PESCARA

Bar Venezia, Cassazione: «le attività commerciali non dovevano essere dissequestrate»

Il ricorso era stato presentato dalla procura pescarese

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3437

Bar Venezia, Cassazione: «le attività commerciali non dovevano essere dissequestrate»
PESCARA. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento con cui il Tribunale del Riesame di Pescara ha dissequestrato i beni della famiglia Granatiero.


Le carte devono adesso tornare al Tribunale del Riesame che nei mesi scorsi aveva tolto i sigilli alla struttura.
Più che travagliata la storia giudiziaria delle attività commerciali riconducibili alla famiglia Granatiero: la lunga indagine durata oltre due anni è culminata con i clamorosi sequestri e l'accusa di riciclaggio poi cassata dal Riesame. Poi, l'altro ieri, nuovamente una decisione opposta alla prima.
Il Riesame aveva detto  a chiare lettere che l'inchiesta  non aveva dato indicazioni precise sulla "fonte" del denaro sporco che si presuppone si dovesse riciclare a Pescara con i bar e le altre attività commerciali.
Insomma il tribunale di secondo grado aveva detto che non c'erano prove che i Romito, la famiglia della mala pugliese, avessero commesso reati tali da giustificare ingenti somme di denaro sporco e per questo non si poteva accusare i Granatiero di averlo riciclato.
Il Riesame rimarcò tuttavia l'ingente somma in contanti utilizzata di frequente nella gestione delle attività; la cui provenienza rimane oscura ma fece notare come nel lungo periodo di intercettazioni telefoniche ed ambientali non era mai emerso riferimento diretto alle presunte attività illecite che sono state addebitate ai Romito e nemmeno al loro ruolo di finanziatori occulti.
Oggi un provvedimento pesante che sembra riportare l'ago della bilancia verso la procura di Pescara ed il suo teorema. Un procedere incerto che non snellisce la giustizia che chiedono prima di tutti gli indagati e che disorienta il cittadino comune.
Sta di fatto che ora la cassazione ha rispedito il fascicolo al tribunale del Riesame che dovrà seguire le indicaizoni della Suprema Corte (indicazioni che saranno pubblicate solo tra alcune settimane) e riformulare un nuovo provvedimento.
Quasi certamente il tribunale pescarese non potrà decidere nuovamente per il dissequestro ma con tutta probabilità scatteranno nuovamente i sigilli. Ma questo probabilmente tra almeno un anno.
Una cosa del genere era già successa nella inchiesta denominata Fangopoli quando il sequestro del depuratore di Pescara venne annullato dal Riesame e poi la Cassazione annullò... l'annullamento. Dopo più di un anno scattarono nuovamente i sigilli. 
Il sequestro, eseguito da polizia e guardia di finanza a carico dei Granatiero a metà settembre, aveva riguardato beni immobili e conti correnti per oltre 20 milioni di euro, tra cui alcuni noti e frequentatissimi locali del centro di Pescara. Il reato contestato era quello di riciclaggio.
Sebastiano Michele Granatiero e Pasquale Granatiero, dice il pm Gennaro Varone e conferma il gip Maria Michela Di Fine, avrebbero impiegato o fatto impiegare nelle varie attività del ramo della ristorazione denaro «di provenienza delittuosa». Soldi provento di attività riconducibile a Antonio Michele Romito e Mario Luciano Romito di Manfredonia.
Per fare questo avrebbero utilizzato «artifizi patrimoniali e contabili affinchè tale provenienza da delitto fosse dissimulata, ovvero risultasse come semplice ricavo di impresa». Ma la Procura sostiene che così in realtà non potesse essere e che i ricavi delle varie attività erano «ampiamente insufficienti» per consentire gli investimenti economici accertati.
L'indagine è stata chiusa qualche giorno fa e probabilmente dopo l'estate sarà fissata la prima udienza preliminare.