L'AQUILA

Stupro di Pizzoli, vicenda sempre più chiara. Vicina la svolta

I primi rilievi scientifici confermano il rapporto tra vittima e principale indiziato

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Stupro di Pizzoli, vicenda sempre più chiara. Vicina la svolta
L’AQUILA. Sono emerse alcune incongruenze tra i racconti dei quattro indagati; sono arrivate le prime conferme dagli esami biologici; sono stati effettuati esami approfonditi anche sull’auto dei giovani; la memoria inizia ad affiorare su quei terribili momenti.

La storia dello stupro di Pizzoli davanti alla discoteca Guernica sembra chiarirsi sempre più e quella poca nebbia delle prime ore sta via via sparendo. Fin da subito è stato fermato un ragazzo, un giovane di 21 anni, militare in ferma breve nel 33 reggimento dell’Aquila, di origine avellinese, con i pantaloni ancora non perfettamente a posto, una mano sporca di sangue. Tutti i sospetti si sono concentrati subito su di lui anche perchè al primo interrogatorio ha prima negato e poi ammesso il rapporto ma non la violenza. Potrebbe essere stato questo il primo errore del giovane campano che, da quanto trapela, solo dopo essere stato messo alle strette avrebbe deciso ri raccontare parzialmente l'accaduto.
Ora i contorni di quella fotografia che risulta ancora sfuocata vanno definendosi anche perchè i Ris, il reparto scientifico dei carabinieri, avrebbe già appurato in prima battuta che le tracce biologiche trovate sul ragazzo sono proprio della giovane vittima, una ragazza originaria di Tivoli e universitaria a L'Aquila. Dunque una conferma alle parole del giovane, principale indiziato, e poi formalmente indagato insieme ad altre tre persone. Si tratta di suoi due amici, entrambi militari, uno campano e l’altro aquilano, ed una ragazza. Impossibile per ora capire i loro ruoli che pare non siano del tutto estranei, forse spettatori, forse piantoni per controllare che no arrivasse nessuno.
Il pm David Mancini ha deciso di iscriverli nel registro degli indagati proprio in seguito al loro ascolto poiché i racconti forniti non sono sembrati del tutto genuini e concordanti tra di loro. Questo infatti ha reso necessario un secondo ascolto dei militari avvenuto ieri. 
Intanto sono terminati anche i rilievi sull’auto dei giovani e non si esclude nemmeno che possa essere avvenuta proprio lì la violenza, sebbene fonti investigative ieri negassero dal momento che non vi sono segni di trascinamento sulla neve, lì dove la ragazza è stata ritrovata svenuta e sanguinanete.
I carabinieri che due giorni fa avevano sequestrato l’auto, ieri l’hanno già dissequestrata poiché come si legge nel provvedimento non vi sono più ragioni per trattenere il mezzo avendo espletato tutti gli esami.
Bisognerà capire se gli investigatori riusciranno a trovare la corrispondenza  biologica delle tracce pure rinvenute all'interno dell'abitacolo con i profili biologici dei ragazzi o della vittima. Ieri dai Ris, invece, le prime conferme dei resti biologici della vittima sulla camicia del militare, sul pantalone e anche su un braccialetto dell'uomo.
Resta da capire cosa hanno raccontato i ragazzi al pm e come hanno giustificato le profonde lesioni alla ragazza di Tivoli. La giovane è ancora in ospedale e sotto shock e non riesce ancora a parlare di quella tragica notte.
Già perché la violenza è stata «brutale» e le ferite lo provano, tanto che si è parlato di «ferite non compatibili con un normale rapporto sessuale». Il che significherebbe che potrebbe essere stato utilizzato un oggetto che tra l’altro gli investigatori stanno cercando e che non avrebbero ancora trovato. Su questi aspetti si sarebbero concentrate le domande del Pm.
Le indagini sembrano procedere spedite e non si escludono nuovi sviluppi che potrebbero giungere dagli esami effettuati o dal racconto della vittima.
Dal punto di vista investigativo il suo racconto è fondamentale e potrebbe inchiodare definitivamente i quattro indagati. La ragazza al momento è ancora provata psicologicamente anche se fisicamente il suo decorso viene giudicato buono dai medici.
E ben presto, quando i medici lo permetteranno, i militari potrebbero parlare con la ragazza di Tivoli e chiederle cosa è davvero successo quella notte, potrebbero anche sottoporle le foto dei quattro indagati per avere conferme o smentite. A quel punto ci sarebbe ben poco da fare soprattutto se le risultanze investigative dovessero combaciare perfettamente con il racconto.
Intanto ieri sono trapelate le prime parole della vittima che avrebbe parlato con la mamma, la quale ne avrebbe parlato poi con l’avvocato difensore, il quale lo avrebbe a sua volta riferito ai carabinieri che indagano.
«Ho capito che potevo morire. Quelli mi volevano uccidere» avrebbe detto la ragazza ricoverata al San Salvatore de L’Aquila. L'uso della parola 'quelli' confermerebbe dunque una violenza operata da più persone. L'avvocato Enrico Maria Gallinaro che assiste la ragazza ha parlato di «orribile vicenda che l'ha fatta diventare un oggetto. La natura e la gravita' delle lesioni riportate dalla giovane rendono il quadro indiziario estremamente grave. La mia assistita», ha detto, «e' stata abbandonata semi nuda e gravemente ferita, alle tre del mattino, in un parcheggio, nella neve e nel ghiaccio. E' stato un miracolo che si sia riuscita a salvare».