GIALLO CON ESPOSTO

Vasto, centrale a biomasse. Alinovi (Codici): «imprenditori minacciati»

Un vero e proprio giallo sulle parole dette in pubblico. E arriva la smentita

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Vasto, centrale a biomasse. Alinovi (Codici): «imprenditori minacciati»
VASTO. «Alcuni imprenditori hanno denunciato di aver subito minacce e pressioni da membri di Confindustria che li avrebbero invitati a non partecipare ad incontri contrari alla centrale a biomasse a Punta Penne».

A dirlo sono Stefano Moretti Aia (Associazione Antimafia) e Riccardo Alinovi portavoce di Codici Vasto che hanno chiesto alla Procura ed alla direzione investigativa antimafia, di verificare la portata delle affermazioni uscite fuori nel corso di un incontro di ieri e se vi siano infiltrazioni della criminalità organizzata nella realizzazione dell’impianto a biomasse. Si tratt di un vero e proprio esposto inviato questa mattina a L'Aquila che chiede verifiche e certezze, possibilimente di stabilire la verità dei fatti che al momento è abbastanza controversa.
Infatti dai diretti interessati arriva una smentita, anzi mezza e si smorzano i toni: «nessuna minaccia, si è trattato solo di “un invito a riflettere”».

«STILE MAFIOSO»
Stefano Moretti e Riccardo Alinovi non hanno dubbi: «nell’incontro di ieri, a Punta Penne (hanno partecipato Wwf, Legambiente, ambientalisti per parlare della centrale), alcuni dei presenti (contrari all’impianto) avrebbero raccontato di minacce, intimidazioni, pressioni subite da imprenditori (favorevoli alla centrale) appartenenti a Confindustria, durante un meeting avvenuto tempo fa».
«Lo hanno detto pubblicamente non posso far finta di non aver sentito», commenta Riccardo Alinovi, «sono volati termini come "pressioni", "minacce", “inviti” a non partecipare ad incontri contro la centrale. E’ un fatto grave perché questi atteggiamenti, definiti nel corso dell’incontro di stile mafioso, sono paurosi e lasciano senza parole. Si stanno ammazzando pure tra imprenditori: c’è chi non vuole la centrale e chi per soldi la sostiene».
Stefano Moretti, dà manforte ad Alinovi, definendo Vasto una «città dimenticata da Dio e dall’uomo», conferma il clima teso durante l’incontro di ieri ma non si sbottona sui nomi.
«I nomi di chi ha fatto le minacce », dice, «sono usciti fuori ieri ma li riferirò in Procura. La cosa grave non è chi ha detto o chi non ha detto. Il solo fatto che si parli di minacce in stile mafioso è di per sé grave. La decapitazione dei vertici della camorra ed il forte accerchiamento alla ‘ndrangheta stanno spingendo le organizzazioni criminali a delocalizzare i loro investimenti e Vasto è nel loro mirino».
A dimostrare le mire della malavita organizzata su Vasto sarebbero, secondo Moretti, l’ultima operazione antidroga messa in campo dal Procuratore Francesco Prete e le dichiarazioni del Presidente della Commissione Antimafia che ha definito l’Abruzzo Regione sotto attacco e terreno fertile per la criminalità organizzata.

«UN’INVITO A RIFLETTERE»
Del tutto diversa è la versione dei diretti interessati, gli imprenditori Carlo Tessitore e Filippo Molino, presenti all’incontro di ieri. I due hanno chiarito di riferirsi al meeting tra comitati ambientalisti e Assindustria in cui sarebbero volate minacce ma loro oggi, contattati da PrimaDaNoi.it, smorzano i toni.
«Nel corso dell’incontro nella foga si sono alzati un po’ i toni», dice Molino, «ma nessuna minaccia o invito a non partecipare o pressioni di alcun tipo. Qualcuno avrebbe solo rivolto “un’invito a riflettere”. Anzi c è perfetta armonia tra noi ed Assindustria Vasto. Non diciamo no agli industriali».
«Quello che ci divide dagli industriali», precisa Molino, «è la localizzazione della centrale, per il resto siamo d’accordo su tutto. Noi non vogliamo che l’impianto ad alto rischio ambientale sia sito in località Punta Penne, chiediamo di modificare la destinazione d’uso dell’agglomerato in Punta Penne in area artigianale e commerciale cosa peraltro prevista dalla variante al piano territoriale del consorzio».
Marirosa Barbieri