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UdA, Di Ilio si candida a rettore

«ll mio programma è aperto ai cambiamenti dell’Università»

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UdA, Di Ilio si candida a rettore
CHIETI. Una lettera, il programma, il curriculum, le pubblicazioni: così Carmine Di Ilio, preside della facoltà di Medicina, presenta ufficialmente la sua candidatura a Rettore della d’Annunzio.

E spiazza tutti: quelli che lo accreditavano come il delfino di Franco Cuccurullo per la lunga carriera a fianco del rettore uscente e quelli che gli chiedevano un atto di discontinuità, come per riacquistare un profilo più autonomo e recuperare quindi il voto degli elettori scontenti, che non sono pochi. Niente di tutto questo: con consumata ed inattesa abilità, Di Ilio si smarca da una tutela che rischiava di essere ingombrante e nello stesso tempo recupera una sua autonomia scegliendo una terza via. E cioè la constatazione che l’Università è ormai cambiata in forza delle leggi e del dibattito sul suo ruolo e sulla sua funzione, come suggeriscono anche le polemiche sull’abolizione del valore legale della laurea e sulla necessità per gli Atenei di essere più competitivi sul mercato e meno autoreferenziali.
«Quindi – dice da candidato rettore  - visto che saremo valutati e che più fondi affluiranno solo agli atenei di eccellenza, qui si tratta di fare didattica e ricerca di qualità per essere tra gli atenei virtuosi».
 Come dire: la d’Annunzio torni a “fare” Università. Si tratta di un appello che è sufficientemente critico verso il recente passato dell’UdA e che solletica tutti quelli che credono in questo ruolo trainante della ricerca e della didattica. Ma è anche una posizione che di colpo sconfessa la gestione del potere universitario, come è apparso negli ultimi anni, e che va oltre alla ricerca di una nuova via per la d’Annunzio. Così si possono interpretare le 14 pagine delle linee programmatiche che accompagnano la lettera con cui Di Ilio ieri ha comunicato via mail la sua candidatura ai colleghi, al personale tecnico-amministrativo ed agli studenti.
«E’ stata una scelta meditata e maturata nel tempo – scrive Di Ilio - per la volontà di aggiungere la mia voce al confronto di idee e programmi sul futuro del nostro Ateneo, spinto a ciò anche dal profondo attaccamento alla nostra Istituzione e dalla convinzione di poter continuare a dedicare il mio impegno alla nostra Università. Sono fortemente motivato a dare un contributo per valorizzare le nostre risorse, per stimolare processi virtuosi e per far crescere l’Ateneo tenendo conto della sua storia passata, della sua complessità e della sua straordinaria ricchezza di contenuti umani e scientifici».
 C’è poi un breve ringraziamento di rito a Franco Cuccurullo, rettore uscente, con l’impegno a lavorare solo sulla base delle sue linee programmatiche, se saranno accolte e votate nelle elezioni. Il tutto «con un piede nel passato e con lo sguardo dritto e aperto nel futuro».
 Una specie di “stop and go” che caratterizza anche il programma: anche qui si alternano lodi e critiche al passato, proposte nuove e recupero di funzioni ormai perse. Quasi uno slalom tra le critiche a Cuccurullo, per l’esigenza di maggiore collegialità in luogo di una gestione monocratica, e le lodi a Marco Napoleone per la consapevolezza che la d’Annunzio in questi tempi di crisi può guardare con più serenità al futuro perché è stata ben amministrata nel passato. E via di questo passo nei vari capitoli in cui si dipana “il programma 2012-2018”, cioè i 6 anni previsti dalla legge per l’incarico di rettore.

