PROCESSO GRANDI RISCHI

Lo scienziato russo: «a L’Aquila prevista una scossa forte per marzo 2009»

Il teste chiamato dall’avvocato delle parti civili

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Lo scienziato russo: «a L’Aquila prevista una scossa forte per marzo 2009»
L’AQUILA. Un terremoto a L‘Aquila era stato previsto: una scossa di magnitudo 5,5 della scala Richter si sarebbe dovuto avvertire ai primi di marzo del 2009.

Esattamente un mese dopo, come tutti sanno, la città venne sventrata dal sisma, mentre tutti continuavano a rassicurare la popolazione e si continuava a ripetere che previsioni non se ne potevano fare. Di parere opposto, però, lo scienziato Vladimir Kossobokov, 59 anni, nazionalità russa, membro della Commissione grandi rischi del suo paese e della Francia. Ieri l’esperto ha parlato nel corso della sedicesima udienza del processo alla commissione Grandi rischi e ha rivelato l’elaborazione di un algoritmo che aveva già segnato il destino della città.
Lo studioso ha chiarito che lo sciame andava valutato diversamente dal punto di vista del rischio sismico ed è proprio questo il nodo centrale sui cui ruota tutto il processo ai componenti della commissione Grandi Rischi che, secondo l'accusa, non lanciarono l'allarme sottovalutando lo sciame in atto da mesi: quei messaggi rassicuranti al termine della riunione che si svolse all'Aquila il 31 marzo 2009, cinque giorni prima della tragica scossa che causò la morte di 309 persone, per i pm non fecero adottare precauzioni alla popolazione.
Gli imputati sono 7: il vice capo della protezione civile, Bernardo De Bernardinis, Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile
Lo scienziato russo è stato chiamato dall'avvocato di parte civile Wania Della Vigna. Da molti anni, insieme al collega Keilis Borok, Kossobokov lavora alla previsione dei terremoti. I due hanno messo a punto algoritmi per la previsione di forti terremoti a medio termine cioè in un intervallo di tempo di mesi e intervalli di spazio di centinaia di chilometri. Dal momento che il metodo si è rivelato efficace per forti terremoti, già all'inizio degli anni novanta lo misero a disposizione della comunità internazionale, per chi volesse sperimentare questo metodo nel proprio paese.
E su quello che è accaduto in Abruzzo ha le idee chiare.
«Uno sciame sismico come quello de L'Aquila poteva essere precursore di una forte scossa di terremoto», ha detto. Kossobokov è stato chiamato dall'avvocato di parte civile Wania Della Vigna.
Dopo il terremoto aquilano non ha mai risparmiato critiche nei confronti delle risultanze della riunione della commissione grandi rischi del 31 marzo 2009, una settimana prima della devastante scossa di magnitudo 6.3.
Un anno dopo, infatti, (era giugno 2010), lo scienziato ha rifiutato di firmare una lettera aperta di sostegno agli scienziati messi sotto accusa e non ha lesinato accuse parlando di «malafede scientifica».
Kossobokov ha anche detto che lo sciame sismico in atto prima del 6 aprile non doveva essere considerato uno scarico di energia ma al contrario «le piccole scosse possono generare terremoti forti».
E’ stata poi la volta di Massimo Moriggi, analista per l'Istituto geografico militare di Firenze e ora ricercatore scientifico, che ha parlato della possibilità di utilizzare i dati del sistema satellitare sulla vulnerabilità sismica degli edifici a rischio crollo.
Ma quanto da lui affermato è stato poco dopo smentito dall’ex numero uno del Dipartimento della Protezione Civile Bernardo De Bernardinis (imputato nel processo): «i dati non sono a disposizione su un tavolo. Gli stessi progetti e programmi dell'Agenzia spaziale italiana prevedevano delle zone campione, ma per la protezione civile erano disponibili ad evento dato, cioè dopo. Lo stesso rischio sismico infatti non viene contemplato dalle procedure dello stesso Dipartimento di protezione civile».
«Il piano straordinario di telerilevamento - ha spiegato sempre De Bernardinis - era per il rischio idrogeologico ed idraulico e per il mappamento dei fenomeni relativi a questi rischi. I dati vanno dal 2002 al 2008. Nel 2009 i dati disponibili sono stati pubblicati al dicembre dello stesso anno. Il sottoscritto a L'Aquila dal pomeriggio del 2009, ha organizzato i campi, doveva vedere la situazione dell'Aquila sotto il profilo del rischio idrogeologico, ed ho attivato le procedure attraverso i centri di competenza per vedere cosa il terremoto aveva fatto prima del 6 aprile per poi confrontare i dati con il dopo e capire i nuovi rischi sul territorio dal punto di vista idrogeologico».
Dopo la scossa del 6 aprile, il vice di Bertolaso ha spiegato che l’agenzia spaziale italiana attivò la procedura per l'acquisizione dei dati e delle immagini. «Il 27 luglio 2009», ha ricordato, «organizzai una tavola rotonda con i soggetti interessati per chiedere quali fossero i dati disponibili. All'epoca c'erano solo due satelliti disponibili, ed i relativi risultati davano una qualità non utilizzabile. Quindi non è vero che quei dati erano disponibili, i dati disponibili erano su alcune cose, l'attivazione per poter reperire i dati era a seguito degli eventi non in precedenza degli stessi. Sarei stata la persona piu' felice non solo per il mio popolo ma per me e per questo Paese se li avessi potuti utilizzare»