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Aggressione Teramo, parlano i due ragazzi: «così i naziskin ci hanno fatto male»

La denuncia: «chi voleva ucciderci è ancora libero»

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  Aggressione Teramo, parlano i due ragazzi: «così i naziskin ci hanno fatto male»
TERAMO. Dopo aver letto la ricostruzione fatta dagli organi di informazione su quella notte i due ragazzi aggrediti hanno deciso di raccontare come sono andate le cose.

Matteo Paris e Luca Busillo ricordano nitidamente quanto accaduto e sono increduli al pensiero che chi ha fatto loro male sia ancora a piede libero. Così raccontano quanto avvenuto: «La notte tra sabato e domenica scorsa mentre ci apprestavamo a tornare alla nostra macchina parcheggiata in Piazza Dante, siamo passati dinanzi al bar Boromei. Una volta che ci siamo trovati li di fronte, alcuni soggetti che conosciamo con il nome di naziskin ci hanno “richiamati” per il modo con il quale li guardavamo. Tutto avevamo in mente tranne quello di giudicarli o altro. Gli stessi si sono avvicinati in malo modo dicendoci che sarebbe finita male».
I due assicurano che non avevano «nessuna intenzione» di cadere alle loro provocazioni ma loro «hanno continuato e poco dopo ci hanno aggredito». «Mentre provavamo a portare la calma», raccontano, «uno di questi, il più grande, si è messo “muso a muso” nei confronti di uno di noi e cacciando dalla tasca un coltello ha sferrato un fendente colpendo uno di noi al fianco sinistro. Stupefatti di quanto accaduto siamo andati immediatamente alla nostra autovettura sanguinanti. Siamo corsi all’ ospedale per medicare la grave ferita. I sanitari hanno provveduto ad apportare punti di sutura come da referto evitando il peggio , una volta medicati i carabinieri corsi sul posto ci hanno chiesto di fornire la dinamica dei fatti».
I ragazzi raccontano anche che i militari avrebbero consigliato loro «di dire ai nostri genitori di dire che il sangue sugli indumenti era stata provocata dalla rottura di un capillare del naso. Non potevamo credere alle nostre orecchie».
E adesso c’è anche il rammarico nello scoprire che gli aggressori sono liberi. «Eravamo convinti», dicono, «che questo grave episodio, portasse a conseguenze nei confronti dei nostri aggressori, ed invece tutto il contrario. La domenica pomeriggio su invito dei carabinieri di Teramo ci siamo recati in caserma e una volta sporto denuncia ed identificati gli aggressori veniamo a conoscenza che chi ci ha provato ad uccidere è tornato a casa tranquillamente nonostante la perquisizione fatta nella sua casa, scovando il coltello usato il giorno prima ed un tirapugni. Non riuscivamo a capire come era stato possibile aver preso una decisione del genere».
I due sono rimasti delusi anche perché nei primi giorni «nessun organo di informazione ha trattato questo caso di sangue e nessun rappresentante pubblico ci ha fatto sentire la propria vicinanza, tutto è stato messo da parte come se nulla fosse. Sappiamo che questi soggetti non sono nuovi all’uso di lame ma a quanto pare continueranno a dormire sogni tranquilli».
«Addirittura», continuano i due, «martedì mattina un quotidiano ci ha etichettati come estremisti di sinistra ma la cosa è totalmente falsa. Non capiamo a che gioco essi vogliano giocare, forse non hanno capito che poteva scapparci il morto e quindi noi esigiamo, come onesti cittadini, giustizia perché se giustizia non vi sarà siamo convinti che i prossimi a capitarci forse non avranno neanche la possibilità di raccontarlo».
Infine un invito: «nessuno deve chiudere gli occhi quando accadono cose cosi gravi che normalmente vengono punite con la galera».