L'ARRESTO

Stupro di Pizzoli. Arrestato il militare di Avellino accusato anche di tentato omicidio

Indagini non facili, nessuna racconto da parte della vittima

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4276

Stupro di Pizzoli. Arrestato il militare di Avellino accusato anche di tentato omicidio
L’AQUILA. La svolta era nell’aria ed è arrivata questa mattina con l’arresto del ragazzo di 21 anni di Avellino.

Da subito Francesco Tuccia, 21 anni, militare di stanza a L’Aquila nel 33° Reggimento Aqui, è stato il principale indiziato: il giovane è stato fermato dal buttafuori e dal proprietario della discoteca Guernica di Pizzoli dopo aver scoperto la ragazza in una pozza di sangue e priva di sensi.
Questa mattina i carabinieri de L’Aquila gli hanno notificato una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip, Romando Gargarella, il quale, condividendo le conclusione investigative de carabinieri  inquirenti, ha disposto la detenzione dell’indagato, come richiesto dal pm  David Mancini che ha coordinato le indagini. L’istanza di arresto era già stata depositata da alcuni giorni da quando gli investigatori avevano avuto i primi risultati dai Ris, il reparto scientifico dei carabinieri, e dopo aver parlato con la studentessa violentata che avrebbe confermato e riconosciuto il suo violentatore. Dalle prime indiscrezioni emerge anche che sono assolutamente estranei ai fatti i due amici dell’arrestato e la ragazza, che –confermano i carabinieri- non sono mai stati iscritti nel registro degli indagati come pure era trapelato. La giovane studentessa originaria di Tivoli è ancora ricoverata nel reparto di Ginecologia dell'ospedale San Salvatore. Tuccia risulta indagato oltre che per violenza sessuale anche per tentato omicidio, così come richiersto anche dall'avvocato della ragazza che aveva già evidenziato nei giorni scorsi che le modalità dei fatti potevano configurare accuse anche più gravi della "semplice" violenza sessuale. 

Ma se il ragazzo parla di «rapporto sessuale consenziente» la procura è di tutt’altra opinione. Secondo la ricostruzione del pm David Mancini, infatti, la ragazza sarebbe stata seviziata con l'utilizzo di un oggetto che non e' mai stato ritrovato.
Intanto per il giovane, trasferito nel carcere di Teramo, dove si trova una sezione dedicata ai soggetti reclusi per reati attinenti i reati di stupro e violenza sessuale, arriverà nelle prossime ore la sospensione cautelativa dal servizio. Un provvedimento, dicono dalla caserma volto a «tutelare lo stesso indagato e per salvaguardare l'immagine della forza armata cui appartiene».
 All'interno del 33/esimo Reggimento si esprime vicinanza nei riguardi della giovane ragazza stuprata.

Nei giorni scorsi il ragazzo, difeso dall’avvocato Alberico Villani,  ha goduto di una licenza di quarantott’ore ed è tornata nel suo paese d’origine Montefredane, in provincia di Avellino. Lunedì mattina è rientrato in caserma nel 33° Reggimento Aqui. Insieme ai suoi commilitoni si è occupato dei servizi di pattugliamento del centro storico nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”. Non sono mancate le polemiche: «vogliamo la certezza di non trovare questi indagati per stupro a svolgere un qualche ruolo di tutori dell’ordine», ha denunciato il comitato 3e32.

