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Vasto, processo Acquedotto delle Luci. Anche il Comune si costituisce parte civile

Nuove rilevazioni ed acquisizioni

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La costruzione realizzata

La costruzione realizzata

VASTO. L’associazione Italia Nostra si è costituita parte civile al’udienza del 14 febbraio nel processo contro gli imputati per la distruzione di uno dei pozzi dell’Acquedotto Romano delle Luci, a Vasto.


Anche il Comune di Vasto si è costituito parte civile. Non potrà farlo Porta Nuova Vasto perché non legittimata. Intanto spuntano nuove acquisizioni e rilievi sull’opera. Gli ultimi rilievi sull’acquedotto romano, distrutto lungo via San Michele per far spazio ad una costruzione edilizia, hanno portato alla luce interessanti risvolti. A dirlo è l’associazione Italia Nostra.
L’acquedotto, segnala l’associazione, sembra perfettamente funzionante in alcuni tratti che traggono acqua dal sottosuolo e la trasportano per centinaia di metri, fornendo risorse idriche per alcuni orti privati, anche se è chiaro il danneggiamento di lunghi tratti del suo percorso a causa della costruzione di edifici e strade, così come alcuni passaggi sono privi di qualsiasi tutela, poiché non riportati nella cartografia dei vincoli archeologici del Piano regolatore del Comune di Vasto. Nel caso specifico, invece, il pozzo distrutto nel 2007 lungo via San Michele si troverebbe in uno dei segmenti vincolati, così come riportato nel PRG del Comune di Vasto.
L’Acquedotto Romano delle Luci è un’ antica opera di ingegneria idraulica romana. Fino al 1956 ha alimentato parte del centro storico di Vasto. L’acquedotto si riconosce in superficie grazie alla presenza di pozzi che collegano il condotto con il piano di campagna. Questi pozzi, chiamati anche “luci”, hanno consentito in origine la costruzione dell’acquedotto e sono stati usati nei secoli per ispezionarlo e curarne la manutenzione.
Negli ultimi tempi alcuni di essi sono stati distrutti e minacciati dall’espansione edilizia com’è accaduto alla fine di agosto del 2007 lungo via San Michele. Una costruzione autorizzata regolarmente dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, ha distrutto uno dei pozzi.
Portanuova Vasto si è a lungo battuta per tutelare l’acquedotto romano con vari interventi e segnalando al Comune ed alla Soprintendenza alcune incongruenze evidenti tra la realtà dei fatti e quanto riportato negli strumenti di tutela territoriale.
Oggi Italia Nostra che è scesa in campo accanto a Porta Nuova Vasto saluta con soddisfazione l’iniziativa del Comune di Vasto di costituirsi come parte civile al processo, tramite il difensore Nicolino Zaccaria.
«Un gesto che si spera derivi dalla volontà del sindaco Lapenna di farsi interprete dell’interesse pubblico», dice l’associazione, «nel rivendicare il diritto di proprietà sull’Acquedotto Romano delle Luci da parte dell’Ente da lui rappresentato e di tutelare gli interessi di tutti i vastesi, chiedendo all’autorità giudiziaria il risarcimento per il danno arrecato alla comunità locale da parte dei colpevoli».