VILLA PINI

Neuromed perde la cauzione per il mancato acquisto di Maristella

Ieri la decisione del tribunale civile di Chieti

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Camillo Romandini

Camillo Romandini

CHIETI. Il mancato perfezionamento dell’acquisto all’asta di Maristella, costa a Neuromed 131 mila euro.

Cioè la cauzione a suo tempo versata al momento dell’aggiudicazione e che ora sarà incamerata dalla curatela fallimentare, costretta a riprendere la gestione di questo istituto di riabilitazione del Gruppo Angelini che opera a Chieti all’interno di Villa Pini. E’ la conseguenza della decisione del Tribunale civile di Chieti (Camillo Romandini presidente, giudici Nicola Valletta e Lucio Luciotti, quest’ultimo relatore ed estensore del provvedimento): la camera di consiglio ha infatti respinto il reclamo di Neuromed contro il decreto del giudice delegato che già a fine novembre aveva negato la restituzione di questa cauzione, pari al 10% del prezzo di acquisto.
 Il  contenzioso è scattato dopo che Neuromed si era aggiudicata la società Maristella  per 1,311 mln di euro, decidendo subito dopo di ritirarsi dall’acquisto motivando il suo disimpegno per «fatti nuovi sopraggiunti» che avrebbero modificato l’azienda oggetto di vendita. In sostanza, secondo il reclamo poi bocciato, si sarebbe verificata l’ipotesi della vendita di “aliud pro alio”, cioè sarebbe stata acquistata una cosa diversa da quella che era all’asta. Insomma una specie di “bidone” rifilato dalla curatela all’Istituto neurologico mediterraneo. Il “fatto nuovo sopraggiunto” immediatamente a ridosso dell’asta fissata il 3 ottobre scorso, sarebbe stato uno scambio di lettere tra la Asl di Chieti ed il sindaco Umberto Di Primio che il 28 settembre aveva segnalato una criticità irrisolvibile: Maristella, operando all’interno dei locali di Villa Pini (attualmente affittata dal Policlinico Abano Terme), non avrebbe mai potuto ottenere l’autorizzazione definitiva all’esercizio dell’attività sanitaria, pur potendo contare su quella provvisoria.

