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Sevel. Fiom scende in piazza. Venerdì sciopero generale

E si apre lo scontro tra le donne operaie

Redazione Pdn

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Sevel. Fiom scende in piazza. Venerdì sciopero generale
LANCIANO. La Fiom Cgil Chieti va fino in fondo e chiama i lavoratori Sevel di Atessa allo sciopero generale venerdì 9 marzo a Roma.

Dopo il ricorso, lo sciopero e lo scontro.
Fiom non lascia soli i lavoratori Sevel è l’appello del sindacato, «a due mesi dall’applicazione del contratto vergogna il risultato è un vero e proprio dictat aziendale».
Intanto il Coordinamento donne metal meccaniche Fiom Cgil Chieti insorge contro le idee positive che una lavoratrice Sevel esprime sulla fabbrica, dalle pagine di Panorama. «L’azienda raccontata non si chiama Sevel», precisano le colleghe.
La Fiom Cgil Chieti punta il dito contro la condotta dei sindacati seguita al contratto aziendale. «Nulla fino a questo momento è stato negoziato tra le parti», insiste, «anzi abbiamo assistito a come il sindacato ha cambiato volto ed idee rispetto al passato. I sindacati sono cambiati perché oggi accettano condizioni che fino a ieri avevano respinto. Non hanno avuto nemmeno il coraggio di convocare un’assemblea retribuita».
Fiom contesta gli accordi presi in casa Sevel come quello sulla costituzione della commissione assenteismo che non prevede probabilmente l’uso di lunedì e venerdì come giorni da utilizzare per permessi e congedi, la condivisione passiva dell’introduzione delle nuove saturazioni nel reparto montaggio attraverso un aumento di circa 20 veicoli al giorno che rendono impossibile i lavori sulle due linee. «Questo è quanto finora sono riusciti a fare?», si chiede il sindacato.
Ieri la Fiom Cgil Chieti ha presentato ricorso contro al giudice del lavoro del tribunale di Lanciano contro la presunta «condotta antisindacale» della Sevel di Atessa per aver negato efficacia e legittimità delle 14 nomine Rsa Fiom nell'unità produttiva di Atessa.
Con il nuovo contratto, infatti e con l’approvazione delle nuove regole sulla rappresentanza sindacale aziendale il sindacato non firmatario (Fiom) non può più nominare le proprie rappresentanze all’interno della nuova società (e dunque esercitare diritti sindacali quali l’indire assemblee o usufruire di permessi sindacali retribuiti. I lavoratori quindi saranno costretti a far capo a rappresentanze sindacali aziendali.
La Fiom da sempre sul fronte del no stigmatizza l’accordo di Pomigliano ritenuto capitalisticamente vergognoso in quanto il premio di risultato dei lavoratori Sevel verrà calcolato non più tenendo conto della produttività, qualità, fatturato, efficienza, redditività (parametri stabiliti dal contrattazione nazionale) ma in base alle ore di presenza in fabbrica.
Intanto la polemica divampa anche tra le lavoratrici donne dello stabilimento di Atessa.
Il Coordinamento donne metal meccaniche Fiom Cgil Chieti contesta le dichiarazioni rilasciate su Panorama da Antonella Di Noro, 29 anni, di Paglieta (Chieti), lavoratrice Sevel. La Di Noro descrive una fabbrica ideale, dalle opportunità lavorative e remunerative. Dichiarazioni non condivise dalle altre operaie. «La tua fabbrica purtroppo non è la nostra fabbrica», rispondono e chiedono a Panorama un incontro per fare chiarezza. «Le lavoratrici di Sevel sono mamme e donne», concludono le lavoratrici, «che devono accudire genitori anziani e questi bisogni non si incontrano mai in una fabbrica come la Sevel; una fabbrica che nega a tante donne postazioni idonee e nega a tante madri la possibilità di fare il part time».