L'INCHIESTA

Inchiesta Powercrop: sequestrati gli atti della commissione regionale

Ecco che cosa è successo nelle commissioni sotto la lente della procura di L'Aquila

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Inchiesta Powercrop: sequestrati gli atti della commissione regionale
L'AQUILA. Si cerca di capire come è nata l'autorizzazione per la centrale Powercrop di Avezzano.


Tra i documenti che la procura di L'Aquila sta rastrellando ci sono anche i resoconti della seconda commissione consiliare in Consiglio regionale.
I carabinieri del Noe, coordinati dal comandante Florindo Basilico, hanno chiesto copie e file audio delle registrazioni di almeno un paio di sedute. E ripercorrendo la procedura amministrativa dell'impianto si scoprono incongruenze e fortissime contestazioni che hanno poi dato luogo anche a manifestazioni e contestazioni popolari
Sono così molte le istanze per rivedere la procedura di autorizzazione al progetto della Powercrop. Così sembra dai pareri espressi durante la seconda seduta della commissione consiliare del Consiglio regionale del 27 settembre 2011. Politici e tecnici sollevarono dubbi e perplessità. Prima fra tutti la mancanza di un sopralluogo da parte della commissione Via.
Sefora Inzaghi intervenuta nelle vesti di abitante di Borgo Incile sottolineò un aspetto che la lasciò molto perplessa nella fase di istruttoria. «Il sopralluogo», disse, «è una fase che nelle altre regioni di Italia avviene durante un procedimento di valutazione di impatto ambientale, nel caso della regione Abruzzo, invece una Commissione può dare sempre pareri positivi senza andare effettivamente in loco, senza vedere effettivamente cosa ha davanti, cioè in base a quali oggettività».
Ma non ci sarebbe stato bisogno di toccare con mano, si capisce dalle parole del tecnico Adriano Di Ventura, «la procedura di Via», spiegò, «prevede che, comunque, lo studio di impatto ambientale, che è quello su cui si basano poi le relazioni e si basa l’istruttoria e anche il giudizio del comitato viene giurato. I dati che noi esaminiamo, sono dati che noi dobbiamo prendere per certi, perché comunque sono giurati dal tecnico che li ha scritti, non è che facciamo il sopralluogo o meno, se lì ci dicono che ci sono questo tipo di emissioni, ci sono 800 viaggi al mese eccetera, trattandosi di una perizia giurata, quindi le notizie vengono fuori da una perizia giurata, noi dobbiamo prenderli per veri».

DATI INCOMPLETI
Un altro aspetto discusso in commissione riguardò la presunta incompletezza dei dati forniti dalla Powercrop. Il consigliere Gino Milano (Api) sollevò altri dubbi.
«Mi domando se è possibile fare controdeduzioni di quindici righe», disse riferendosi al rapporto che Powecrop aveva presentato alla Commissione Via, «e chiudere, un parere positivo, favorevole su un progetto così devastante su un territorio dell’Abruzzo. Con nota acquisita, la ditta interessata ci ha rimesso una serie di atti e da qui partono quindici righe: “Da tali controdeduzioni, si evince che, l’eventuale ricaduta all’interno di aree naturali protette, stimate attraverso lo sviluppo di modelli matematici, risultano essere nei limiti imposti dalla normativa vigente”». Per quanto riguarda il problema legato all’approvvigionamento delle biomasse, la ditta, secondo Milano, avrebbe provveduto ad incaricare una società specializzata, che non è nemmeno indicata e che attraverso uno studio ha stabilito quantità e qualità delle biomasse, che possono essere reperite in un bacino del raggio di 70 chilometri dall’impianto.

FIRMA FALSA?
Giuseppe Di Pangrazio (Pd) nella seduta del 3 novembre 2011, dichiarò «di avere una corposa documentazione dalla quale si evince probabilmente, che nella Commissione Via possa essere stata apposta firma falsa come parere da parte di un’autorità chiamata ad esprimere il proprio parere».
«E’ riportato anche nel ricorso presentato dalle amministrazioni comunali», disse, «viene allegato un parere ufficiale del Corpo Forestale dello Stato, nella persona del rappresentante legale, dove si esprime parere negativo; nei lavori del Comitato Via c’è un parere positivo espresso da una sigla che non si capisce né nome e né cognome».