«UN LAVORO NON FACILE»
L’attività di indagine, confermano da comando provinciale dei Carabinieri, non è stato facile anche a causa  della impossibilità di ricevere utili informazioni da parte della vittima che, a causa del trauma subito, non è stata in grado di riferire elementi sui quali poggiare l’attività investigativa iniziale.
Le indagini sono state avviate immediatamente, anche in assenza di querela, formalizzata e proposta nei giorni successivi alla vicenda. Una minuziosa opera di repertamento effettuata durante diversi sopralluoghi, una celere verifica dei campioni biologici, grazie alla professionalità ed alla disponibilità del personale del Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma, che hanno lavorato, data la delicatezza della vicenda, anche oltre l’orario di lavoro, e le testimonianze, tante, raccolte ed ordinate per ricostruire una vicenda dai contorni assolutamente drammatici, ha consentito ai militari dell’Arma di presentare al pubblico ministero David Mancini un quadro organico ed una ricostruzione storica ben articolata e dettagliatamente descritta.
Secondo gli inquirenti a compiere la violenza sarebbe stata «un’unica persona, favorita dalle particolari condizioni di luogo e di tempo e dalla impossibilità della vittima di reagire».
Proprio questi elementi hanno indotto l’Autorità giudiziaria ad ipotizzare oltre all’accusa di violenza sessuale aggravata, il più grave reato di tentato omicidio, derivante dal rischio cui la vittima, abbandonata in una pozza di sangue ed a temperature rigidissime sarebbe stata deliberatamente esposta.
Alle medesime conclusioni, concordando con le ipotesi investigative formulate dai carabinieri e condivise dall’autorità giudiziaria inquirente, è giunto il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti  del giovane.
Per il presunto autore dello stupro si sono spalancate le porte del Carcere, dove il giovane è stato accompagnato, messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria alla quale dovrà rispondere per i reati dei quali è stato accusato.

GLI AMICI ESCONO DI SCENA
Mai iscritti nel registro degli indagati, escono definitivamente di scena i due amici e la ragazza, con i quali l’accusato aveva trascorso la serata in discoteca, per i quali è stata accertata l’assoluta estraneità ai fatti.
In base a quanto accertato dai militari dell’Arma è stato possibile ricostruire con precisione l’alberatura cronologica dei fatti.

LA DINAMICA
Secondo quando ricostruito dagli inquirenti intorno alle 00.20 la vittima ed una amica si recano in discoteca. Dopo alcuni minuti trascorsi all’ingresso le due ragazze entrano nella sala da ballo e si siedono a chiacchierare con alcuni conoscenti e consumando da bere; consumano da bere e poi si recano a ballare. Poco dopo, nella stessa sala entra il sospettato in compagnia degli amici. Due di questi si allontaneranno in macchina di li a poco per ritornare al locale solo a serata terminata. I due amici si mettono a ballare proprio vicino alle due amiche. La presenza di tutti delle ragazze è documentata da una serie di immagini scattate dal fotografo che fa servizio nel corso delle serate. Verso le 02.20 circa la vittima e l’amica decidono di fare un giro per la discoteca. Proprio in questa circostanza una delle due perde il cellulare, ne scaturisce una ricerca affannosa (anche questa documentata dalle telefonate fatte da un’amica sull’utenza del telefono smarrito dell’amica nel tentativo di sentirlo suonare) che coinvolge anche parte del personale di servizio che ricorda e descrive bene le due ragazze delle quali, taluno, evidenzia una forse eccessiva euforia. Poco dopo le 03.00 una delle due ragazze, spazientita dalla perdita dell’apparecchio decide di andare via per prendere l’autobus.
L’altra resta sola e va a ballare. Proprio in questo momento è documentato da più persone l’incontro con il sospettato. I testimoni raccontano di parole scambiate tra i due, forse qualche tenerezza, e poi dell’allontanamento dei due dal locale e della ragazza che addirittura appare camminare a fatica. L’amico resterà, solo, in discoteca per tutto il tempo.
Circa dieci minuti dopo il sospettato è nuovamente in discoteca, ma questa volta è sporco di sangue e non c’è più alcuna traccia della ragazza che, sarà soccorsa fuori dal proprietario del locale e soccorsa dagli uomini della sicurezza, priva di conoscenza in una pozza di sangue e con un quadro clinico che consiglia al personale del pronto soccorso l’immediato accompagnamento in ospedale, ove sarà sottoposta ad intervento chirurgico urgente. Proprio l’aver visto i ragazzi insieme induce gli addetti alla sicurezza a trattenere il sospettato sino all’arrivo dei Carabinieri, chiedendo chiarimenti sull’accaduto ad un interlocutore che si è trincerato di volta in volta dietro risposte di comodo.
Adesso sarà all’autorità giudiziaria che il sospettato dovrà chiarire l’accaduto.