IL CASO

Uccise la madre, tenta suicidio in carcere. «Ricoverato: è grave»

Sappe: «serve ispezione nel carcere»

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  Uccise la madre, tenta suicidio in carcere. «Ricoverato: è grave»
PESCARA. L’avvocato non risparmia accuse ai giudici che non avrebbero raccolto i segnali di allarme negli ultimi mesi.


A settembre scorso Valentino ha ucciso la sua mamma  Maria Teresa Di Giamberadino, 55 anni, in casa. Il giovane l’ha prima aggredita a calci e pugni e poi l'ha accoltellata. Al momento dell’arresto la confessione, senza troppi giri di parole e il racconto di amici e familiari che non hanno nascosto i problemi psichiatrici del giovane.
Da ieri mattina il giovane di Manoppello è ricoverato in gravi condizioni presso l’Ospedale di Teramo, come riferisce il suo legale di fiducia. «Era ancora recluso», racconta il suo avvocato Isidoro Malandra, «nonostante le reiterate richieste di questa difesa di disporre misure alternative al carcere. L’ultima istanza, che comprendeva la richiesta di perizia volta ad accertare la pericolosità Di Nunzio, è stata depositata il 12 dicembre scorso ed è stata rigettata dal Gip Gianluca Sarandrea, forte del parere negativo del pm Campochiaro».
Malandra non risparmia critiche e parla di «grave errore commesso dai magistrati pescaresi» confermato dal fatto che è stata la stessa direzione del Carcere di Teramo a presentare due istanze di trasferimento, la prima l’8 febbraio e la seconda il 9 febbraio, motivate dall’incompatibilità delle condizioni di salute del ragazzo, affetto da una grave malattia mentale accertata anche dai sanitari penitenziari, con la custodia in carcere.
«Il ragazzo aveva manifestato propositi suicidi e rifiutava i farmaci già dall’otto febbraio scorso», racconta ancora Malandra. «Né il sottoscritto né i famigliari sono stati informati dei fatti è così solo nella tarda serata di ieri abbiamo scoperto quello che è accaduto». Di Nunzio ha messo in pratica un tentativo, riuscito, di autolesionismo e si è procurato una grave lesione del midollo spinale. Sarà lo stesso Primario del Reparto di Neurochirurgia di Teramo ad effettuare un intervento chirurgico il prossimo sabato.
«L’istanza formulata dalla Direzione del Carcere di Teramo è sul tavolo del gip e, a questo punto, ogni decisione che sarà assunta si dimostrerà gravemente tardiva», denuncia Malandra.
«La certezza con cui il pm e il gip», contesta ancora il legale, «hanno ritenuto non sussistere alcun problema in merito alla capacità di intendere e di volere del Di Nunzio e l’evidente mancata comprensione della gravità della patologia da cui il Di Nunzio è affetto, hanno condotto a questo dolorosissimo esito, che infligge ulteriore danni a chi ha già subito la grave perdita della Signora Maria Teresa Di Berardino e di certo non rende giustizia a nessuno».
Il pm ha inoltre chiesto il giudizio immediato e cioè che il processo si svolga senza ulteriori indagini e saltando l’udienza preliminare: «si impedisce alla difesa di poter richiedere integrazioni probatorie in fase di indagini e soprattutto di insistere sulla richiesta di perizia psichiatrica», commenta ancora Malandra. «Insomma il pm è certo di poter dimostrare la totale capacità di intendere e di volere del Di Nunzio. Buon senso avrebbe voluto che, dinanzi al semplice dubbio, fosse lo stesso pm a disporre una perizia psichiatrica. Buona amministrazione della giustizia avrebbe voluto che nel frattempo si disponesse la richiesta perizia sulla pericolosità del Di Nunzio e sulla compatibilità con il regime carcerario. Invece è successo ciò che era ampiamente prevedibile: la malattia ha provocato delle crisi cui la struttura carceraria, per sua stessa ammissione, non poteva far fronte e a nulla sono valse le misure di prevenzione che si dice siano state adottate».

SAPPE: «410 DETENUTI IN UN CARCERE CHE PUO’ OSPITARNE 240»
Il Sappe, sindacato di polizia, non entra nel merito della polemica tra il legale del detenuto Di Nunzio e la Procura pescarese, su questioni giuridiche, se fosse compatibile o meno con il carcere e sul fatto che si sia trattato di un tentativo di suicidio o di un tragico episodio, però «non può sottacere sul fatto, che  l’istituto teramano potrebbe ospitare 240 detenuti invece ne ospita 410, di questi, oltre 300 soffrono di problemi psichiatrici  e di salute con difficile gestione, scaricati a Teramo per il solo fatto che vi è il servizio di guardia medica h 24 è una psichiatra per alcune ore la settimana».
«A nullo e valso il nostro grido d’allarme lanciato in merito il 10 febbraio scorso ai vertici dell’Amministrazione penitenziaria abruzzese e nazionale», denuncia il sindacato, «sul fatto che non ci sono le condizioni necessarie per far fronte anche a questa criticità, perché non ci sono le strutture, i mezzi, gli spazi e soprattutto le risorse umane ed economiche. Ora , a seguito di questo gravissimo episodio, auspichiamo, una presa di coscienza, e che a Teramo, non assegnino più detenuti con  gravi problemi sanitari».
Il Sappe invita il senatore Ignazio Marino, membro della Commissione igiene e sanità e presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale e tutte le altre Autorità competenti,  a sincerarsi personalmente sulla questione e se il carcere teramano è idoneo ad ospitare detenuti con gravi patologie sanitarie.