RAPINO

Corte dei Conti condanna sindaco di Rapino, giunta e responsabile tecnico

L'amministrazione:«sentenza ingiusta, già pronto ricorso in appello»

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Rocco Cocciaglia

Rocco Cocciaglia

RAPINO. La Corte dei Conti condanna sindaco, Giunta e responsabile dell'ufficio tecnico di Rapino per aver causato un danno grave e non scusabile nell’aver stipulato la transazione con la società Mammarosa Funivie, per gli affitti dei terreni destinati a piste da sci sulla Maielletta.


Massima soddisfazione dei consiglieri di opposizione.
Secondo la Corte dei Conti, «il sindaco di Rapino Rocco Cocciaglia, il vicesindaco Andrea Oliva, gli assessori Sandrino Mascioli, Rosanna Mammarella, il dirigente esterno dell’ufficio tecnico Mario Santovito, sono responsabili di aver stipulato un accordo transattivo con la società Mammarosa delegandole con vincolo quarantennale, le scelte strategiche relative agli interventi di ammodernamento della stazione sciistica, con errore non scusabile, discostandosi da una precisa indicazione fornitagli in apposito parere legale, senza appropriata valutazione di tutti gli aspetti tecnici e di merito della questione, causando la perdita per il Comune di una chance favorevole il cui vantaggio è stimabile equitativamente in euro 25mila».
In poche parole il Comune, stringendo accordi con la società, non avrebbe tutelato gli interessi della collettività provocando danni alle casse. In particolare, secondo la Corte, «il dirigente dell’ufficio tecnico avrebbe del tutto omesso di esaminare i principali aspetti tecnici della questione, essendosi principalmente premurato di porre in evidenza i profili "di merito" estranei alle proprie competenze piuttosto che quelli "tecnici" su cui pronunciarsi».
Soddisfatti i Consiglieri di opposizione, Rocco Micucci, Rita Rosano, Rocco Pasquale, Antonio Cellucci, da sempre convinti che l’amministrazione comunale avesse preferito inspiegabilmente un solo e preciso imprenditore, a danno di altri imprenditori disposti ad investire per lo sviluppo del comprensorio sciistico e, soprattutto, degli interessi dell’intera comunità di Rapino.
Come se non bastasse, aggiungono: «il dirigente Santovito dell’Ufficio Tecnico, scelto senza alcuna selezione pubblica e in spregio alla professionalità già disponibile nell’organico del Comune (sul cui contratto si attendono le decisioni della Corte), non solo costa ai cittadini di Rapino ben 25.000 euro all’anno ma addirittura è stato ritenuto responsabile di non aver fatto il proprio dovere».
La vicenda è quella nota del contenzioso tra Comune di Rapino e la società Mammarosa per l’affitto dei terreni di proprietà del Comune destinati ad impianti da sci. La transazione stipulata tra Comune e società per la concessione dei terreni per un termine (40 anni), avrebbe visto prevalere gli interessi della Società Mammarosa, gestore degli impianti, rispetto a quelli dell’Ente non salvaguardando i diritti stabiliti dalle sentenze della Corte d’Appello, che aveva condannato la società a risarcire il Comune per gli anni in cui aveva usufruito dei terreni senza contratto.

«SENTENZA INGIUSTA»
IL sindaco e la giunta condannati si dicono però fiduciosi e si batteranno fino all’utlimo contro una sentenza che definiscono «ingiusta» tanto che hanno già  predisposto l’atto di appello. Sarebbe palese la «erroneità ed illogicità della sentenza» che, «dopo aver integralmente rigettato le principali ed infondate accuse mosse dalla Procura regionale su sollecitazione dei consiglieri di minoranza e dopo aver riconosciuto la oggettiva difficoltà delle “specifiche circostanze in cui l’accordo fu raggiunto” e la buona fede degli Amministratori e la loro “convinzione di bene operare nell’interesse della comunità”, li ha condannati per non aver indetto una procedura concorrenziale, che non è prevista dalla legge, che nessun paese del bacino sciistico ha mai previsto e che lo stesso Avvocato del Comune, scelto proprio dall’ex Sindaco Rocco Micucci, aveva espressamente ritenuto “non percorribile”».
Gli Amministratori del comune di Rapino «sono certi ed hanno fiducia che la Sezione Centrale della Corte dei Conti riformerà integralmente la sentenza di 1°grado, ristabilendo la verità dei fatti ed affermando l’assenza di qualsiasi loro responsabilità; il mancato raggiungimento dell’accordo con Mamma Rosa, infatti, avrebbe potuto provocare gravissimi danni alla comunità rapinese, con il rischio che i suoi cittadini venissero a subire le conseguenze di pesanti risarcimenti che le casse comunali non sarebbero state in grado di sostenere».