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Sanitopoli. Cordoma in aula conferma: «non sapevo cosa significasse Sdo»

Ascoltato come testimone in qualità di membro della commissione di controllo della Regione

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Pasquale Cordoma

Pasquale Cordoma

PESCARA. Giornata lunga ieri per l’udienza del processo Sanitopoli per presunte tangenti nella sanità in Abruzzo.

Dopo le polemiche innescate da una piccata risposta dell’ex procuratore della Repubblica, Nicola Trifuoggi, sulla tempesta mediatica scatenata a favore dell’imputato Ottaviano Del Turco, è seguita l’ulteriore grandinata di dichiarazioni del principale accusatore del mondo politico Abruzzese degli ultimi 10 anni, Vincenzo Angelini, ex patron di Villa Pini.
Nel pomeriggio è stato ascoltato in aula anche l’attuale sindaco di Montesilvano Pasquale Cordoma chiamato a testimoniare sulle modalità di controllo della casa di cura Villa Pini. La clinica privata, secondo quanto confermato dalla inchiesta penale, avrebbe raggiunto livelli di ricoveri sproporzionati con schede di dimissioni spesso incoerenti. A conti fatti è come se nei reparti vi fossero 3 o 4 pazienti per letto: questo emergeva dalle carte che poi venivano presentate alla Regione che in base ai dati elargiva i rimborsi per il servizio sanitario svolto in convenzione. Rimborsi per milioni di euro.

RICOVERI INAPPROPRIATI E RIMBORSI GONFIATI
Secondo il pool di magistrati Trifuoggi, Bellelli e Di Florio, tuttavia per un periodo Villa Pini è stata coperta dai controlli della Regione ed ha potuto lucrare milioni di euro grazie a questo metodo ed ai controlli talmente blandi da essere inefficaci. Ed infatti nessun controllo fece emergere i livelli incredibili di inappropriatezza dei ricoveri o delle cifre gonfiate. Un metodo, dunque, cui nessuno si è mai accorto e che né dirigenti né amministratori pubblici hanno mai denunciato agevolando di gran lunga il fiume di denaro dalle casse pubbliche che poi hanno contribuito a generare la voragine del debito della sanità.
In questo contesto verso la metà degli anni 2000, più precisamente dal 2005 per un paio di anni, furono nominati alcuni componenti delle commissioni ispettive che avevano il compito di controllare la regolarità delle carte presentate dalle cliniche, controlli ordinati dalla Regione che in questo modo provava a tutelarsi. Tuttavia dall’inchiesta è emerso che a controllare erano persone non propriamente ferrate, né sulla materia sanitaria né sul metodo di pagamento della Regione alle cliniche.
Gli inquirenti hanno così potuto riscontrare diverse irregolarità nella redazione dei verbali e addirittura firme false oltre a date apposte presumibilmente in un tempo successivo. A presiedere la Commissione ispettiva permanente c'era appunto l'attuale sindaco di Montesilvano, Pasquale Cordoma (medico), insieme alla dottoressa Elisabetta Di Natale, dottoressa sì ma in Lettere e, dunque, piuttosto a digiuno sui concetti basilari che interessano la regolarità dei ricoveri. A sovraintendere le commissioni c'era il Nucleo operativo centrale che annoverava tra i suoi componenti il dirigente Pierluigi Cosenza, imputato ed impegnato nella certificazione di documenti fondamentali per le operazioni finanziarie, era lui che verbalmente assegnava i compiti alle commissioni ispettive. Le verifiche di competenza nei confronti delle società del gruppo Villa Pini furono, dunque, fatte da Pasquale Cordoma ed Elisabetta Di Natale.

«NON SAPEVO COSA FOSSE UNA ‘SDO’»
Entrambi già in fase di inchiesta hanno ammesso la loro scarsa preparazione tecnica in materia mentre lo stesso Cordoma ascoltato dagli uomini della guardia di finanza nel 2007 ammise di non conoscere nemmeno il significato di “Sdo” cioè le schede dimissioni ospedaliere, vale a dire proprio quelle schede che permettevano alle cliniche di ottenere rimborsi truccati.
Ieri pomeriggio, per più di mezz’ora, l’attuale sindaco ha confermato tutto quanto già dichiarato e ne ha approfittato per difendersi accusando i giornali per averlo fatto passare per «ignorante».
Cordoma ha comunque confermato i suoi contatti con il dirigente regionale Cosenza il quale era colui che dava le indicazioni su cosa controllare ponendo attenzione soprattutto alla durata dei ricoveri e l’attuale sindaco di Montesilvano ha chiarito senza timore di non aver saputo all’epoca come venisse pagata la casa di cura di cui non aveva alcuna informazione specifica o tecnica che riguardasse la materia e la disciplina dei rimborsi «di cui non so nulla», ha detto. In pratica confermando ancora una volta che il suo compito era quello di «controllare le cartelle cliniche».
«E vero non so cosa sono le Sdo, non sapevo cosa fosse quando sono stato sentito… sono passato per ignorante ma questo acronimo non lo conoscevo e non sapevo che stesse per “scheda di dimissioni ospedaliera”». Cordoma ha poi confermato anche la circostanza che la moglie lavorava per Vila Pini come medico così come non ha riconosciuto alcune sue firme sui verbali di ispezioni. Verbali che dunque sarebbero stati falsificati.
La procura ha poi fatto rilevare come la percentuale delle cartelle da controllare fosse davvero minima rispetto al monte complessivo e che quelle da controllare venivano fatte trovare in una stanza, cioè sarebbero state scelte dalla stessa proprietà -riconducibile all’epoca ad Angelini - che doveva essere controllata. Alcune cartelle cliniche poi sarebbero state scartate dai controlli e ieri il sindaco lo ha confermato sostenendo che in quel caso le cartelle non erano «congrue» e per questo accantonate.

Di recente l'argomento è tornato di attualità poichè il Pd (che è opposizione a Montesilvano) si è domandato per quali ragioni il sindaco non fosse stato mai indagato per qusti fatti.
Sta di fatto che Cordoma –come ha ribadito ieri- non gradì affatto che il verbale delle sue testimonianze -finito dentro l’ordinanza di arresto di quasi 400 pagine- venne pubblicato da alcuni giornali tra cui PrimaDaNoi.it che, da solo, ebbe il privilegio di essere querelato per questo articolo che riportava precisamente ogni singola parola del medico-testimone.