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L’Aquila, appalto mense scolastiche: il Comune prepara la querela

Il bando contestato risale al 2008

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Massimo Cialente

Massimo Cialente

L’AQUILA. Una querela per diffamazione a mezzo stampa e calunnia.

Il Comune de L’Aquila reagisce così all’esposto presentato in Procura sull’affidamento del servizio mense scolastiche in cui vien accusato «di  presunti vantaggi economici concessi alla società vincitrice». La Giunta: «dichiarazioni gravi e mendaci, piena fiducia nei nostri dirigenti».
Il Comune de L’Aquila ha dato mandato al suo ufficio legale di visionare e nel caso inoltrare una querela, alla luce dell’ esposto presentato in Procura dall’avvocato Fausto Corti per conto di Marco Pecilli e Marco Corti consiglieri di amministrazione del Consorzio Orgolio Aquilano.
Secondo  i ricorrenti il Comune avrebbe assicurato alla società vincitrice del bando, Vivenda «una serie cospicua di vantaggi economici non dovuti come l’aumento del costo dei singoli pasti e l’acquisto di arredi senza procedura di gara e a prezzi maggiori rispetto a quello di mercato». Dichiarazioni forti che hanno fatto irritare l’amministrazione comunale che si è sentita diffamata.
«La Giunta comunale», risponde il Comune, «non può pertanto consentire che il lavoro svolto in questo senso dall’amministrazione venga infangato e ingiustamente diffamato da soggetti privati che, esclusi dalla gara, strumentalizzano l’ente comunale per salvaguardare i propri interessi rispetto a ditte concorrenti; ripone inoltre e ribadisce piena fiducia nell’operato dei dirigenti Fioravante Mancini e Patrizia Del Principe, che si sono avvicendati alla guida del settore Diritto allo Studio, come anche in quello dell’Ufficio Legale e di quanti, a vario titolo e in relazione alla propria qualifica funzionale, hanno collaborato, nell’ambito dell’amministrazione comunale, per istruire la gara».
I fatti risalgono al giugno 2008 quando il Comune emette un bando di gara da 3,6 mln di euro per l’affidamento del servizio mensa scolastica. La Vivenda spa, specializzata in servizi di ristorazione si aggiudica l’appalto con un ribasso del 13 % pari ad un costo per pasto di 3,48 euro.
«In seguito», si legge nell’esposto, «il prezzo lievita a 4,60 euro in virtù di una delibera della giunta comunale del 28 ottobre 2010. Un aumento di oltre il 30% dovuto al fatto che il servizio non veniva più effettuato attraverso il preconfezionamento del cibo, ma con lo sporzionamento direttamente a scuola».

Ma  il bando originario, evidenziano i ricorrenti, «prevedeva che, nel caso in cui la quota del servizio multi razione avesse raggiunto il 40% il Comune avrebbe ricontrattato il prezzo in ribasso perché il costo sarebbe dovuto scendere anziché aumentare».
Altro punto contestato è quello degli arredi. «Nel luglio 2010, la Vivenda faceva presente al Comune la necessità di acquistare attrezzature. Una spesa alla quale avrebbe dovuto parzialmente contribuire la società. Il Comune dichiarò che per l’acquisto si sarebbero usate le somme offerte come migliorie dalla Vivenda, cioè 110 mila euro per ogni anno di affidamento del servizio, quindi 330 mila euro». Ma, osservano i ricorrenti,«i beni ordinati sono diversi da quelli previsti nel capitolato sottoscritto tra Comune e società».