Il Tribunale però è stato di diverso avviso ed ha confermato il no del giudice delegato alla restituzione della cauzione, in quanto non c’erano stati “fatti nuovi sopraggiunti”. Ora l’unica strada che rimane aperta a Neuromed per ottenere il rimborso è il ricorso in Cassazione, che potrà essere deciso una volta letto il provvedimento che è in corso di notifica. A quanto si riesce a sapere, infatti, non brucia tanto la sconfitta, quanto il fatto che nella decisione di condanna (tra l’altro anche a 3 mila euro di spese) non si fa nessun cenno alle sentenze del Tar L’Aquila sulla revoca degli accreditamenti alle aziende del Gruppo Angelini. Una materia però molto complessa, sulla quale è intervenuta la sospensiva e pende l’appello che il Consiglio di Sato esaminerà il 13 aprile prossimo, con una decisione che sarà decisiva non solo per Maristella, ma per tutta la galassia delle società ex Angelini. Da questo dipende anche la sorte della procedura fallimentare, cioè del posto di lavoro dei dipendenti e del rimborso dei creditori le cui spettanze potranno essere saldate in tutto o in parte solo se la Regione ha revocato legittimamente la sospensione degli accreditamenti regionali, già irrogata al Gruppo Angelini prima del fallimento.
Il provvedimento del Tribunale civile dunque ha rigettato il reclamo di Neuromed che avanzava due richieste: l’annullamento dell’aggiudicazione per «errore incolpevole», non avendo conosciuto per tempo la corrispondenza Asl-sindaco del 28 settembre e, in subordine, per il mancato accordo con i sindacati previsto dalla legge. Il Tribunale liquida brevemente questa seconda richiesta e sembra non ritenere di molto pregio l’argomento del mancato accordo sindacale, la cui “colpa esclusiva” sarebbe di Neuromed. Nel corso delle trattative avrebbe tenuto un comportamento di “chiusura” verso ogni accordo sia per il rifiuto di assumere due dipendenti ad uso della procedura sia per aver modificato i progetti occupazionali presentati ai sindacati: all’inizio aveva previsto l’assunzione del 50% del personale, poi c’era stata la proposta di affidamento dei pazienti ad una cooperativa esterna “per nuove circostanze sopraggiunte” (però “non specificate”), poi infine non aveva offerto nessuna garanzia di assunzione dei dipendenti in servizio. Il che aveva provocato le proteste dei sindacati per la “difformità” delle ultime proposte rispetto a quelle iniziali. E ciò nonostante la legge insista sul mantenimento dei livelli occupazionali della società venduta.
Il Tribunale civile si è soffermato invece di più sulla richiesta di annullamento della vendita ed ha concluso che Neuromed ben sapeva di acquistare Maristella “nello stato di diritto e di fatto in cui si trovava”, “senza garanzia alcuna per vizi o mancanza di qualità” e che “la vendita non poteva essere revocata per alcun motivo”, come si legge a pagina 5 del Disciplinare dell’asta. Il che, addirittura, non “legittima nemmeno la richiesta di annullamento”. Il provvedimento si sofferma a valutare se effettivamente la corrispondenza del 28 settembre, che solleva il problema della promiscuità dei locali tra Maristella e Villa Pini, sia un fatto nuovo sopraggiunto o no e se questa coabitazione innovava rispetto all’impossibilità di ottenere l’autorizzazione sanitaria definitiva. La risposta è no: la promiscuità dei locali con Villa Pini era nota da sempre, il disciplinare – noto a Neuromed - escludeva la possibilità di autorizzazione definitiva se non fossero state superate queste problematiche esistenti, era obbligo di chi sottoscriveva l’offerta prendere visione della situazione reale e della documentazione allegata, come peraltro Neuromed – secondo il Tribunale - aveva fatto, infine c’era stata l’accettazione della “situazione giuridica e di fatto”. Soprattutto nel Disciplinare è scritto con chiarezza che “la procedura non offre garanzia né assume alcun obbligo sugli esiti della vendita, mentre rimane a carico di ciascun interessato ogni relativa alea, cioè rischio, ed ogni possibile conseguenza pregiudizievole.” Insomma a parere dei giudici civili Neuromed conosceva e aveva valutato tutto quello che stava acquistando. Quindi non poteva ripensarci a cuor leggero e chiedere la restituzione della cauzione.
Finisce tutto qui? Non sembra. E non tanto perché da una parte già si parla di ricorso in Cassazione e dall’altra di possibili richieste di danni (non solo a Neuromed), come prevede la legge fallimentare se il bene sarà venduto ad un prezzo inferiore. In effetti già al momento dell’aggiudicazione la lettera del sindaco e la posizione della Asl furono giudicate al limite della turbativa d’asta. Ma queste sono questioni di diritto che tocca sbrogliare agli avvocati.
Restano le decisioni di Neuromed per ritirarsi dall’Abruzzo lungamente agognato. Cos’è cambiato in pochi mesi nello scenario della sanità privata abruzzese? L’Istituto neurologico mediterraneo aveva supportato Angelini prima del fallimento e si era adoperato per evitare il suo fallimento, tanto che aveva inviato a Chieti  il professor Francesco Fimmanò, uno dei luminari del Diritto fallimentare, per perorare in Tribunale la richiesta di concordato preventivo avanzata da Chiara Angelini. Per mesi e mesi si era installato al secondo piano di Villa Pini, in nome di una vecchia e consolidata collaborazione con Angelini, per visionare lo stato di salute del Gruppo. Poi però non aveva presentato l’offerta per Villa Pini, forse sperando che l’asta andasse deserta e così se l’era fatta soffiare con l’affitto imprevisto di Nicola Petruzzi. Successivamente, acquistato il SanStefar, si era visto sfilare anche questa società di riabilitazione da una contro-offerta dello stesso Petruzzi. Infine Maristella. Troppi nemici, potrebbe aver pensato Neuromed: meglio far finta di essere stati ingenui.
Sebastiano Calella

NEUROMED RICORRERA’
L’istituto Neuromed fa sapere che ricorrerà  all’Organo supremo della Cassazione per vedersi riconosciuto il proprio diritto alla restituzione della cauzione versata. «Un’azione che si avvalora anche alla luce delle pronunce degli organi amministrativi che hanno ritenuto censurabile l’attività della curatela circa la mancanza dei requisiti in capo alla stessa società».