Per chi ricorda la storia dell’UdA, questo programma ricalca un pò l’analogo documento che portò 15 anni fa all’elezione di Cuccurullo. Forse ingiustamente, alla luce di quanto poi in realtà è avvenuto dopo, il candidato rettore di allora criticò il suo predecessore Uberto Crescenti contrapponendo la sua promessa di fare «l’università dei contenuti rispetto a quella dei contenitori».
 L’appello ebbe successo, ma mentre i contenitori sono ancora lì, ben visibili, dei contenuti sembra essersi persa traccia se Di Ilio lancia l’appello a «fare università con più ricerca, più didattica e più servizi».
 Il programma procede per capitoli, dalla governance alla didattica, alla ricerca, agli studenti. E al ruolo della medicina universitaria nel sistema sanitario regionale, una puntualizzazione importante che deve fare qualsiasi candidato rettore in presenza di una facoltà di medicina. E proprio partendo da questo aspetto abbiamo chiesto al preside Di Ilio di chiarire il senso della sua candidatura.

Si tratta di una scelta di continuità con la gestione uscente o l’approccio ai problemi dell’università è diverso, in particolare sulla medicina universitaria?
«Le interpretazioni e le dietrologie le lascio agli altri, per questo ho presentato un programma articolato dove la mia posizione è evidente. In mio approccio ai problemi è semplice: cosa ci dice oggi la realtà dell’Università? Se ha cambiato pelle, ruolo e futuro, dobbiamo prenderne atto e muoverci in questa nuova prospettiva. Mi chiede del rapporto della facoltà di Medicina con la sanità regionale? La risposta è semplice: il protocollo di intesa con cui lavoriamo è del 1997. Forse è il caso di cambiarlo, adeguarlo ai tempi, aggiornarlo».

Magari tornando a discutere dell’azienda autonoma universitaria?
«Io non sono affezionato alle parole. Si può chiamare come si vuole, ma è certo che rivendicheremo un ruolo diverso all’interno della Asl. Il tutto senza contrapposizioni, ma con la consapevolezza che la chiarezza dei ruoli e degli obiettivi migliora il rendimento di tutti».

Nel suo programma non c’è un appello diretto alle facoltà pescaresi.
«Non c’è perché non serviva e non nel senso che quelle che chiama “le facoltà pescaresi” non hanno un ruolo importante. E’ che in realtà queste facoltà come si conoscevano prima non ci sono più. Ci sono i Dipartimenti che sono realtà trasversali con i quali bisogna rapportarsi ed io ne sono consapevole».

Leggendo le sue proposte si ha l’impressione di un tentativo di accelerare la produttività accademica in tema di ricerca e di qualità.
«Io parto dalla realtà. Ben 16 università italiane non hanno ricevuto quote premiali dal Ministero perché non avevano superato i livelli di qualità richiesti. Il mio appello è semplice: i quattrini arrivano solo se c’è qualità? Allora facciamo qualità, cioè ricerca, cioè didattica, cioè eccellenza».

Sembra importante anche l’attenzione all’aspetto organizzativo-amministrativo ed agli studenti.

«La situazione italiana vede molte università quasi in bancarotta. L’UdA è riuscita ad essere tra gli atenei virtuosi per come ha gestito il suo bilancio, vogliamo continuare su questa strada, proprio a supporto della ricerca e della didattica, cioè degli studenti. Perché tutti i discorsi sull’autonomia dell’accademia sono bellissimi, ma vanno finalizzati a migliorare il prodotto finale, quello che trasmettiamo ai giovani e quello che viene prodotto per la società. Quindi non penso ad una semplice riorganizzazione della macchina amministrativa, ma ad un coinvolgimento del personale, alla sua motivazione, ad un programma condiviso per rilanciare la d’Annunzio».

Diciamo la verità: è difficile presentarsi candidato come ex delfino di Cuccurullo e nello stesso tempo come estimatore di Napoleone. Come ci è riuscito?
«Ho lavorato con entrambi, ma in questo momento preferisco essere visto e giudicato al futuro. Sono quaranta anni che vivo nell’università e per l’università. Ho dato molto, forse ho ricevuto anche di più. Sento che è arrivato il momento di utilizzare tutta la mia esperienza per affrontare non impreparati le novità che la d’Annunzio si trova di fronte».

Sebastiano Calella