crollo i residenti della zona parlarono di «disastro annunciato». Con i soldi della protezione civile (circa 6 milioni di euro) il sindaco Chiodi approvò un progetto di messa in sicurezza che consisteva nel progetto di ampliamento già approvato; tranne per il costo di alcuni terreni da espropriare raddoppiati nel valore. Il governo Prodi (subentrato a quello Berlusconi che aveva dato il finanziamento), ridusse l'ammontare del finanziamento a 2 milioni di euro, spostando la competenza dal Sindaco al Prefetto: con questi soldi sono stati fatti i lavori di messa in sicurezza della discarica che si sono dimostrati fallaci dopo la prima pioggia.