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Centrale Idroelettrica di Gessopalena: «non si può costruire perché manca l’acqua»

I dati della Regione lo provano: manca la “materia prima”

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Centrale Idroelettrica di Gessopalena: «non si può costruire perché manca l’acqua»
GESSOPALENA. Per far funzionare la centrale mancherebbe infatti la materia prima, cioè l’acqua. E se così è, come sembra dai documenti della Regione, allora sono molte le domande che si affastellano oltre quelle già emerse e sulle quali vi sono state risposte non sempre univoche.


C’è il rischio di costruire dunque una centrale… nel deserto? E quale sarebbe il vantaggio? Per chi?
Si fa sempre più chiaro il quadro della polemica sulla centrale idroelettrica che si vorrebbe costruire sul fiume Aventino, in territorio di Gessopalena, e che trova la fiera opposizione di molti residenti della zona, Civitella Messer Raimondo in primis. Un’opposizione che viene scambiata per il solito “no a prescindere” degli ambientalisti più irriducibili e che invece poggia su dati ufficiali incontrovertibili.
La Regione ha concesso al Comune di Gessopalena di derivare dal fiume Aventino, per fini idroelettrici, una portata massima di 5.750 l/s, con una portata media di prelievo di 3.000 l/s. Il fiume in quel punto ha una portata media mensile di 4.323 l/s, misurata dalla stazione idrometrica n 1079 di “Aventino a Vicenne”, cioè proprio vicino alla localizzazione della centrale.
I rilievi mensili di portata sono:
 

Mese

Portata rilevata l/s

Derivazione concessa l/s

Differenza fra rilevata e concessa

Derivazione media concessa

Differenza fra rilevata e media concessa

gennaio

4.750

        5.750

-1.000

      3.000

     1.750

febbraio

4.755

        5.750

-995

      3.000

     1.755

marzo

6.355

        5.750

605

      3.000

     3.355

aprile

6.615

        5.750

865

      3.000

     3.615

maggio

5.238

        5.750

-512

      3.000

     2.238

giugno

4.380

        5.750

-1.370

      3.000

     1.380

luglio

3.471

        5.750

-2.279

      3.000

        471

agosto

2.711

        5.750

-3.039

      3.000

-       289

settembre

2.548

        5.750

-3.202

      3.000

-       452

ottobre

2.541

        5.750

-3.209

      3.000

-       459

novembre

3.744

        5.750

-2.006

      3.000

        744

dicembre

4.768

        5.750

-982

      3.000

     1.768


La tabella di raffronto evidenzia che la derivazione massima concessa di 5.750 l/s per ben 10 mesi su 12 all’anno non avrebbe acqua a sufficienza per essere soddisfatta. Anche la concessione media di 3.000 l/s non riuscirebbe ad essere soddisfatta per 3 mesi all’anno, mentre nei restanti mesi resterebbe per 2 mesi una portata inferiore a 1.000 l/s e per 7 mesi su 12 residuerebbe una portata inferiore a 3.000 l/s. Il che significa difficoltà di funzionamento per la centrale e fiume ridotto ad un rigagnolo e comunque in sofferenza, pur con la restituzione dell’acqua in località Mulino Tozzi, immediatamente prima del lago Sant’Angelo, più noto come lago di Casoli.
C’è poi tutto il versante ambientale del problema con un fiume che diventa un’altra cosa, con flora e fauna che sparisce o si modifica. Insomma il bilancio costi/benefici pare per ora squilibrato.
Secondo la convenzione firmata dalla Regione, tutta la giostra farà incassare un canone annuo onnicomprensivo di 14 mila euro. Come dire: l’Abruzzo affitta un fiume al prezzo di un’utilitaria.