LA SENTENZA

Di Primio assolto: non ci fu diffamazione dell’ex assessore De Cesare

Il sindaco: «non intendevo offendere»

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 Di Primio assolto: non ci fu diffamazione dell’ex assessore De Cesare
CHIETI. Il sindaco di Chieti Umberto Di Primio è stato assolto dall’accusa di diffamazione “perché il fatto non costituisce reato”.

Aver apostrofato l’ex assessore Valter De Cesare come “uomo” del costruttore Di Cosmo rientra nel normale diritto di critica politica. «In realtà, come ho spiegato al giudice di pace – chiarisce il sindaco al termine dell’udienza in cui è stato assistito dall’avvocato Antonio Pimpini - io non intendevo offendere l’assessore, ma sottolineare la contrarietà politica mia e del mio gruppo al Villaggio Mediterraneo che abbiamo sempre osteggiato. Allora eravamo all’opposizione e ci siamo battuti con energia contro questo intervento edilizio». Soddisfatto per l’assoluzione? «Non ho commentato prima, quando sono stato rinviato a giudizio, non commento ora – conclude Di Primio – dico solo che esce sconfitto il metodo della sinistra di usare le querele nella lotta politica. Lo ammetto: l’espressione era colorita, sicuramente fuori dal mio stile di far polemica, ma sicuramente non volevo offendere nessuno».
La vicenda risale ad un consiglio comunale dell’ottobre 2009 sul rendiconto finanziario del 2008, quando durante l’intervento di un altro consigliere l’attuale sindaco apostrofò l’ex assessore con la frase incriminata, facendo riferimento al Villaggio Mediterraneo ed agli interventi urbanistici sulla collina antistante l’ospedale, meglio nota come “Barra-Caracciolo” dal nome dei proprietari. In questa ultima zona erano stati rilasciati dal centrodestra permessi di costruire, poi azzerati dal centrosinistra con De Cesare. Infatti le palazzine che dovevano sorgere avrebbero disturbato il cono di atterraggio per l’eliporto dell’ospedale. Di qui una certa frizione tra i due schieramenti politici contrapposti e la definizione incriminata che l’ex assessore non ha gradito perché – come ha riferito nelle precedenti puntate di questa storia – «io mi sono mosso sempre nell’ottica dell’interesse pubblico, cosa che non era avvenuta con il centrodestra per i permessi della collina Barra Caracciolo». Tutta la vicenda processuale si è svolta con alterne vicende: dapprima il pm aveva chiesto l’archiviazione in fase di indagine, poi l’avvocato Gabriele Salvatore si era opposto «in quanto il diritto di critica politica non può essere l’alibi per offese personali» e si era andati in giudizio con la richiesta di condanna con il risarcimento di 1 euro. Alla prima udienza il giudice di pace Flora Di Giovanni si era astenuta per motivi di opportunità (in quanto moglie del consigliere Udc Alessandro Giardinelli, alleato del sindaco) ed il presidente del Tribunale aveva assegnato la causa al giudice Renzo Renzi, che ieri pomeriggio ha emesso la sentenza di assoluzione.
Sebastiano Calella