ITALIA

Tesoreria Unica di Stato. Parte la rivolta dei Comuni

Al via i ricorsi degli Enti

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Tesoreria Unica di Stato. Parte la rivolta dei Comuni
ITALIA. Scatta la protesta contro il testo sulla tesoreria unica inserito nel decreto sulle liberalizzazioni e che impone agli enti territoriali di versare la liquidità nel conto unico gestito dallo Stato.

La norma (articolo 35, commi 8-13 del Dl 1/2012) non scende giù ai diretti interessati che rivendicano autonomia. L'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Lega e Idv non ci stanno ed insorgono. Anche il sindaco di Chieti Umberto Di Primio fa sentire la sua voce.
La Tesoreria è il cassiere dello Stato e provvede agli incassi e ai pagamenti relativi alla gestione del bilancio dello Stato. Con l'ingresso della tesoreria unica gli Enti locali (Comuni, Province, Regioni) dovranno far affluire i loro conti presso la Banca d'Italia.
L’operazione farà risparmiare allo Stato, secondo l’Ifel(Istituto finanza ed economia locale), 320 milioni nel 2012 e 150 milioni dal 2013 per effetto della minore emissione di titoli del debito pubblico. Di contro i Comuni perderebbero la tanto amata libertà.
La norma parla chiaro: «entro il 29 febbraio 2012 i tesorieri o cassieri degli enti ed organismi pubblici provvedono a versare il 50 per cento delle disponibilita’ liquide esigibili depositate presso gli stessi alla data di entrata in vigore del presente decreto sulle rispettive contabilita’ speciali, sottoconto fruttifero, aperte presso la tesoreria statale. Il versamento della quota rimanente deve essere effettuato entro il 16 aprile 2012».

IL FRONTE DEI NO
Sono già numerosi i Comuni pronti al ricorso contro la tesoreria unica. L'Anci ha messo a disposizione dei Comuni, lo schema di delibera di Giunta (già adottata da Venezia) per intraprendere una azione legale, nei confronti del Governo contro la norma, e chiedere la sospensione dei trasferimenti durante l’azione legale.

DI PRIMIO: TESORERIA UNICA? NO GRAZIE
Tornando alla politica nostrana Umberto Di Primio, sindaco di Chieti fa sentire la sua voce contro la tesoreria di Stato e difende con unghie e denti l’autonomia del suo Comune. Il primo cittadino palude all’iniziativa dell’Anci contro l’imposizione del decreto liberalizzazioni ed annuncia la possibilità di fare ricorso al giudice ordinario contro questo provvedimento.
«Bisogna restituire a Cesare quel che è di Cesare», dice il sindaco parafrasando Gesù, «i Comuni sono l’unico comparto della pubblica amministrazione che non fa registrare disavanzi, sono l’istituzione che più di tutte lavora a stretto contatto con i cittadini, facendosi anche carico delle inadempienze degli altri livelli istituzionali». La stoccata finale è rivolta agli alti piani della politica: «se proprio si vuole guardare agli sprechi», conclude il sindaco, «si indirizzasse lo sguardo verso il governo centrale».
Come dire: prima di guardare la pagliuzza nell’ occhio dei Comuni, il Governo guardi la sua trave.