IL NO DEI SINDACI
Alle anomalie riscontrate si uniscono i dubbi a lungo espressi dai sindaci di Avezzano e Luco Dei Marsi.
La Powercrop ha utilizzato come dati di riferimento per lo studio di impatto ambientale sull'atmosfera, i dati sull'inquinamento relativi all’unica campagna svolta nel 2007 a Ovindoli (una stazione sciistica a 1300 metri), area avulsa da quello che è il territorio interessato dalla centrale. Il territorio su cui dovrebbe sorgere l’impianto «è un po’ particolare», disse il sindaco di Avezzano, Antonio Floris, «perché è una conca, dove comunque per le caratteristiche che ha, ristagna l’aria, ristagnano i fumi, ristagna tutto quello che viene prodotto nei dintorni».
Floris poi espresse dubbi sulla materia prima (il legname) da bruciare nella centrale. «Non ce n’è abbastanza ad Avezzano e sicuramente proverrà da cippato prodotto in altre sedi e le altre sedi, ci tengo anche a dirlo perché sono il sindaco di Avezzano, tutte sono meno che il territorio di Avezzano, le altre sedi sono il reatino, le altre sedi sono la Provincia di Pescara se non sbaglio, le altre sedi sono altre sedi e non noi».
A confermarlo, secondo Floris, sarebbe anche un parere del Corpo Forestale dello Stato, elaborato da Guido Conti, allora Comandante del Corpo Forestale di Sulmona, che riguarda la centrale che si doveva costruire ad Anversa degli Abruzzi. In quel documento Conti diceva che nel territorio della Provincia de L’Aquila, ma addirittura andava oltre, non c’era legname sufficiente per poterla far funzionare, figuriamoci una centrale che sia molto più grande.
C’è poi il problema idrico: l’acqua già poca, poi rischia di ridursi ancora a danno dei contadini del Fucino.
Ma c’è un altro aspetto che desta l’attenzione del sindaco di Luco dei Marsi, Camillo Cherubini e riguarda i ritardi della pubblicazione del parere favorevole Via sul Bura.
Secondo l’architetto Patrizia Pisano spettava alla Powercrop pubblicare sul Bura l’autorizzazione ottenuta, cosa che però non si accingeva a fare.
«L’architetto Pisano», racconta Cherubini, «risponde che si sarebbe premurato con sollecitudine ad avvertire la PowerCrop, che avrebbe dovuto fare la pubblicazione sul Bura. Questo, perlomeno è strano dal nostro punto di vista, che l’ufficio regionale si preoccupi di avvertire la ditta privata che deve fare la pubblicazione sul Bura …».

«ABBIAMO TOPPATO»
Il presidente Ricciuti tirò le somme della seduta in commissione ed auspicò di chiudere definitivamente la partita con un no rispetto alla prosecuzione del progetto. La seduta si concluse con l’intenzione di preparare una risoluzione di sospensione per quanto riguarda l’iter procedurale.
«Oggi dobbiamo sapere come porre il paletto amministrativo», disse Ricciuti, «e definitivo rispetto a questa procedura, che evidentemente nella individuazione e non solo… del sito, ha toppato».
Non era d’accordo l’assessore all’ambiente Mauro Di Dalmazio che nella seduta del 3 novembre espresse dubbi sulla possibilità di rivedere la Via perché «bisogna attenersi alle fasi, l’iter ed il procedimento prevedono determinate fasi ed è in quelle fasi che poi si estrinsecano i pareri, le valutazioni e anche le posizioni di contrarietà». Dunque per esprimere un no bisogna arrivare dritti in Conferenza dei Servizi.
Solo più tardi il Consiglio regionale approverà la risoluzione urgente con cui verrà sospeso il procedimento di autorizzazione dell'impianto a biomasse Powercrop, con l'approvazione del documento il presidente della Giunta Gianni Chiodi e l'assessore Di Dalmazio, si impegnarono anche a chiedere una nuova valutazione ambientale e valutare l'ipotesi di predisporre una normativa che contempli il vincolo di rilascio di parere di Valutazione di Impatto Sanitario.
Marirosa Barbieri