IL CASO

L’Aquila, si va verso lo smantellamento dei puntellamenti

«Si passa alla riparazione a carattere definitivo»

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L’Aquila, si va verso lo smantellamento dei puntellamenti
L'AQUILA. Arrivano le nuove procedure di messa in sicurezza degli edifici danneggiati

I puntellamenti di legno si stanno degradando a causa degli agenti atmosferici e la loro funzionalità non è garantita. I tiranti in acciaio, invece si allentano a causa dei cicli di riscaldamento e raffreddamento e anche la neve ha creato non pochi danni. Lo stesso vale per i nastri in materiale sintetico che subiscono anche l’azione dei raggi solari.
In più, la maggior parte dei puntellamenti sono in affitto e costano tantissimi soldi alle casse pubbliche e più passano i giorni più la spesa aumenta. Si calcola ad esempio che ammontano a quasi 200 milioni di euro le spese sostenute dal Comune dell'Aquila per la loro installazione e le demolizioni degli edifici nel post sisma (gli ultimi 20 mln arrivati lo scorso giugno). Non sono mancate nel corso degli ultimi anni denunce e inchieste sulle modalità dei lavori svolti.
Poi ci sono le transenne che delimitano gli stabili o la zona rossa che vengono spesso forzate, divelte, rubate. In alcuni casi queste sono l’unico presidio disposto in attesa della ricostruzione. Decisamente troppo poco.
Poi ci sono le coperture provvisorie che vengono strappate via dal vento e che servono a ben poco. A tutto questo si deve aggiungere anche la riduzione di organico per i sopralluoghi e la messa in sicurezza di quelle realtà che di volta in volta vengono segnalate. I Vigili del Fuoco, poi, in questo periodo sono occupati nell’attività di rimozione delle macerie.
Così, a tre anni di distanza, si cerca di correre ai ripari e mettere il turbo: così la funzione Tecnica della Struttura per la Gestione dell’Emergenza ha elaborato una nuova procedura per fornire una soluzione immediata al degrado delle opere provvisionali e alla loro manutenzione.
Sarà dunque possibile sostituire i puntellamenti deteriorati con opere di riparazione locale «a carattere definitivo», evitando così il dispendio di ulteriori somme per la conservazione di interventi provvisionali realizzati ormai da tempo.
Anche sui fabbricati pericolanti che non sono stati messi in sicurezza, è previsto di poter operare con interventi locali di riparazione: il caso riguarda per lo più gli edifici non puntellati che si trovano in zone interdette, ma che il Comune vuole restituire alla fruizione pubblica o nelle quali intende avviare prioritariamente l’attività di ricostruzione.
Nel caso in cui il progetto di ripristino degli edifici sia già stato presentato e in attesa di essere valutato, la procedura prevede che la Sge. segnali agli enti preposti al controllo tecnico dei progetti il carattere di urgenza per motivi di pubblica incolumità.
Secondo i tecnici questa procedura potrebbe essere un utile intervento preventivo per quegli edifici, puntellati nell’immediata emergenza ma che (specie nei centri storici minori) non rivendicati dai proprietari, irreperibili o non interessati, potrebbero restare per lungo tempo, fonte di pericolo o di spesa pubblica.