GLI ARRESTI

Corruzione e macerie: arrestati sindaco, assessore e due imprenditori. Sequestri per 10 mln

Ennesima inchiesta giudiziaria che ruota intorno al post sisma

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Corruzione e macerie: arrestati sindaco, assessore e due imprenditori. Sequestri per 10 mln
L’AQUILA. Avvocati difensori: «sindaco e vice assolutamente estranei ai fatti contestati».

Un nuovo scandalo, nuovi arresti e nuove ipotesi accusatorie all’ombra del sisma che il 6 aprile 2009 ha sventrato la città. E a quasi tre anni dall’evento L’Aquila deve fare i conti con l’ennesima inchiesta giudiziaria. Questa mattina i carabinieri del Noe di Pescara, diretti dal colonnello Florindo Basilico, sono entrati in azione e hanno eseguito  4 ordini di custodia cautelare e 3 sequestri preventivi a L'Aquila e provincia disposti dal gip della procura aquilana Giuseppe Romano Gargarella.
4 le persone che sono finite agli arresti domiciliari: si tratta di imprenditori (si parla del settore del cemento) ma anche amministratori pubblici. L’inchiesta è partita nel gennaio del 2010 e quella della rimozione delle macerie è stata una delle questioni più delicate e controverse di questi ultimi anni.

GLI ARRESTATI
Gianfranco Iacoboni, sindaco di Magliano dei Marsi, e Angelo Iacomini,  assessore ai lavori pubblici nello stesso Comune. Gli altri due arrestati sono due imprenditori, Franco Celi e Sergio Celi, titolari di un'azienda di lavorazione inerti a Massa D'Albe.

IURATO SOSPENDE I DUE AMMINISTRATORI PUBBLICI
Il prefetto dell’Aquila, Giovanna Maria Iurato, ha disposto che ai provvedimenti giudiziari nei confronti dei due amministratori pubblici consegua la sospensione di diritto dalla carica di sindaco e assessore comunale.
«Accertato», spiega in una nota la Prefettura, «che nel caso di specie sussistono i
presupposti per la sospensione dei predetti dalle cariche ricoperte, il prefetto ha dichiarato sospesi di diritto, a termini di legge, Gianfranco Iacoboni e Angelo Iacomini dalle cariche di sindaco e assessore del Comune di Magliano de’ Marsi. Il presidente del Consiglio comunale facente funzioni è stato incaricato di dare urgente comunicazione del presente atto al Consiglio medesimo».

«SEQUESTRI PER 10 MILIONI DI EURO»

L’indagine è partita a seguito dell’ascolto di alcune intercettazioni telefoniche, a giugno del 2010, ritenute dagli inquirenti «molto interessanti». Da qui è partito uno studio e una attenta verifica degli uomini del Noe.
Regalie e promesse di voti: è questo che si cela dietro agli arresti compiuti questa mattina. Secondo l’ipotesi accusatoria i due amministratori pubblici avrebbero stretto «rapporti corruttivi» con i due imprenditori, i due fratelli Sergio e Franco Celi, titolari dell’impresa Celi Calcestruzzio spa di Massa D’Albe.
Da un lato la promessa di appoggio elettorale per la campagna del 2010  ma anche soldi per avere in cambio una delibera «di favore». Nel corso dell’indagine gli inquirenti avrebbero scoperto altri elementi inquietanti. Secondo quanto verificato dai militari del Noe di Pescara, infatti, i due fratelli imprenditori avrebbero sventrato l'argine del fiume Vera che si trova nei pressi del loro impianto di Bazzano, lì dove producono calcestruzzo.
L’operazione sarebbe stata portata a termine dai due, ha spiegato il procuratore Rossini, per frodare la normativa in materia di captazione delle acque per uso industriale. Ma se da un lato i due ne avrebbero giovato in realtà si sarebbe causato «un concreto pericolo di esondazione per le zone immediatamente limitrofe». Un pericolo non così remoto, assicurano gli inquirenti. «Rompendo l’argine, costruito in cemento armato proprio per evitare che il fiume esondasse», ha spiegato il pm Antonietta Picardi, «si è corso un serio pericolo per la serie di case che corrono a fianco del fiume».
E stamattina sono scattati anche sequestri per un valore che si avvicina ai 10 milioni di euro:  è stata posto sotto sequestro una cava di circa 14 ettari gestita dai due imprenditori aquilani, sei ville a schiera a Carsoli.
Gli inquirenti hanno scoperto che proprio nella cava i fratelli hanno sottratto migliaia e migliaia di metri cubi di di inerti «in modo abusivo». Questa operazione avrebbe generato un ingiusto vantaggio economico ai due. Ma per portare a termine il piano, dice la procura, i Celi avrebbero beneficiato anche delle certificazioni false firmate da tecnici compiacenti.
Si calcola una frode alle case dello Stato per «centinaia di migliaia di euro». Sigilli anche a parte di un impianto che veniva utilizzato per produrre calcestruzzo e che si trova nel nucleo industriale di Bazzano.
Ma sulle sei ville poste sotto sequestro non mancano dubbi, come ha spiegato questa mattina in conferenza stampa il procuratore capo Alfredo Rossini: non si conosce, infatti, la qualità del calcestruzzo utilizzato ma gli inquirenti hanno scoperto che le prove previste dalla legge per lo schiacciamento sono state falsificate. Tutto per riuscire ad ottenere le certificazioni necessarie senza troppi intoppi.
Nell’inchiesta risultano indagate a vario titolo altre 7 persone.

