EMERGENZA RIFIUTI

Di Primio fiuta e… rifiuta i rifiuti

Ormai è guerra aperta tra Pescara e Chieti

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Di Primio fiuta e… rifiuta i rifiuti
PESCARA. Nuova battaglia senza frontiere per chi deve ricevere i rifiuti nella nuova emergenza. Da Pescara indicano tutti Chieti e precisamente la discarica di Casoni.

La cronaca dovrà occuparsi nuovamente della gestione dei rifiuti che a tuti i livelli sembra essere deficitaria tanto che in Abruzzo le emergenze sono cicliche e ritornano sempre puntuali.
Colpa della politica che non decide e si ingessa anche a causa di inchieste giudiziarie che hanno un po’ rallentato e scompaginato (ma solo per un po’) le carte in tavola. Ora all’imprevedibile notizia dell’esaurimento delle discariche pescaresi che hanno dovuto accogliere il pattume da Teramo, già in emergenza da mesi, si scatena la guerra campanilistica che tanto piace agli amministratori. Insomma oltre l’emergenza sui rifiuti si fa presto a prevedere l’ennesimo caos politico tanto per coprire ulteriormente le responsabilità.
Così il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, ancora una volta è costretto a scendere in campo per non perdere il terreno sotto i piedi e la sua maggioranza da mesi scricchiola anche se la casa (quella delle Libertà) non è ancora crollata.
I Chietini chiedono al sindaco di centrodestra di dire no ai rifiuti “di Pescara” e non fa nulla che lo scontro che si ingenera è tra amministrazioni tutte rette dal Pdl. Che Di Primio gioca sul campanilismo per guadagnare simpatie lo testimonia la prima riga del suo ultimo comunicato stampa: «nessun rifiuto urbano proveniente dalla Provincia di Pescara sarà conferito sul suolo di Chieti».
Come dire che il problema non è il rifiuto in sé ma quello «proveniente da Pescara». Il Comune di Chieti ribadisce ancora una volta la propria contrarietà all’utilizzo della discarica Casoni.
«L’obiettivo della mia Amministrazione», spiega Di Primio, «infatti, ha come fermo proposito non solo la tutela della salute dei cittadini di Chieti ma anche la chiusura della stessa discarica di Casoni il prima possibile, motivo per il quale mi batterò contro qualsiasi ampliamento e rimodulazione della stessa».
Analoga posizione d’intenti, per altro, è stata dimostrata anche dall’assessore regionale Mauro Febbo.
E Di Primio che evidentemente non ha il numero di Chiodi lo sollecita a mezzo stampa per l’ennesima volta ad intervenire «affinché faccia rispettare i tempi tecnici per le riaperture delle altre discariche presenti sul territorio pescarese e teramano e, ove il mancato smaltimento dei rifiuti delle altre Province comportasse problemi di natura igienico-sanitaria, gli Amministratori locali a provvedere all’emissione di ordinanze ai sensi dell’Art. 54 del Testo Unico Sanitario».
La Regione –consiglia il primo cittadino teatino- con apposita ordinanza potrebbe disporre lo smaltimento dei sovvalli direttamente in Discarica Colle Cese, così come avviene ora, alzando il profilo di chiusura della stessa e facendo occupare una maggiore volumetria sull’impianto pari a circa 20.000 m3 risolvendo, in tal modo, l’emergenza.
A proposito di Regione l’inerzia è fin troppo sospetta e settimane fa rilevata dal consigliere Pd Ruffini che si domandava (a vuoto) a chi facesse comodo il non decidere della Regione che portava di fatto allo strozzinaggio (oppure alla emergenza che in questo caso può essere la stessa cosa).
Insomma il momento è sempre più delicato ed in questo momento così simile a tanti altri registrati in regione c’è una piccola differenza che non importa a nessuno: oggi dalle inchieste di Pescara sappiamo che il giro di corruzione intorno ai rifiuti è elevato. E’ lecito pensare che anche questa emergenza ha radici non del tutto etiche?
Meglio una operazione verità come si auspica Giampiero Riccardo (Idv) che vuole chiedere al suo sindaco (Di Primio) «se sta facendo qualcosa sulla gestione dei rifiuti, come si sta muovendo, se si sta muovendo, sulla discarica di Irgine, bloccata nel 2011 dal Tar Abruzzo che ha accolto la richiesta di sospensione inoltrata dal Presidente della Provincia di Teramo, Valter Catarra, e la cui sospensione ha di fatto segnato la mancanza di una discarica a Teramo che ha conferito i rifiuti a Colle Cese contribuendo alla sua saturazione anticipata. Solo davanti a risposte chiare e ponderate, che guardino anche ad una prospettiva di lungo termine, ci apriremo ad un dialogo, non rinunciando, però, alla nostra battaglia di ricerca della verità».
Se le risposte chiare non arrivano i cittadini tireranno le somme. Intanto con la scusa della nuova emergenza voluta dagli amministratori incapaci di gestire ci mettono ancora le mani in tasca.