DRAGAGGIO

Porto Pescara, «l’imboccatura si restringe di quindici metri al mese»

«Ormai possono entrare solo i mosconi»

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Porto Pescara, «l’imboccatura si restringe di quindici metri al mese»
PESCARA. E’ drammaticamente critica la situazione dello scalo portuale pescarese e l’immobilismo produce ogni giorno nuovi danni.

Il Pd nei giorni scorsi ha chiesto le dimissioni del commissario al dragaggio Guerino Testa: «avrebbero potuto scuotere o accelerare la situazione», sostiene il consigliere comunale del Pd, Enzo Del Vecchio. Ma il diretto interessato resta al proprio posto. «Non mi interessa la polemica politica», ha ripetuto anche ieri.
Testa ribadisce che l’ennesimo stop per i lavori del dragaggio non sono da imputare a lui ma all’inchiesta della magistratura aquilana. Al momento si aspettano le risposte dell’Ispra in relazione alle analisi effettuate sul materiale da dragare nella darsena e solo dopo si potranno prendere decisioni. «Nell'attesa sto comunque continuando a lavorare, senza sbandierare ai quattro venti l'attività svolta», assicura il presidente –commissario.
Ma il consigliere Del Vecchio sottolinea come ogni giorno perso sia un ulteriore colpo per lo scalo portuale. «Siamo arrivati ad un punto di non ritorno». I rilievi batimetrici eseguiti dall'Arta, l'ultimo risalente al 12 febbraio scorso,  evidenzia un progressivo ed inarrestabile insabbiamento della struttura portuale. «Qualora venisse sbloccato il cantiere posto sotto sequestro», denuncia Del Vecchio, «l'opera di dragaggio avviata dal commissario Testa sarà praticamente inutile. C'è, quindi, la necessità di una assunzione di responsaabilità vera, che non può venire dai soggetti istituzionali oggi in campo, in quanto hanno mostrato tutta la loro inettitudine ed incapacità di risolvere il problema». Anche prevedendo un chiarimento da parte dell'Ispra sulla bontà delle analisi fatte dall'Arta e la decisione da parte della magistratura aquilana di sbloccare il cantiere, il Pd registra comunque «il totale fallimento dell'opera commissariale e della totale assenza del Comune di Pescara e della Regione».
Del Vecchio chiede inoltre alla Regione di assumersi la responsabilità di individuare risorse certe ed ingenti, «non per la diga foranea, ma per dragare la darsena commerciale e l'intero porto canale. Ci sono delle profondità che ormai non consentono alle barche di media grandezza di poter entrare senza produrre danni. Gli operatori sono esausti e qualcuno ha già dismesso l'attività perchè il porto non più accogliere le imbarcazioni. Anche il lavoro del pilota del porto è terminato. Tutta questa situazione dimostra che al porto di Pescara ci possono venire solo i mosconi».
Poi ci sono i danni al turismo, all'economia diretta ed indiretta, che la città di Pescara potrebbe scontare per lungo tempo.