RIFIUTI

Emergenza discariche. Provincia di Chieti: «non è possibile rivedere il piano rifiuti»

Le domande di D’Amico e le risposte dell’Ente

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Emergenza discariche. Provincia di Chieti: «non è possibile rivedere il piano rifiuti»
CHIETI. Perché le Province di Chieti e Pescara non definiscono una strategia per far fronte all’emergenza rifiuti? Perchè la Provincia di Chieti non rivede il suo piano?

Sono alcune delle domande che Camillo D’Amico, consigliere provinciale e capogruppo Pd rivolge alla Provincia chiedendo la convocazione di un consiglio straordinario per la disamina del vigente piano provinciale dei rifiuti e verificarne la coerenza con l’attuale situazione.
La risposta della commissione urbanistica e ambiente della Provincia di Chieti non si è fatta attendere. Dalla commissione ambiente: «una rivisitazione del piano provinciale dei rifiuti non è possibile finchè le cose stanno così».
I quesiti di D’Amico prendono le mosse dalla discussione sull’emergenza dei rifiuti che sta divampando ed ha visto coinvolte Pescara con la discarica di Colle Cese al collasso e l’impianto di Casoni, a Chieti, dove potrebbero confluire i rifiuti pescaresi.

«NON ERA COMPITO DEL NOSTRO PIANO»
La commissione urbanistica e ambiente della Provincia di Chieti interpellata da D’Amico è scesa in campo per fare chiarezza su quanto sta avvenendo ed ha precisato che non era suo compito individuare aree idonee/non idonee per la localizzazione di ulteriori impianti di discarica.
«Le capacità residue dell’intero parco impianti (discariche autorizzate ed in esercizio)», ha spiegato il presidente Carla di Biase, «alla data del 30 giugno 2002 sono risultate essere pari a 1.859.100 mc, così distribuite: discarica di Chieti (445.000 mc), discarica di Fara Filiorum Petri (201.600 mc), discarica di Cerratina di Lanciano (1.050.000 mc), discarica di Cupello (162.500 mc)».
Da tali valori, secondo la Di Biase, si è evidenziata la piena autosufficienza in termini di volumetria di impianti di discarica dell’intero Ato. Attualmente però in Provincia di Chieti sono ancora operanti la discarica di Casoni di Chieti, la discarica di Cerratina di Lanciano e l’impianto del Civeta che, stanno esaurendo la loro capacità volumetrica disponibile.
«Per via informale», conclude il presidente, «si è a conoscenza che la Regione ha dato incarico all’Arta per una ricognizione puntuale su ogni discarica di tali entità».

MANI LEGATE?
Quanto alla possibilità di rivedere il piano gestione rifiuti provinciale, mettervi mano per renderlo eventualmente conforme alle esigenze attuali, la Provincia la esclude «visto l’attuale assetto degli Ato», dice Di Biase, «distribuito su due Province di Pescara e Chieti non glielo permette».
In seguito alla legge regionale n. 45/2007, la Regione Abruzzo ha ridefinito gli Ambiti Territoriali ottimali e per la Provincia di Chieti, il primitivo Ato è stato scomposto su due Ato differenti. Nell’Ato 2 sono stati ricompresi i Comuni delle Province di Pescara e Chieti, nell’Ato 3 i Comuni della Provincia di Chieti». Inoltre ciascun Ato avrebbero dovuto costituire un Consorzio obbligatorio denominato “Autorità d’Ambito”, mai costituito «perché la Regione», conclude Di Biase, «ha avuto in animo il ripristino dei vecchi Ato (a livello di territorio provinciale)».
Queste le risposte formali in termini burocratici. I problemi rimangono irrisolti.