OPERAZIONE PENELOPE
L’operazione è stata soprannominata ‘Penelope’, hanno spiegato ancora gli inquirenti, a causa dell’attitudine degli indagati di fare e disfare la corrispondenza ufficiale tra l’ente pubblico e l’impresa privata concordando insieme i contenuti: «gli amministratori e i cavatori si parlavano e si scrivevano, concordando ciò che doveva essere inserito negli atti ufficiali. Lo scopo era ottenere una prima autorizzazione delle cava a tempo determinato ma poi, con consulenze e documentazioni, consapevolmente false, continuare all’infinito».

GLI AVVOCATI: «SINDACO E VICE TOTALMENTE ESTRANEI AI FATTI»
Gianfranco Iacoboni e Angelo Iacomini sono «totalmente estranei a fatti contestati per i quali oggi risultano indagati». Lo affermano gli avvocati Antonio Iannucci e Leonardo Casciere che assistono i due amministratori pubblici.  I due avvocati garantiscano che «in riferimento alle vicende relative allo sgombero degli inerti dopo il sisma», i loro assistiti non hanno avuto alcun ruolo. «Appare inverosimile», dicono Casciere e Iannucci, «che siano stati inseriti in una vicenda del tutto estranea al loro operato».
«L’unica contestazione», spiegano ancora i difensori, «è riferita ad un presunto atto contrario al dovere d’ufficio riguardante una delibera per escavazione di un terreno a Magliano dei Marsi».
Questa delibera, ritenuta illegittima dalla Regione e dal Gip, proseguono gli avvocati, «non è mai stata posta in esecuzione proprio perché la Regione aveva determinato una sua assoluta ineseguibilità. Pertanto appare del tutto strumentale ciò che dice il gip de L’Aquila nel ritenere i due responsabili per la mancata revoca della stessa. Tutti sanno», vanno avanti Iannucci e Casciere, «che non si deve revocare una delibera che non è eseguibile».

«NESSUN TIPO DI REGALIE»
Le presunte regalie, spiegano i due avvocati, consisterebbero, da ciò che emerge dal capo di imputazione in un presunto contributo alla Asd Monte Velino Magliano dei Marsi, in una cena presso un ristorante di Scurcola Marsicana e nell’assunzione di un operaio presso la ditta Celi.
«La cena», riferiscono gli avvocati, «è stata pagata dai consiglieri e dagli assessori intervenuti, la somma di denaro alla Monte Velino non è dato sapere se sia mai stata consegnata».
L’impegno a richiedere l’assunzione «di un onesto padre di famiglia appare preciso obbligo morale di un amministratore, attesa l’attuale situazione economica italiana».
Iannucci e Casciere ammettono inoltre di non comprendere l’emissione di misure cautelari «senza valutare ipotesi interdittive dell’attività amministrativa in presenza dei presupposti di legge».
I due legali si dicono «convinti» che tutta la vicenda sarà risolta «favorevolmente» e il sindaco e il vice «sapranno tranquillamente dimostrare la loro assoluta innocenza»