L'INCHIESTA

Discarica Bussi, il Pm:«nessuna omissione del commissario Goio». Ambientalisti si oppongono: «l’Arta ha mentito»

Oggi udienza che vede indagato il commissario Goio per omissione

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Discarica Bussi, il Pm:«nessuna omissione del commissario Goio».  Ambientalisti si oppongono: «l’Arta ha mentito»
PESCARA. Nessuna omissione da parte del commissario Adriano Goio per la mancata messa in sicurezza della mega discarica di Bussi.

Lo sostiene la Procura de L'Aquila che nella udienza di questa mattina darà parere positivo per l'archiviazione. Le associazioni ambientaliste si oppongono.
Questa mattina, con l’avvocato Pierluigi Tosone, Bussiciriguarda sarà presente presso il Tribunale dell’Aquila in qualità di firmataria di un esposto protocollato quasi tre anni fa che evidenziava il presunto comportamento omissivo del commissario al disinquinamento dell'asta fluviale Aterno-Pescara. Secondo il pm «non sono emerse violazioni di legge utilizzate per procurare intenzionalmente vantaggi economici ingiusti ovvero per arrecare con dolo ad altri un danno ingiusto (né sono emersi motivi che lascino supporre il perseguimento da parte ma soprattutto non sono emersi falsi od omissioni). Anzi», sottolinea l’accusa, «dall'espletamento di apposita e laboriosa consulenza tecnica di ufficio è emersa l'assenza di profili omissivi che possano fondare -già sul piano materiale ancor prima che soggettivo- un'ipotesi di reato contro la pubblica amministrazione a carico dell'indagato».
Ma Bussiciriguarda contesta questa visione delle cose e ritiene, al contrario, che la notizia di reato non fosse infondata e che la condotta omissiva assunta dall’indagato abbia «contribuito ad aggravare il già rilevantissimo danno ambientale cagionato dalle discariche abusive rinvenute nel Comune di Bussi».
«Né la perizia effettuata dal consulente nominato dal pm», dicono dal comitato, «né la documentazione fornita dall’ufficio del Commissario straordinario risultano invero idonee a confutare tale tesi».
L’associazione chiede l’acquisizione di tutti i pareri e gli atti eventualmente emessi dall’Arta Abruzzo, dagli Enti locali competenti, dall’Asl, dall’Istituto Zooprofilattico sperimentale per Abruzzo-Molise in merito all’ emergenza.
Nella relazione all’opposizione redatta da Giovanni Damiani si dice espressamente che «risulta falso quanto dichiarato da persone non precisate nominalmente e dall’ex direttore generale dell’Arta, Gaetano Basti, che “la massa dei rifiuti dello spessore di circa 6 m non risultava essere a diretto contatto con la falda” , così come riportato a pagina 67 dal consulente tecnico d'ufficio. Altrettanto non accettabile è l’affermazione», va avanti la relazione all’opposizione, «riportata secondo la quale vi sarebbe “assenza di contatto tra i rifiuti e l’acqua di falda anche proveniente dal fiume Pescara”».
Le misure, infatti, spiega ancora Damiani, «inducono a ritenere l’esatto contrario: nella piena (non certo eccezionale) del fiume Pescara verificatasi in data 3 dicembre 2010, nel piezometro si è registrato un aumento del livello della falda che ha raggiunto 0,6m dal bocca pozzo e, quindi, soli 50 cm dal piano di calpestio. Ne consegue che falda e fiume sono collegati e che, quando cresce il livello del fiume, praticamente discarica è sommersa, anche se invisibilmente, in ipogeo, fino a pochi cm dal suolo».
«C’è da chiedersi», scrive ancora Damiani, «cosa mai accadrà quando si verificheranno piene consistenti o eccezionali…e quindi occorre rivedere anche le previsioni sulla alluvionabilità del sito».
Per l’esperto, inoltre, «la permeabilità della massa dei rifiuti alle acque di falda e alle infiltrazioni massicce laterali di acqua di fiume, significa che i veleni chimici disciolti continuano a diffondere nel ciclo dell’acqua – superficiale e di falda- nella Valpescara». E poi ancora «tanto più tempo passa e tanto più si continua a non considerare (o, peggio a negare ingiustificatamente) il fenomeno, e tanto più si continua a consentire che inquinanti persistenti, tossici e cancerogeni vadano ad accumularsi nell’ambiente»
«Sia con la diffida che con l’esposto successivo», spiega oggi Edvige Ricci, «il nostro obiettivo è di ottenere il risanamento del territorio: suolo, falde, fiume, mare, a cominciare dalla messa in sicurezza d’emergenza, come legge prescrive ( DLgs. 152/06) e come ha prescritto anche il Ministero dell’Ambiente nei 18 punti elencati nel Verbale della Conferenza dei Servizi dell’11 febbraio 2010. Punti ed interventi, ad oggi, assolutamente disattesi nella realizzazione del “capping” sul sito inquinato, attuato ( noi riteniamo anche per il pungolo della nostra diffida) solo a partire dal 24 novembre 2010, dopo ben 3 anni dal decreto d’urgenza del Governo».

a.l.