PESCARA

Bottino da 100 mila euro in banca: arrestati i due «professionisti delle rapine»

Il colpo messo a segno lo scorso novembre a Pescara in viale Marconi

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 Bottino da 100 mila euro in banca: arrestati i due «professionisti delle rapine»
PESCARA. Rapinatori di professione, pluripregiudicati. Uno dei due era evaso dai domiciliari per rapinare la banca pescarese.

La Squadra Mobile di Pescara diretta da Pierfrancesco Muriana, in collaborazione con la Squadra Mobile e i Carabinieri di Palermo, hanno arrestato questa mattina due persone. L’accusa è quella di rapina aggravata. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip di Pescara Luca De Ninis su richiesta del pm Valentina D’Agostino.
In manette sono finiti Fabio Machi, 26 anni di Palermo, pluripregiudicato, sorvegliato speciale di pubblica sicurezza e Giovanni Amodeo, 29 anni, anche lui pluripregiudicato di Palermo.
I due sono accusati di aver commesso la rapina dello scorso 8 novembre in danno della filiale pescarese della Banca Popolare di Puglia e Basilicata di via Marconi, che aveva fruttato un ingente bottino. Quella mattina, infatti, due individui a volto scoperto avevano atteso l'arrivo del direttore e, dopo averlo avvicinato fingendo di dover chiedere informazioni, lo avevano costretto a entrare nell'istituto di credito, minacciandolo con una pistola. Una volta all'interno della banca, i rapinatori avevano atteso l'arrivo di un altro impiegato e del vice direttore, facendosi consegnare da quest’ultimo la chiave della cassaforte. I due avevano poi aspettato per circa mezz’ora che scattasse il meccanismo a tempo per aprirla, impadronendosi del denaro che vi era custodito, circa 105 mila euro in contanti, scartando la mazzetta-civetta e tralasciando alcuni sacchi di monete, evidentemente ritenuti troppo pesanti.
Addirittura i due malviventi, denotando particolare sangue freddo e spavalderia, prima di uscire dall’istituto di credito, avevano anche simulato un saluto cordiale, stringendo la mano del direttore, per non insospettire i clienti che erano in attesa dell’apertura in strada.
Dato che i banditi si erano espressi con un marcato accento siciliano, gli investigatori della Mobile, dopo aver acquisito le immagini girate dell'impianto di videosorveglianza, hanno deciso di inviare ai comandi di Polizia e Carabinieri di Palermo e Catania, alcuni fotogrammi delle registrazioni, diffondendole anche ai mezzi di informazione.
Tale strategia si è rivelata vincente, in quanto ha consentito di arrivare all’identificazione dei banditi, poi riconosciuti da tutti i testimoni. I due arrestati, nonostante la giovane età, sono da considerare indubbiamente «socialmente pericolosi», confermano dalla questura pescarese, «in quanto censiti negli archivi di polizia come “rapinatori di professione”, già riconosciuti responsabili di altre rapine su tutto il territorio nazionale (con una particolare “predilezione” verso gli uffici postali)».
Inoltre Machì è sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, mentre Amodeo si trovava già ristretto dallo scorso mese di dicembre presso il carcere Ucciardone di Palermo per essere evaso dagli arresti domiciliari. Infatti, è proprio durante la sua latitanza che è stata commessa la rapina in questione.