L'AQUILA

Provveditore Santariga non andava scarcerato

Il Riesame dà ragione all’accusa: il funzionario torna ai domiciliari

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Provveditore Santariga non andava scarcerato
L’AQUILA. Giancarlo Santariga, provveditore delle opere pubbliche arrestato esattamente un mese fa non doveva essere scarcerato.

Il Tribunale del Riesame dell'Aquila ha, infatti, disposto nuovamente gli arresti domiciliari per il provveditore rimesso in libertà dopo l’interrogatorio di garanzia dal gip Roberto Ferrari. Il giudice in questione aveva sostituito il titolare dell’inchiesta Marco Billi (assente in quei giorni per problemi personali) e dopo aver ascoltato l’indagato aveva firmato il suo ritorno in libertà. Ma a quella decisione si è opposto il pm David Mancini parlando di decisione «abnorme» riferendosi proprio a quella che era stata presa dal gip Ferrari, che aveva sconfessato di fatto l'operato delle Fiamme gialle dell'Aquila e lo stesso Gip collega
E adesso i giudici di secondo grado gli hanno dato ragione. Santariga, 54 anni di Tagliacozzo, non doveva essere rimesso in libertà.
Secondo quanto emerso nel corso delle indagini il funzionario avrebbe abusato della sua carica di alto dirigente dei lavori pubblici per indurre un imprenditore edile a farsi mettere a disposizione un'autovettura con relativo carburante.
Le indagini portate avanti dagli uomini della Finanza avevano permesso di riscontrare anche un altro fatto: all'interno di documenti riguardanti alcuni lavori pubblici da effettuare, era stata predisposta una generica clausola in base alla quale la ditta aggiudicataria dell'appalto si sarebbe impegnata a fornire un'autovettura con finalità riconducibili alla specifica opera pubblica da realizzare. In realtà, ricostruisce la Procura, già nei primi mesi del 2009, molto prima della consegna dei lavori (che è avvenuta a febbraio 2010) , il dirigente avrebbe indotto l'aggiudicatario dell'appalto a noleggiare e pagare l'autovettura (che utilizzava in via esclusiva per motivi privati).
La sua scarcerazione aveva destato scalpore ed era arrivata a poche ore di distanza da un’altra ‘sconfessione’ eclatante. Lo stesso gip Ferrari aveva infatti rimesso in libertà anche Corrado Troiano (indagato nell’ambito dell’inchiesta Cyborg) sempre in sostituzione di Billi. Il gip annullando i domiciliari aveva sconfessato l’inchiesta sostenendo che non ci fossero «prova concrete» della partecipazione ad accordi illeciti per alterare il risultato di gare d'appalto.