IL CASO

Conti disastrati del Comune, a Chieti c’erano già stati allarmi inascoltati

Qualcuno aveva posto domande e chiesto risposte senza però sortire effetti

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Umberto Di Primio

Umberto Di Primio

CHIETI. E’ lungo l’elenco delle criticità riscontrate dagli Ispettori del Ministero dell’Economia nei conti del Comune di Chieti sui rendiconti per il periodo 2006/2010 e sui bilanci di previsione 2006/2011.

Concentrarle tutte è difficile ma l'immagine che emerge dal dipinto ministeriale è che al Comune regnano il disordine nelle spese, la confusione “su chi decide cosa”, la mancanza di controlli, l’incomunicabilità tra organi politici e macchina amministrativa. Ci sono, invece, piccoli centri di potere occulto che gestiscono riscossioni e pagamenti in modo autonomo, ma con gravi conseguenze sulla stabilità dei conti. Ma ci volevano gli ispettori ministeriali per chiarire in modo ufficiale che così non va? Allarmi mirati sugli stessi, identici rilievi formulati nella relazione ci sono stati, eccome. Ma sono rimasti inascoltati. L’ultimo allarme in ordine di tempo risale al settembre dello scorso anno, quando gli ispettori se ne erano appena andati. L’Udc infatti presentò un emendamento al bilancio 2010 in cui si chiedeva di rispettare le indicazioni dei Revisori dei conti, che erano stati molto critici sulla redazione del documento contabile. L’emendamento, presentato da Alessandro Giardinelli, capogruppo Udc e firmato da tutti i consiglieri di maggioranza, fece infuriare il sindaco che uscì al momento del voto (ci furono 31 favorevoli). Ma in quell’occasione l’Udc votò a favore del consuntivo, per evitare la crisi dell’amministrazione. Insomma l’Udc aveva fatto proprio l’allarme già lanciato dai Revisori dei conti, che però furono accusati di utilizzare due pesi e due misure, nel senso che la maggioranza di centrodestra giudicò eccessivo il loro rigore mentre precedentemente con il centrosinistra sarebbero stati più “buoni”. La polemica servì allora per nascondere il vero problema: cioè intervenire alla radice della spesa per evitare che centri di pagamento autonomi minassero la stabilità dei conti. Infatti se chi amministra non ha il controllo della spesa, si deve aspettare qualche sorpresa. Come è avvenuto. Ma le polemiche non furono solo quelle. Prima di queste scaramucce, c’era stato l’attacco sulla qualità dei bilanci dell’amministrazione Ricci, secondo un cliché ormai consumato e bipartisan che addossa ai predecessori tutte le colpe di quello che non va, in questo caso del pericolo dissesto per il Comune. All’epoca però l’ex sindaco rispose con due documenti che smentivano le accuse: la delibera della Corte dei conti, arrivata in Comune il 28 dicembre 2009 e la memoria di cinque pagine firmata da Franco Rispoli, dirigente della gestione delle risorse finanziarie del Comune. La Corte dei Conti, esaminato il bilancio di previsione 2009, “esaminati gli atti e constatata, alla stregua delle attestazioni rese, l’insussistenza di gravi irregolarità tali da giustificare una specifica pronuncia al Consiglio comunale” e richiamò comunque “l’attenzione sul finanziamento dei debiti fuori bilancio ancora non riconosciuti dal Consiglio e altre passività potenziali probabili.” Franco Rispoli, a precisa richiesta sullo stato delle finanze comunali, rispose il 20 gennaio 2010 che “fermo restando che la situazione finanziaria del Comune di Chieti risulta essere stata nel tempo sostanzialmente sana ed in equilibrio economico-finanziario”, sarebbe stato meglio, invece di tante polemiche, “ragionare su possibili azioni fisiologiche di miglioramento” della gestione del Comune, piuttosto che rincorrere “la visione di grave dissesto finanziario.” Questa la storia, che però è il passato. Oggi si pone il problema di capire se la gestione Di Primio accetterà i consigli degli ispettori ministeriali e procederà alla “pulizia” del Bilancio, all’aumento della capacità di riscossione del Comune ed al controllo della spesa.
Sebastiano Calella
MIN. ECONOMIA Relazione Comune Di Chieti